Lorenzo Leoni.
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L'ASSEDIO. I GIORNI DI AFRODITE.
Le Bande Nere all'assedio di Firenze.
Parte 1.
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2019. Edizioni Jolly Roger, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Coinvolti nei febbrili preparativi per rincombente guerra, i soldati delle Bande Nere non possono sottrarsi alle vicende della citt. La lotta con gli spietati e manipolativi avversari dei pagani  ormai inevitabile, ma occorre che tutti si muovano con estrema cautela per non trasformare Firenze in un lago di sangue. La disciplina dei figli di Marte  messa a dura prova dal contatto con i loro affetti e la tentazione della vita urbana; la Compagnia deve stringere i denti per non perdere uomini dai propri ranghi prima ancora che spari il primo cannone.
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L'AUTORE.
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Lorenzo Leoni, proveniendo da studi tutt'altro che storico-letterari e avendo un curriculum lavorativo come tanti,  non ha mai risparmiato di perseguire le proprie passioni culturali. Lettore in primo luogo, cultore della buona cucina, appassionato e praticante di scherma antica, rievocatore storico: queste sono le occupazioni che maggiormente hanno formato lo scrittore di questo romanzo. Uno scettico spirito di curiosit per la nostra storia lo ha portato a prendere in mano non i libri di storia, ma il materiale di studio originale, per spogliare da secoli di celebrazione e storiografia scorretta i fatti quotidiani di un tempo ormai remoto, pur con la consapevolezza di essere un ricercatore laico che deve appoggiarsi ad ogni passo sulle spalle dei professionisti.
Dopo l'incoraggiante esordio nel 2018 con L'ultima impresa delle Bande Nere eccolo imbarcarsi in un progetto letterario di maggior respiro e ambizione.
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L'ASSEDIO. I GIORNI DI AFRODITE.
Le Bande Nere all'assedio di Firenze.
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A Firenze:
patria di genti sanguigne e faziose, che pure sanno mettersi sotto stesso stendardo.
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29 Novembre 2019 Sera, Ruderi dell'Arcovada.
Di una prefazione all'opera che contenga i migliori lumi su di essa.
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Scrivere la prefazione al proprio lavoro  sempre un compito non banale. Il pi grande rischio  che il lettore salti direttamente queste poche pagine alla ricerca del "vero" principio della vicenda, giustamente impaziente di entrare nell'avventura.
Intanto, gi ho fatto inganno principiando a scrivere come fosse un capitolo come gli altri, in modo che la grande scritta al centro della testata non vi spaventasse; ora, prima che vi destiate alla coscienza e scorriate oltre, mi devo ingegnare a trattenervi dicendo che queste pagine saranno poche, che non saranno vergate con pedissequa e soporifera accademia, ma soprattutto che saranno davvero importanti per farvi godere al meglio tutte le altre cinquecento.
Questo  un "secondo volume".
L'ambizione primeva era di creare un libro che, per quanto naturale seguito delle vicende di un altro, fosse anche in grado di stare in piedi tutto da solo, poter esser preso da un ignaro lettore, aperto, goduto e chiuso con la soddisfazione di un'opera compiuta.
Tuttavia, come un genitore trova faticoso ripetere ogni passo pedagogico per il suo secondo figlio, non ho voluto rincominciare pedantemente impostando le locuzioni di base, ambientando e tratteggiando per fingere che questo non sia figlio dello stesso proposito; cos questo frugoletto non ha potuto camminare con le proprie gambe senza imitare le movenze del primogenito a meno di non sacrificare l'opportunit di salire sulle spalle del lavoro gi fatto per raggiungere scopi pi alti nel poco spazio di queste pagine.
Per cui, se non avete gi letto "L'Assedio, i giorni di Minerva", fatelo prima di aprire il primo capitolo di questo, ch non vi verranno fatti sconti.
Che differenza c' tra un "secondo" volume e un libro a s stante?
Chiaramente la vicenda ha un filo conduttore unico, un arco narrativo inclusivo che si lancia ambiziosamente oltre lo scopo di ogni singolo volume; ci sono eventi che nascono e si concludono nelle poche pagine di un singolo libro, ma ci sono soprattutto personaggi che vivono la propria
vicenda, il proprio viaggio, attraverso il mutare di pi copertine, sostenendo il nostro interesse a lungo.
Un romanzo unico, nel senso che non ha prequel n se-quel, ha l'arduo compito di presentarsi, inquadrare il mondo in cui si svolge, delineare ogni personaggio, accompagnare la vicenda al suo apice e alla sua conclusione nelle poche pagine che l'editore gli concede per vivere. Un compito non banale.
Trasformare un volume di una narrazione di ampio respiro, quale vuole essere questo, in un libro a s stante significa inciampare nel peccato tipico della letteratura commerciale d'oltreoceano: lo Spiegone.
Lo Spiegone  il male incarnato in carta e inchiostro.  una perdita di tempo immane per lo scrittore, per l'editore e per il lettore, che offende l'intelligenza di noi tutti.
Vuol dire dover spendere intere pagine a ridescrivere ogni personaggio gi conosciuto, ogni palcoscenico gi calcato, ogni strumento insolito gi visto, ricapitolando le "puntate precedenti" per nient'altro che l'illusione che quello non sia il secondo o il terzo volume di una vicenda che il lettore non ha seguito dall'inizio.
Da lettore, ho in uggia queste pagine di ridondanza narrativa: mi pare di sentire una vocina dietro lo schienale della sedia che mi fa: Ti ricordi chi  Mario? Te lo dico lo stesso:  il figlio della Pina, fratello di Giuseppe, quello con la mano strana perch da piccini hanno giocato con un istrice nella casa dello zio Alfonso di Nocera Inferiore e si  ferito quando... cos a pagine intere, che si moltiplicano all'intrecciarsi della vicenda e al sovrapporsi dei volumi.
 un po' come un mutuo, per alla rovescia: vuoi leggere
una vicenda lunga, ma c' da pagare degli interessi sotto forma di ricapitolazioni periodiche; il primo libro  quasi tutto narrato, con qualche Spiegone su cose indispensabili a conoscere il contesto e i personaggi, ci sta; il secondo volume compone l'Interspiegone (l'interesse composto dello Spiegone) assommando agli Spiegoni del primo, che vanno ripresi per contestualizzare, gli Spiegoni su quello che  successo nel frattempo; il terzo libro continua l'accumulazione dell'Interspiegone: anche se qualcuno  morto o uscito di trama (ma comunque un cenno ogni tanto ci vuole, no?) vanno ripresi gli Spiegoni fondamentali, ripercorse le vicende del primo e anche quelle del secondo volume. Arrivati al quarto volume si inizia a capire che ogni cento pagine avremo un trenta pagine di Spiegoni, di lettere blaterate probabilmente copia-incollate dai capitoli precedenti senza nemmeno pi un poco di revisione, mentre la nostra storia arrancher come un nuotatore esausto per farsi spazio prima che la terza di copertina la condanni a un nuovo capitolo di Spiegoni ricapitolativi.
L'ultimo libro  un virtuoso riassunto di tutto il resto, coronato da una frase di morale a effetto.
Personalmente, da autore, non voglio scrivere niente che abbia questa forma.
Voglio prendermi arrogantemente il lusso di riprendere da dove vi posso aver lasciato come se ci fossimo presi una pausa di cinque minuti per il caff, contando di avervi appassionati abbastanza da aver lasciato vivido il ricordo e l'aspettativa, che siate in grado di ricollegare personaggi e vicende con pochi accenni, oppure abbastanza abili da andarvi
a rivedere tre paragrafi ogni tanto per togliervi un dubbio.
Questo non solo mi permette di sfrondare tutti gli interessi dello Spiegone e alleggerire la narrazione, ma mi lascia tante pagine in pi per portare avanti quello che veramente mi preme di condividere, di raccontare.
Non voglio fare fanservice.
Non mi fraintendete: vi voglio bene, sinceramente.
Non potrebbe essere altrimenti, se no non starei a scrivere per farmi leggere ma terrei queste mie fantasie per il mio sollazzo personale, lasciandole in bozze grezze, se mai in bozze e non solo nel mondo delle idee.
Tuttavia, non mi voglio adattare al feedback di voi lettori per indirizzare il mio scrivere: tutte le vicende che andrete a vivere in questo libro fanno parte di un mondo che in qualche modo gi esiste, che io mi limito a descrivere cercando le parole migliori per raccontare, ma che non cambier per quanto sforzo possiamo tutti noi fare per piegarlo ai nostri desideri.
Mi sembrerebbe di tradire una missione, se mutassi intenti, ritmo, contenuti e, soprattutto, esito di queste vicende per il timore di scontentare qualcuno.
Il maestro d'arme Antonio Manciolino, nel 1525 scriveva che l'arte necessita di tre cose: reverenza, fede e compenso
Non vi chiedo reverenza per me, ma per questa storia che mi sforzo di restituirvi in parole.
Vi chiedo fiducia, ch se io traggo piacere nello scrivere, sono sicuro che voi ne troverete nel leggere.
Purtroppo, il vile compenso del denaro  quello che ci consente di proseguire in questo viaggio insieme.
Veniamo al sodo, per: cosa c' in questo libro.
Non ripeto quello che ho gi detto nella prefazione de "i giorni di Minerva", sarebbe uno Spiegone.
Eventualmente prendete in mano quel volume e dateci un'occhiata (sarebbe un caso unico di prefazione letta addirittura due volte).
La citt ribollente di attivit  un palcoscenico terribilmente ingombro di dettagli da descrivere con la linearit del discorso.
Immaginate una metropoli che non cessa per un attimo la propria vita quotidiana ma che al contempo si prepara per un evento gravissimo quale  la guerra.
L'attivit ordinaria, i mercati, il lavoro quotidiano di decine di migliaia di persone, si affiancano alle opere straordinarie di fortificazione, agli addestramenti delle milizie, alle prediche dei monaci che sostengono il morale del popolo di fronte all'incombenza dell'assedio.
C' una partecipazione straordinaria da parte di tutti alla vita politica. Chiunque ascolta le notizie, le commenta, fa propri gli umori della citt e contribuisce come mai prima di allora a formare un tessuto sociale ipersensibile, pronto a entrare in subbuglio al minimo stimolo.
Firenze  sempre stata una citt faziosa. Guelfi e Ghibellini, nobili e artigiani, popolo minuto e popolo crasso. Nostro, dei fiorentini,  il detto "non avere Arte n Parte": sta a significare che ogni uomo deve far parte di un'Arte (le corporazioni degli artigiani) o di una Parte (nobili
Guelfi o Ghibellini) per contare qualche cosa e non essere relegato all'irrilevanza.
Inevitabilmente questa faziosit sfocia in rivalit anche violente, in linciaggi e risse, nell'arroccarsi ciascuno nelle proprie casetorri contro i nemici che abitano di l dalla stessa strada.
Ma la grande forza di questi fiorentini rissosi e mai contenti  sempre stata il sapersi unire come nessun altro di fronte al nemico esterno.
Nei giorni dell'Assedio le cronache ci raccontano di atti eroici perpetrati da ogni genere di persone, dal cavaliere al bracciante, in un clima di fratellanza inaudito.
In questo contesto, le vicende che vado a raccontarvi si intrecciano con i fatti storicamente acclarati, sfiorandosi in una danza continua.
Solitamente, il romanziere storico deve camminare con i piedi di piombo, effettuare una ricerca puntuale e approfondita, individuare quali siano i paletti inamovibili e quali gli spazi entro i quali muovere pi liberamente la propria penna. L'impressione risultante , in generale, quella di una sommatoria zero: per quanto il romanzo possa viaggiare in iperboli epiche, il mondo come lo conosciamo non ne pu venir alterato, pena l'uscita di categoria e la trasmigrazione sullo scaffale del fantasy-ucronico.
Chiaramente ho l'ambizione di tenerci ancorati al genere, di schivare il bollino del racconto fantastico (senza nulla togliere al genere che personalmente amo), di restare nel contesto di una storia che  nostra ed  fondante della nostra identit; tuttavia voglio mostrarvi una visione diversa da quella accademica, una interpretazione un poco meno
cauta di quello che "poteva essere", che mi consente anche di avere gli strumenti per toccare altre tematiche rispetto a quelle convenzionali.
Pertanto vi invito a lasciarvi trascinare via dalla corrente prepotente di Arno in questo scenario in cui il cristianesimo non  l'unico modo di vedere il mondo, in cui ci sono luoghi segreti che oggi non riuscireste a ritrovare (forse proprio perch sono segreti) e in cui personaggi di un'altra epoca vivono emozioni ordinarie secondo canoni morali diversi dai nostri, il tutto con fiducia nel fatto che ancora stiamo a parlare di storia, di dettagli verosimili, di eventi possibili.
La ricerca non manca. Studiando quello che riesco per scendere nei dettagli, ho compreso sempre di pi a cosa serva una laurea in lettere, che non possiedo: c' una professionalit non banale nella ricerca; appurare un singolo dettaglio riguardo a un contesto antico  un lavoro duro di umile riscontro di centinaia di fonti.
La metodologia di questa ricerca non pu essere improvvisata, ma va appresa in anni di formazione. Nutrendomi dei frutti di queste persone incredibili che questo lavoro l'hanno fatto a beneficio di tutti, posso dedicare il mio tempo a restituire i desunti in termini narrativi, dando il fiato della vita alle mie pagine.
Le poche volte che mi metto a fare del "lavoro di gambe", leggendo e confrontando le fonti alla ricerca di un toponimo o un'espressione, mi ritrovo sperso per ore con il naso negli scritti, applicando quei quattro princpi che so mettere in fila per non vagare a vuoto e maturando sempre
pi una giusta ammirazione per chi ha scelto la sottostimata carriera del ricercatore umanistico.
Al contempo, camminare per le vie della Firenze del 1529  un'esperienza virtuale esaltante. Sospesa tra medioevo e modernit, la citt di quei giorni non  la semplice trasposizione di quella odierna, per quanto si possa restare sorpresi dalle decine di dettagli che gi erano quotidianit per gli uomini di quei giorni.
Non vi era traccia di quella magnificenza medicea che sarebbe divenuta realt nell'arco di pochi decenni, la pietra bruna e il macigno dominavano gran parte delle architetture pubbliche, i quartieri miserabili del porto erano contigui agli spazi ariosi della Signoria.
Per contro, la funzionalit urbana non aveva nulla da invidiare alla nostra contemporaneit, i cantieri erano una costante che significava innovazione e rinnovamento, le vie principali erano arterie di commercio severamente regolamentate per un traffico lucroso e quotidiano, le mille magistrature funzionavano come una burocrazia ben oliata nella gestione di ogni dettaglio sociale e contabile.
Una nota finale sulla braveria.
Quella del Bravo  una figura di memoria manzoniana per tutti noi che abbiamo avuto un'educazione scolastica in Italia, ma in pochi sanno chi fossero realmente questi personaggi.
La parola  di derivazione spagnola, adottata in Italia con la possibile declinazione dispregiativa di Bravaccio. Sta certamente a significare "coraggioso" nel senso di spregiudicato.
Il fenomeno della braveria, attualmente argomento di studio accademico nel mondo degli storici, si origina proprio nel primo '500 per il mutarsi dell'arte militare e delle modalit di leva.
Fino a pochi anni prima, diciamo la fine del XV secolo senza voler essere pedantemente esatti, la guerra veniva combattuta dalla classe militare di origine medioevale, con il supporto di leve popolari non addestrate. I nobili, i bellatores, che la feudale scolastica sulla societ tripartita ci ha insegnato a conoscere, erano gli unici che avessero accesso non solo alle armi ma soprattutto all'addestramento necessario per fare del combattere un vero e proprio mestiere. A piccoli eserciti di cavalieri si affiancavano torme di popolani, male armati e male addestrati, con il compito di fare massa e occupare con il semplice numero zone del campo di battaglia attorno alle quali i nobili potevano manovrare.
Chiaramente questa  una generalizzazione con molte eccezioni ed eccellenze che vanno dagli arcieri gallesi alle osti comunali, ma di fatto queste formazioni non potevano rivaleggiare con l'addestramento di chi della guerra faceva una professione.
Fin dalla guerra dei Cento Anni, poi, queste Condotte di cavalieri scorrevano l'Europa in cerca dell'occasione per mettere a frutto le proprie abilit, fomentando conflitti e facendosi pagare per combatterli. Situazione, questa, che ha dato origine al costume delle compagnie mercenarie che sono divenute la norma per fare la guerra in Italia a cavallo tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo.
Tuttavia, le esigenze della guerra moderna richiedevano
di poter mettere in campo unit sempre pi numerose di uomini addestrati, facendo ritornare in auge la fanteria nel suo ruolo di "Regina della Battaglia"; i rampolli delle nobili casate, addestrati fin da piccoli a combattere, restavano un numero esiguo, mentre torme di elveti e lanzichenecchi sciamavano come cavallette dal nord. La nuova realt era, dunque, una leva dal basso, nella quale si arruolavano uomini provenienti da qualunque strato sociale per rinfoltire i ranghi di eserciti che andavano a diventare veramente numerosi.
Questi uomini venivano addestrati in seno al proprio esercito, ingaggiati per alcuni anni, equipaggiati dagli arruolatori o muniti di paghe sufficienti ad essere investite in armi e corazze, ma alla fine tornavano alla vita civile.
Nato, per esempio, contadino, un soldato che aveva imparato a combattere (un privilegio che i suoi nonni non avrebbero nemmeno immaginato), che aveva vissuto fianco a fianco a giovani nobili animati da tutt'altri costumi, non si adattava facilmente a tornare a zappare il campo, anzi, desiderava continuare a fare una vita avventurosa e violenta che lo ponesse al di sopra della massa timorosa dei lavoratori. Tuttavia, non essendo di nobile estrazione gli era preclusa l'entrata in quella societ cui appartenevano i soldati di professione accanto ai quali aveva combattuto.
Si era, quindi, costituita una societ parallela, la braveria appunto.
Questi personaggi mantenevano l'uso di vestirsi da militari e di portare le lame, non si degnavano di tornare a lavori manuali ma si vendevano come mercenari, guardie
del corpo, milizie private ma, meglio ancora, mettevano su giri malavitosi, massimamente nella prostituzione e nel gioco d'azzardo, che difendevano con la loro matura abilit al combattimento. Avevano anche sviluppato un loro codice di onore e orgoglio, per il quale solevano scendere a duello in steccati clandestini appositamente mantenuti e tollerati dalle autorit.
Quindi non era inusuale che in una citt ricca risiedessero decine di Bravi: ex soldati ancora giovani e abili che vivevano di taglieggiamenti e prostituzione, prevaricando la piccola criminalit con la semplice esperienza marziale che si portavano dietro dal campo di battaglia.
N era detto che fossero dei poco di buono, come tutti gli uomini, solamente dei personaggi iconici e sopra le righe, che gettavano timore nel cuore dei cittadini e trepidazione in quello delle fanciulle.
Vi lascio, alfine, alla lettura.
Che vi sia gradevole almeno quanto mi  stato lo scrivere.
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6 Settembre 1529. Giorno, sotterranei di Firenze.
Di come si tratti con i prigionieri nell'oscurit.
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Ce la fai? la voce di Grosso rimbombava nell'oscurit deserta.
Te pensa a reggere il lume, rintuzz Orso con voce rotta, io penso a farcela.
Sono almeno due costole rotte. Almeno non sputi sangue.
Le guarderemo dopo. Ora non ho tempo per quello.
Orso non si era nemmeno tolto la spessa deel di seta imbottita che lo aveva salvato dall'agguato notturno. Sporco, sudato, ferito ed esausto, non si era dato requie, aveva preso con s il cerusico, un poco di attrezzatura e stava tornando dove aveva lasciato il suo prigioniero.
Eccolo. indic alfine appoggiandosi a una cantonata di antichi mattoni e concedendosi di riprendere il fiato.
Grosso si accost un poco illuminando il prigioniero con la lucerna. L'uomo vestiva un saio nero e bianco da frate predicatore; era legato stretto e imbavagliato. Si agitava come un ossesso, come se volesse liberarsi dai legacci per distruggere la fiamma che gli offendeva la vista con il suo bagliore.
Come diamine hai fatto a portarlo fin quaggi? Quando me lo hai detto, credevo fosse un omettino, uno di quegli assassini piccoli e furtivi, fastidiosi come sorcetti; questo  un ragazzone grande e grosso.
Orso alz le spalle, gesto che gli cost uno spasmo doloroso, Che ne so? Ero posseduto dal fervore della battaglia; non ho pensato a nulla, solo a legarlo e trascinarlo gi dalla scala.
Fortuna che eri vicino.
Mi ha colto praticamente sulla soglia del passaggio; sfortuna per lui che ha avuto la peggio.
Poche ciance, allora. Reggi qui, ch mi tocca il lavoro pesante.
Orso prese la lucerna e la borsa di Grosso, lasciandolo libero di gestire il peso del prigioniero.
Questi, tutt'altro che collaborativo, dovette essere portato a spalla dal cerusico per i meandri dei sotterranei mentre continuava ad agitarsi smanioso. Esperti di quel mondo ipogeo, calcarono antichi pavimenti, passarono sotto basse volte che un tempo lontano erano porte di camere e sale bagnate dalla luce del sole, salirono e scesero gradini consunti, non mancando mai di verificare i segni che li rassicuravano sulla direzione e sull'uso di quei passaggi.
Dopo una mezza ora di cammino giunsero a una porta
di legno, decisamente pi moderna della muratura che alloggiava i suoi cardini, attraverso la quale entrarono in un ambiente senza altre uscite, ampio diversi passi in ogni direzione sebbene dal soffitto basso.
Grosso pos il proprio carico scalciante senza tante cerimonie, mentre il suo capitano si appoggiava allo stipite per prendere fiato dal dolore. Sei sicuro? Non lo facciamo fuori e via?
Sicuro, Grosso.  un nemico sconfitto, un prigioniero: noi non ammazziamo i prigionieri.
Se non c' un motivo valido. eccep l'altro, Credo sia inutile fargli tante domande. Questi stronzi sono dei fanatici del cazzo: si farebbero ammazzare prima di darci un indizio decente.
Orso si controll evitando di fare spallucce: Sono un sognatore: magari questa volta ce la facciamo a scucirgli qualche pettegolezzo prima che crepi. Fai il tuo lavoro, cerusico, dimmi cosa ha in corpo.
Grosso prese a perquisire il prigioniero. Sotto la tonaca vestiva come un soldato, con braghe e scarpe, ma soprattutto portava un giubbone di lino spesso, imbottito di crine; il tutto lo faceva sembrare pi robusto di quanto non fosse gi.
E ci credo che sono duri da ammazzare, questi qua! Se speri di trovare la ciccia con una stoccatella sotto il panno della tonaca ti sbagli di grosso.
Me ne sono accorto, combattono spavaldi e si fanno parecchio sotto; ma non credo sia solo per il giubbone, sai? Questi figli di puttana non hanno mica paura come la gente normale.
Grosso frugava il prigioniero con le mani del cerusico, tastandogli i lati del collo, valutando l'aspetto degli occhi, della bocca, l'odore dell'alito, il calore della pelle e tutti i segni che solo gli iniziati di Esculapio sapevano interpretare.
Questo  gonfio di roba fino agli occhi. sentenzi alla fine, Non ne caveremo una parola coerente. Fai conto che sia il pi fedele dei fanatici. Nemmeno la tortura servirebbe a qualcosa, temo.
Che cosa gli danno?
E che ne so io? Di certo usano l'atropo, guarda gli occhi. Ora gli sta passando un po' l'effetto, ma vedi le pupille come sono dilatate anche davanti alla fiamma?
Ma non  velenoso, l'atropo?
Se lo prendi nel cibo s, parecchio, ma ho letto di certi unguenti da mettere sugli occhi che non sono cos nocivi. Certo, alla lunga ti ammazza anche cos o ti fa diventare cieco.
Bella merda!
Proprio, ma c' di sicuro dell'altro. Roba che questi prendono per scacciare la paura e obbedire senza esitazione.
Dici che usino l'Erba del Levante?
Nah! Quella ti rincoglionisce. Certo, non senti il dolore quando sei fatto di quella merda, ma non sarebbero cos combattivi.
E allora?
E allora, e allora! Orso, ci sono decine di droghe e pharmaci che potrebbero essere usati da questi assassini. Potrei aprirgli le viscere per guardare se da dentro si capisce meglio.
Lo voglio vivo.
Vedi? Cos impedisci il progresso della filosofia medica. scherz Grosso.
Possiamo dargli qualche rimedio, qualche pozione per combattere il veleno che ha in corpo?
Non ho alcun balsamo miracoloso, almeno, nessuno che possa compiere il prodigio che ti aspetti te. Per... Grosso si fece pensieroso.
Cosa?
Ho sentito dire che la maggior parte di quei veleni ci mettono settimane a corrompere l'animo di un uomo, tanto che si radicano in profondit e crescono come un demone fino a possederlo; tuttavia si nutrono di se stessi, dello stesso veleno di cui sono fatti.
Per cui, dici che possiamo affamare questo demone per indurlo ad abbandonare il corpo?
Al tempo. Se ci vogliono settimane perch il veleno divenga demone, ci possono volere altre settimane per vederlo crepare di fame. Nel frattempo non so se questo ragazzone si ammazzerebbe da solo o cosa.
Orso si accost al prigioniero che pareva aver finito le energie e non si agitava pi come prima, limitandosi a fissarli con occhi folli, il respiro affannato che gli dilatava le narici.
Questi sono cristiani, anche senza la tonaca e tutto il resto.
E allora?
Allora non si ammazzer da solo, che per i cristiani 
una cosa proibita.
Il loro dio non vuole che muoiano?
Pare che il loro dio decida lui quando devono morire e che a loro sia proibito uccidere o uccidersi.
Ma questi ceffi ammazzano la gente.
S, ma solo quando gli viene comandato dai loro sacerdoti, che certo parlano con il loro dio e ricevono istruzioni.
Mi pare un po' comodo.
Quello che sia, stai certo che questo da solo non si ammazzer. Vero, stronzetto? gli chiese direttamente liberandolo dal bavaglio.
Il prigioniero avvi a latrare immediatamente: Siete finiti, spacciati, il giudizio sta calando su di voi gettandovi nella fossa fiammeggiante. Non c' scampo e redenzione per voi pagani peccatori!
Lo prendo per un s. fece Orso tornando a imbavagliare il prigioniero per non sentire quel delirio.
Quindi? Che ci vuoi fare?
Voglio provare a spurgarlo, a liberarlo da questo demone e vedere se l'uomo che ne  prigioniero ci possa rivelare qualcosa di utile.
Agli ordini, capitano. Non credere che ce la caveremo in una notte.
Non lo pretendo, ma sacrificher a Esculapio per averne il favore.
Sempre un uomo saggio. Ora lasciamolo qui, ch non scappa, e torniamo al campo, ch ho da controllare un paio di costole rotte, sperando che sia solo quello.
Poca roba, non ti dar pensiero.
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6 Settembre 1529. Sera, Sotterranei di Firenze.
Di come un buon cerusico si prenda cura di un paziente difficile.
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Sul far della sera, Grosso torn dal prigioniero con Marcio e Malanima, portando tutta l'attrezzatura che serviva alla bisogna. L'odore di umanit li accolse appena aperta la porta della cella sotterranea; del resto le deboli correnti d'aria di quel mondo ctonio non erano bastanti ad asciugare tutto quello che pu uscire in una giornata da un corpo umano e il lezzo che ne scaturisce.
Che schifo! Ma non potevate slegarlo e dargli un secchio almeno?
Siamo qui proprio per questo, Marcio, che ti credi? Non  che io e il capitano si avesse tanto modo stamani di far cose, non con quelle costole rotte.
Va bene, va bene, Grosso. Come procediamo? Gli libero
le mani cos si pu lavare.
Neanche per sogno. Quello resta legato finch non siamo pronti,
poi ti faccio vedere io come si fa.
Ci tocca pure di lavorare al posto suo! Non siam mica delle fantesche, noi. si lagn Malanima che nel frattempo aveva aperto il sostegno pieghevole e attrezzato una botticella d'acqua sopra il bacile, organizzando un lavabo semplice ma funzionale.
Sono ordini, vecchio brontolone; ordini che condivido pienamente.
Per sarebbe meglio fargli fare a lui il lavoro, ch tosto se prova a sgarrare gli apro un buco in quella pancia.
Eh no!  proprio questo che non vogliamo, Malanima Quel fanatico si farebbe ammazzare pur di non dirci neanche una parola sulla sua setta: minacciarlo non serve, crediate che sia un avversario semplice da sopraffare.
Ce lo hai detto. mormor spazientito Marcio, che stava fissando le catene a un antico anello di ferro nella parete, Ce lo hai detto almeno venti volte mentre venivamo gi.
E ve lo dir altre venti, ch pare non vi entri in zucca.
Ma che sar mai? Va bene quando te li trovi con lame in mano in mezzo di strada, ma qui non ha proprio possibilit di uscire. La pelle  cara a tutti, checch ne dicano.
Grosso gett un'occhiata al prigioniero che, legato faccia a terra come lo avevano lasciato, li fissava con un occhio solo. Quello sguardo non vacillava di un tremito, stava fisso a calcolare la loro forza e pronto a cogliere ogni debolezza.
Non hai idea di che demone abbia in corpo quell'uomo: uno spirito oscuro che gli impedisce di avere paura o deviare dalla strada che i suoi maestri gli hanno posto dinnanzi.
Che facciamo allora? chiese Malanima avendo finito di sistemare tutta la roba che avevano portato.
Grosso si accost al prigioniero senza tante cerimonie, lo tir su di peso e gli cinse il collo da dietro con le braccia enormi. Il monaco si dimen un poco, ma in capo a una decina di secondi perse conoscenza e si afflosci in quell'abbraccio.
Forza! Adesso mentre lo tengo, spogliatelo e mettetegli i ferri.
I due veterani obbedirono ritrovando la rapidit nelle mani e l'efficienza nella mente; Grosso torn a stringere un poco il collo del prigioniero un paio di volte, quando sentiva che riguadagnava il sentimento. In capo a un paio di minuti, senza troppo riguardo per la salute di quei panni, avevano finito la parte sgradevole dell'opera, lasciandolo nudo e incatenato su una coperta stesa a terra.
Attesero che riprendesse i sensi; lui valut la situazione saggiando la resistenza delle catene e la loro lunghezza. Non fece inutili tentativi di strattonare; invece, si sedette contro il muro diaccio tornando a fissare i suoi aguzzini.
Dal canto suo, Grosso lo aveva osservato con l'occhio del cerusico. Una volta privato della tonaca e del giubbone, il corpo del prigioniero era apparso meno robusto di quanto non fosse sembrato prima. Poteva avere una ventina d'anni; un velo di barba adolescenziale cresceva sul
volto, giovane per quanto teso. Diverse cicatrici segnavano la pelle; i segni di esperte ma crude suture le evidenziavano. La corda con cui Orso lo aveva legato gli aveva scavato polsi e caviglie, lasciandogli piaghe aperte che avrebbero avuto bisogno di qualche unguento.
Ignorandolo per il momento, i tre si dedicarono a eliminare quanto aveva addosso. Nonostante gli avessero tolto le armi, andavano cercando ogni oggetto nascosto che potesse risultare letale. Con una certa delusione, non trovarono fiale o altri contenitori che potessero rivelare di quali sostanze alchemiche facessero uso quegli assassini.
Che ne dite?
La tonaca  robaccia, non di panno buono come quello dei monaci predicatori: quelli hanno soldi.
Per  robusta, io preferirei questa tela da usura piuttosto che dover stare attento a non sporcare roba che costa un occhio.
Guarda, Grosso, il giubbone  roba decente davvero! Non  tinto, ma il lino  spesso e il crine ben battuto. Marcio stava tastando con mani esperte le imbottiture esaminando vicino alla lucerna le cuciture.
Questa che diamine ? Malanima aveva trovato una cordicella, Pare una corda da arco.
Aveva una balestra, vero?
Ho detto da arco. Se volevo dire da balestra dicevo balestra.
In effetti  da arco, troppo leggera e lunga per una balestra.
Grosso la prese tra le mani, l'osserv un poco, se la gir
attorno alle nocche trovandola piuttosto morbida, alla fine la tese tra le mani guardando gli altri. Una corda da strozzo.
Che cazzo!
Proprio. Una vecchia corda da arco troppo ammorbidita dall'uso, ma il tendine  ancora robusto. Ci vorrebbero due manigliette di legno per non segarsi le mani mentre si usa...
Credi che l'abbia usata molte volte?
Nah! Se fosse stato uno strangolatore esperto, non avrebbe avuto fretta di tirare con la balestra da trenta passi.
C' altro?
Macch! Niente borsa, niente denari n carte. Solo una croce di legno infilata sotto il giubbone. Malanima mostr l'oggetto che gli stava nel palmo della mano.
Anche il resto della roba  ordinaria: scarpe, calzoni, camicia... nulla di rilevante.
Le scarpe non sono roba di qui. Osserv Marcio, A Firenze roba cos brutta non se la metterebbero nemmeno i ciompi.
Grosso si concesse un sorriso. Marcio teneva sempre un contegno asciutto, mai una parola fuori posto, ma quando si concedeva una critica lo faceva senza risparmiare nulla.
Pu essere roba di Venezia?
Pu essere, s. Mi pare che abbia senso sia come tipo di pellame che come forma, pi adatta al ponte di una nave, siano maledette tutte, che a camminare da uomini sulla terra.
Esaurito l'esame degli oggetti e avendone fatto un fagotto da portare via, Grosso dedic la propria attenzione al prigioniero. Gli si avvicin curando di restare una spanna fuori dalla sua portata nel caso in cui gli si fosse gettato addosso: l'altro calcol la distanza con lo sguardo, inclin la bocca in una smorfia e non si mosse.
Vedo che sei lucido e puoi capire. Bene. inizi il cerusico. Non sto a chiederti nulla, ch non voglio stare a sentire le tue farneticazioni. Ci sar il tempo delle domande quando e se ti caveremo di dentro quel demonio. Adesso stai zitto e ascolta.
Si prese un poco di tempo tornando dall'altro capo della stanza a raccogliere della roba. Gett al prigioniero una coperta e una tunica.
Qua dentro non far mai tanto pi caldo di cos, una coperta ti potr far comodo. Non ti ridaremo i tuoi vestiti, se vuoi ti metti addosso quella tunica, senn  uguale: a noi non fa n caldo n freddo se stai nudo. Qui c' dell'acqua, fece dando una pacca alla botticella, buona per lavarti e per bere. Il secchio  a mo' di latrina: quello c', e cara grazia! Ch ci toccher andarlo a vuotare a noi. Sporca in giro e starai nella merda.
Perch non mi ammazzi, pagano? La gola del prigioniero era asciutta, riarsa da un'intera giornata di sete, la voce usc gracchiante, forzata.
Al margine del pensiero Grosso consider quanta forza di volont servisse al monaco per non gettarsi, con la sete che doveva avere, subito a bere. Ti piacerebbe, eh? Non ti faremo questo favore. N lo farai te stesso, lo so bene. L'altro lo gratific con un ombra di disappunto nello sguardo. Invece, ti terremo qui e ti accudiremo pi o
meno con affetto, finch non sarai disposto a essere nostro amico.
Malanima e Marcio si scambiarono uno sguardo a met tra il perplesso e il divertito: avevano gi scommesso tra di loro sull'esito e la durata di quella prigionia.
Ti metto qui dell'unguento per le piaghe, con le dita estrasse la sostanza simile a sugna da un vaso e ne fece un mucchietto su un piattino di legno, pulendosi poi le mani in uno straccio, prima lavale con l'acqua e poi coprile con questo, fa meraviglie. Non ti do bende per fasciarle:  meglio lasciarle respirare e seccare pi alla svelta.
Torn vicino alla porta dove avevano ammucchiato la roba e tir fuori un otre e un pezzo di pane. Questo  per mangiare, disse mettendoli a portata del prigioniero sul pavimento, se mangi, bene; se non mangi, peggio per te. Se ti lasci crepare di fame sar una tua scelta e ne risponderai al tuo dio.
Il prigioniero lo guardava fisso, celando dietro una maschera tesa qualunque sentimento covasse.
Bene. Sarai sempre sorvegliato, va da s. Non credere che ti lasceremo qui da solo a cercare un sistema per liberarti.
Marcio si fece avanti prendendo la parola. Ci toccher di restare qua sotto con te. Non credere che ci piaccia. Non ci obbligare a farti del male e tutto andr bene, capito? Se fai lo stronzo, se provi a combinare qualcosa, ne avrai solo dolore. Mangia la tua parte, stai pulito e non rompere le palle.
Mi pare tutto chiaro, no? chiuse Grosso.
Lo sguardo del prigioniero non pot nascondere sorpresa quando il cerusico estrasse due lunghi femori da una sacca. Le ossa erano fasciate da una parte con un giro di pelle a mo' di impugnatura, mentre l'estremit era stata lavorata scavando un poco la parte tonda.
Il cerusico colse quello sguardo e si attard a maneggiare quegli oggetti lugubri sorridendo di sottecchi. Alla fine li accost alla fiamma della lucerna, la quale si attacc dapprima timidamente all'osso, poi prese vigore in una luce sfrigolante. Le macabre torce vennero apposte sulle pareti garantendo luce a tutto l'ambiente.
Malanima si accorse dello sguardo del prigioniero che le fissava pensando a chiss quale significato stregonesco:
Torce d'osso. Non le hai mai viste? Bruciano a lungo e non fanno fumo: molto meglio delle lanterne se devi stare parecchio sotto terra.
Io vado. disse Grosso prendendo la lucerna e il fagotto con la roba da portar via, Vi mando il cambio.
Turni brevi, Grosso. Mi raccomando.
Non ti lamentare, Marcio. Faremo meglio che si pu. Voi fate lavare e mangiare quello l. Gli ordini li avete avuti.
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7 Settembre 1529. Pomeriggio, Osteria del Pennello.
Di una lettera che reca cattive notizie e di amici che offrono consigli audaci.
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Si potevano dire molte cose sui vizi di Giovanni Bandini, sul suo vestire alla francese e sui suoi accosti politici tutt'altro che patriottici, ma nessuno poteva affermare senza tema che non fosse un uomo disposto a dare una mano, un braccio o una borsa di danari per i propri amici. Questa sua bont d'animo spesso travisata per opportunismo, o forse il tedio di stare ad attendere, invano, l'arrivo di Bettino all'osteria del Pennello, lo mosse ad abbandonare i discorsi avvinazzati del proprio compagno di tavolo, la cui moglie sarebbe andato quella sera a intrattenere, per dare tutta la propria attenzione alle cure dell'oste.
Mariotto del Pennello, infatti, non si stava ritenendo dall'inveire mentre leggeva il foglio che gli era stato appena
consegnato. Il latore, un ragazzetto di forse dieci anni, stava l davanti alla fila di caratelli, combattuto tra il timore di quell'uomo che arrossava in volto ogni momento di pi e la speranza di ricevere una mancia.
Il Bandini si lev dalla sua seggiola e attravers la sala ancora scarsamente popolata di avventori con deliberata calma, dando il tempo al colore delle gote dell'oste di passare da un caldo meriggio a un infuocato tramonto. Fermatosi accanto al messaggero lo guard dall'alto della propria statura, lo fiss un poco guadagnandone l'attenzione, al che snud i denti in un ghigno mentre carezzava significativamente il pomo del pugnale, caricando quel gesto della minaccia sufficiente a far pendere il piatto della bilancia: il ragazzetto corse fuori dall'osteria del tutto dimentico di ogni altra opzione.
Oh, Mariotto! Che ti angustia cos tanto?  invero una rara occasione vederti perdere il contegno e l'allegrezza.
L'oste, accorgendosi dell'altro, richiuse con un gesto istintivo il foglio irrigidendosi. Oh! Messer Bandini. si rilass un poco, Perdonate: non mi ero accorto di voi tanto pensavo ai miei affari.
E tanto devono esser gravi che ogni uomo di buon contegno, qua dentro, si  accorto del tuo turbamento. Suvvia! Intanto riempi due bicchieri, poi dimmi se un amico, quale io mi professo essere per il miglior oste della citt, possa recarti conforto.
Mariotto prese due bicchieri puliti, stur con i denti un fiasco ammezzato e li riemp generosamente. La luce dorata di settembre si rifrangeva sul vetro gettando attorno riflessi di smeraldo che rendevano quel gesto usuale un poco magico.
I due condivisero in silenzio il vino carico di spezie; il forte del pepe scaldava la gola mentre il gusto erbaceo del cardamomo asciugava il palato lasciandolo desideroso di sollazzarsi con erbaggi e salsicce.
L'ultimo vino dell'anno. disse l'oste valutando critico il proprio stesso prodotto, Vogliate perdonare se ormai pare volgare, tanto  maturato nel suo stesso governo. Carico di esperienza, volete dire. Non ti crucciare per me: sono uomo di mondo e so apprezzare sia il vigore acerbo della giovinezza che l'imbellettato fascino della maturit. Posando deciso il bicchiere sul tavolo dell'oste cambi tono e argomento, ammiccando al foglio che stava quasi dimenticato l accanto: Suvvia. Quali crucci hanno tolto l'allegrezza dall'animo del mio oste?
Crucci mondani e questioni di danari.
Biechi affari, dunque. Hai forse creditori che esigono la vostra borsa?
Per fortuna ho pi crediti da riscuotere che debiti da pagare. Non sarebbe un cruccio nemmeno se tutti assieme esigessero i propri danari.
Perdonami, Mariotto. Io sono uomo d'arme e non di commercio, ma non sarebbe meglio per te tenere solo quel poco di crediti da esigere e vivere leggero senza debiti? La mia casa paga tutti in moneta sonante, cos  sempre stimata e tenuta in gran considerazione.
Signor Bandini, come dite voi, non siete uomo di commercio. La vostra moneta migliore, perdonate l'ardire,  proprio la reputazione impeccabile. Nessuno vi negherebbe credito allorquando lo chiedereste, per qualunque
accidente possa accadere. Tuttavia io sono uomo del mestiere, di traffici e commerci; il mio mondo  fatto non di moneta sonante, ma di promesse e speranze. Promesse di pagare quando pattuito e speranze di non avere i debiti reclamati anzitempo.  cos che ci si fanno buoni alleati nel commercio, legandosi tutti a vicenda in conti complessi e intrecciati come le srtie di un vascello o un buon cesto di midollino.
Allora quel foglio non parla di danari, devo pensare.
Bevete ancora. fece Mariotto rabboccando i bicchieri, Se avete la bont di stare ad ascoltarmi vi metter a parte di questo cruccio.
Sono onorato di poterti rendere, per una volta, il favore di cento serate.
Troppo buono. Sentite,  una questione di danari, certo, ma maggiormente  un punto d'orgoglio.
Di quello ne sono esperto! balz su il Bandini.
Lasciatemi dire. lo plac l'oste, Sapete che oltre che tenere banco al Pennello, mi occupo di altri commerci e delle Arti. E sapete che, per l'Arte che dona il nome all'insegna, non solo mi diletto di mettere i colori sulle tavole per mio conto...
Cosa di cui siete pi dotato che in altri mestieri, per davvero.
...ma che sono pure sensale per alcuni che non hanno modo di farsi ben stimare diversamente. Ecco: c' questa donna...
Una donna? lo interruppe ancora il Bandini.
S, lasciatemi dire. Questa strega puttana! Che insino a ieri mendicava da me di vendere quei quattro scarabocchi
che produce. Ecco! Mi manda a dire per scritto che non intende pi avvalersi della mia mediazione, che ha un uomo migliore che la stima e si occupa dei suoi affari.
Pari pi offeso come un amante geloso che come sensale. scherz il Bandini.
Un amante? Non la toccherei manco con una verga di corniolo quella strega, ch poco poco c' da prenderci il malocchio. E poi, deve certo essere in combutta con qualche demonio, qualche spirito defunto, ch non si  mai sentito di una donna che pratichi l'Arte come un uomo, al quale  proprio e appropriato tale mestiere.
Mi stai dicendo che  talentuosa, pure?
Mariotto si dovette calmare un poco. Diciamo che s, ad onor del vero quegli "scarabocchi" hanno un'anima tutta loro e sono piuttosto apprezzati.
Quindi ben pagati, o dico male?
Abbastanza, via! Che poi devo dire che sono opera di una mia bottega, ch nessuno se li prenderebbe in casa se li sapesse opera di stregoneria.
Ho capito la questione, allora. La tizia, qui, la strega ti ha scaricato perch ha trovato un altro sensale, magari pi giovane e aitante, il quale magari ne condivide pure il talamo e la... ispira?
Mariotto riprese in mano il foglio e lo scorse da capo a fondo, cercando di leggere tra le righe quello che il suo avventore suggeriva. Potrebbe darsi, s. Non mi si era mai rivolta con questa spavalderia. Di solito  una donnetta pavida, propensa al pianto e alla disperazione; deve proprio aver trovato un cavalier servente che scalda i suoi lombi e le causa arroganza.
E te, Mariotto, cosa desideri dunque? Riconquistare il tuo commercio con la strega per quanto maledetto sia?
Il sorriso allusivo del Bandini cavava di bocca le parole all'oste: Certamente non disdegno i danari che me ne vengono, ma occorre anche che le dia una lezione, che torni a piangere da me implorando di farle di nuovo da sensale, ch senn nessuno si occuper di lei. Quella ingrata! Strega!
Allora  tanto facile.
Dite?
Te sei uomo di commercio, resto a maneggiar la spada e men che meno disposto a mettere la vostra reputazione in piazza, lo capisco bene.
Vi state forse proponendo di occuparvi voi della questione?
Non dire fesserie! il Bandini mise nelle parole una nota minatoria per far sobbalzare il cuore dell'oste, tanto per assaporare il potere che poteva avere sull'altro, Non sporcherei certo la mia reputazione stando a dirimere questioni di commercio.
Perdonate, messere, non volevo essere d'offesa.
Non ti preoccupare e ascolta me: se credi, solo se credi sia la via da battere, far passar voce per un paio di bravacci disposti a menar coltellate per uno scudo. Verranno da te con discrezione e te dirai loro dove trovare la tua strega e il suo nuovo protettore, cos che loro si potranno occupare di togliere di mezzo l'incomodo senza che n io n te ci si affanni.
Il demone del malaffare strapp la smorfia di un sorriso dal volto rubicondo dell'oste. Da uomo di mondo sapeva
bene che spesso il commercio richiedeva un poco di incoraggiamento per navigare senza intoppi; che fosse qualche balordo a occuparsi della parte sudata e sanguinolenta della faccenda gli stava pi che bene.
Non vi date pensiero, messere. In virt dei crediti di cui discorrevamo poc'anzi, ho anche io un paio di ceffi disposti a sporcarsi le mani al posto mio per un fiasco di vino e un poco di pazienza nel riscuotere. Per le buone parole e l'ottimo consiglio, che invero mi solleva l'animo, avete la mia gratitudine, per quello che vale.
Mi  cara e preziosa, amico mio. Rispose il Bandini levando il bicchiere.
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8 Settembre 1529. Mattina, Campo delle Bande Nere.
Delle cure che Grosso deve somministrare per guarire le ossa e lo spirito.
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Come procede l sotto?
Il prigioniero, dici? Va come deve andare. Stai fermo che senn  peggio.
Grosso esaminava il costato del suo capitano, il quale tratteneva a denti stretti i lamenti quando il cerusico tastava l'enorme ematoma. Il padiglione aperto faceva entrare la luce schietta di settembre alla quale poteva distinguere, come su una mappa in toni di viola e giallo, la struttura della ferita, la rottura delle vene e il progredire del riassorbimento.
Sei sicuro di non sputare sangue? Mai?
Sicuro, sicuro. Stai tranquillo.  solo una botta.
Se  solo una botta lo dico io. Te preoccupati di fare il
malato, per una volta.
Non ho tempo per fare l'infermo.
Grosso non era uso fare smorfie, ma la sua voce cavernosa era carica di fastidio: Andare in giro come se nulla fosse non ti far guarire. Abbiamo bisogno che tu stia bene e combatta, non che ti trascini in giro trattenendo il fiato.
Orso non rispose, sapeva bene di aver torto nel non riposarsi, ma erano giorni pericolosi e non sapeva permettersi di calare l'attenzione.
E poi dovresti dormire in un letto vero, magari a casa di tuo fratello, eh? Ch la branda non fa proprio bene per questi acciacchi.
Me l'hai gi detto e ti ho gi risposto. Proprio in questi giorni non posso compromettere la mia famiglia, n rischiare di farmi sorprendere in citt. Dobbiamo essere cauti.
Lo so, lo so. Ma  mio dovere romperti le palle.
Non dormo nella branda, lo volle rassicurare l'altro, come mi sdraio mi fa male. Riposo sulla sedia, appoggiato bene.
Grosso gett uno sguardo alla robusta sedia con i braccioli che in quei giorni era addobbata con coperte e tappeti a formare una specie di nido. Meglio cos. Hai l'approvazione del tuo cerusico. Se fai il bravo, tra una settimana potrai sdraiarti.
Non hai niente di meglio per il dolore?
Niente che non ti tolga il senno o il pensiero; due cose di cui hai bisogno ora pi che mai. Contentati dell'unguento: mi pare faccia il suo dovere, sei meno viola di ieri.
Dimmi del prigioniero.
Va bene, senn non stai tranquillo. Gli fece cenno di rivestirsi, avendo terminato di somministrargli l'unguento puzzolente.
Orso si infil faticosamente la camicia, muovendosi con attenzione per non sentire troppo dolore; poi si appoggi cautamente tra le coltri del suo nido.
Grosso prese uno sgabello, si sedette di fronte al capitano pulendosi le mani nello straccio.
Ieri ha aggredito Malanima; quello scemo si era avvicinato troppo e l'assassino lo ha afferrato cercando di strozzarlo. Con che cosa?
Solo con le mani. Gli uomini dicono che ha una forza terribile e non stento a crederlo, nella sua condizione.
Il Demone ha ancora tutta questa potenza?
Pi che altro incomincia a sentire la fame e mette nel corpo un gran vigore per la disperazione dello spirito.
Malanima sta bene?
Certo. Non  mica di primo pelo, che ti credi? Forza nervosa o no, lo ha riempito di pugni finch non ha smesso di stringere. Ha solo qualche segno sul collo; l'altro un occhio nero e la mascella dolorante.
Non dovete fargli danno, mi raccomando.
Non  facile, Orso, non  facile. Gli uomini non vedono l'ora di avere una scusa per pestarlo. Non hanno tutta la pazienza che ci vorrebbe.
Cambi di guardia frequenti, allora.
Ora che abbiamo dei nuovi iniziati possiamo farlo, ma non voglio nemmeno far troppo movimento in citt. Mi stai per chiedere, ancora, di portare il prigioniero su al campo?
Grosso riflett per un attimo, avevano gi discusso la sera prima di quell'argomento: No. Hai ragione te: troppo rischioso sia spostarlo che farlo vedere qui, ch non tutti sono preparati. Ci fossero dei passaggi percorribili sotto l'Arno, almeno si potrebbe portarlo pi vicino.
Pare che ci siano, ma io non li conosco. Forse Anceste sa qualcosa, potresti mandare a chiedere a lei.
Potrebbe essere. Ma nei prossimi giorni sar difficile farlo comunque: il demone dei pharmaci che ha in corpo quell'uomo inizier a lottare preso dalla fame. Mi aspetto urla e strepiti, molta forza, forse cercher addirittura di farsi del male da solo.
Quanto durer questa cosa?
Non lo so, Orso. Ho visto uomini risolvere un avvelenamento in pochi giorni, altri morirne dopo due settimane di sofferenza.
Ho bisogno di un'idea in merito, devo sapere se poter attendere qualche giorno o muovermi a cercare altre fonti di sapere sui Maestri.
Te, intanto, non ti muovi. Gi farti venire la notte nel bosco  un azzardo per la tua salute.
Quanti giorni, cerusico? insist il capitano.
Dieci. Ora ti dico dieci. Se poi saranno otto o sette mi benedirai.
Dieci. Orso si fece girare quell'idea dietro gli occhi:
Spero che la tua arte li faccia divenire sette. Intanto mi prender un poco di fiato per far passare il dolore, gli uomini verranno istruiti e saremo pronti per la prossima battaglia.
Riposati. Ci sta che questo campo sia casa nostra per un pezzo ancora. Dicono che Filiberto di Chalons sia arrivato a Perugia e si prepari a porre l'assedio. Ci vorranno mesi per aver ragione di quelle mura, magari gli toccher svernarci.
Orso sorrise sghembo trattenendo una risata che si prometteva dolorosa. Vuoi scommettere che Perugia cadr prima di una settimana?
Grosso studi l'espressione saputa dell'altro. Te sai cose che io non so. Questa mi pare una scommessa scorretta.
Solo, conosco le persone meglio di te. Non resteremo in questi attendamenti a lungo. Forse abbiamo un mese.
Basterebbe per vederti cavalcare.
Davvero? il capitano si risvegli speranzoso come un bambino cui era stata prospettata una nuova avventura.
Se fai il bravo, s. E comunque con cautela.
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8 Settembre 1529. Pomeriggio, casa di Artemisia.
Di come un soldato si senta in abiti civili e di quanto sia inopportuno uscire la sera impreparati a fare birbonate.
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Braccio cercava di guardarsi angolando il piccolo specchio. Le braghe attillate gli fasciavano le cosce e la natura, il farsetto da damerino gli serrava il busto e le spalle, arrivando, tutto abbottonato come era, quasi a strozzarlo; le scarpette basse facevano sentire scalzi i suoi piedi avvezzi agli stivali chiodati.
Artemisia gli acconci in capo un enorme cappello alla moda che pareva una manica infilata in testa, la lunga falda color indaco che dopo aver tentato di raggiungere un'altezza improbabile gli ricadeva sulla spalla pendendo ben al di sotto delle scapole.
Sei sicura che sia la moda? A me pare strizzi da tutte le parti.
Stai benissimo, lo vezzeggi lei baciandolo, devi farci solo un poco d'abitudine, ch gli uomini dabbene non si vestono con gli stracci dei soldati.
Sar! sospir lui poco convinto, Ma quegli stracci sono tanto comodi e non mi fanno sentire ignudo.
L'occhio di Artemisia indugi sulle forme prorompenti del suo uomo, esaltate dall'abito attillato. Era solo in parte uno sguardo professionale, da pittrice: perlopi indugiava nel piacere di ammirare quella sua conquista, gi indovinando come potesse addobbare diversamente quelle membra con altri panni preziosi.
Dove ho messo la spada? chiese Braccio mentre la cercava attorno.
L'ho messa via io, ch tanto non ti serve mica.
Come no? rispose lui trattenendosi con uno sforzo dall'essere troppo aggressivo, ch non voleva urtare la sensibilit della sua donna in quel raro momento di serenit, Lo sapr se mi serve per uscire in strada, no?
Siamo in citt, Braccio, lo rassicur lei,  giorno pieno e la brava gente ha in uggia chi porta in giro una spada come se volesse attaccar briga e far prepotenze. Non voglio che continuino a parlarci alle spalle, dicendo che sei qui per ammazzare e prendere quello che  loro.
Ma che pensino quello che pur vogliano! Che ti cambia?
Che voglio avere pace in questa casa, sentirmi al sicuro e poter tornare fuori dall'uscio.
L'espressione di Artemisia si era rattristata sensibilmente, tanto che Braccio fu mosso a contentarla per non vederla tornare a piangere.
Va bene, va bene. Come vuoi te. disse cingendo la stretta cintura che lei gli aveva comprato, lunga tanto che gli pendeva fin sotto il ginocchio dopo esser stata annodata in vita, alla quale erano assicurati un piccolo borsello e il fodero di un pugnale che pareva poco pi di uno stiletto dal manico vezzosamente intagliato. Nemmeno la cappa?
Solo i bravacci escono con la spada e la cappa con questo caldo. lo sgrid lei, Vuoi farti prendere per uno di quelli?
Vabb, che c' di male?
Lei sbuff spazientita: Che se vedono che sei un bravo, pensano che tu mi tenga qui a fare la meretrice, ch  questo che fanno i bravi, o non lo sapevi?
Mica tutti sono cos! prov ad argomentare lui, Ne conosco diversi che non hanno donne ma vivono di altro mestiere.
Taglieggiatori e bari! Ladri, rapinatori. Questa  una casa per bene.
Niente cappa! Va bene. si arrese lui alzando le mani quel tanto che il farsetto gli permetteva senza stringere troppo, Ma ora fammi uscire senn facciamo tardi.
Lei lo guard un poco, la luce di ammirazione nei suoi occhi sbiadita dall'ombra dell'apprensione. Si chiuse le mani attorno alle spalle come se all'improvviso avesse sentito freddo. Devi proprio andare? Non puoi restare in casa, stasera?
Dai, stai tranquilla. Faccio due passi, vedo come sta Vanir e torno. Da qui alle scuderie  proprio una scappata.
Ma possiamo mandarci Salvestro alle scuderie:  capace di badare a un cavallo.
Braccio sbott in una risata amara: Te l'ho gi detto: Vanir non  un cavallo qualsiasi, non si fa toccare da chiunque. E poi non sono cos persuaso che il buon Salvestro sappia il fatto suo in quanto a bestie.
Quell'animale pu starsene un giorno o due anche senza che tu lo vada a carezzare, eh! sbott lei, Del resto paghi profumatamente perch sia nutrito e dissetato. Non basta?  pur sempre un animale.
Quelle parole ferivano Braccio in quella sua parte che non si era staccata dalla vita militare. Vanir era il suo corsiero preferito; non un animale da misurare in libbre di carne e tendini, ma il compagno di battaglia con cui aveva fatto scorribande e imprese spericolate negli ultimi anni. Andare a curarlo ogni sera gli permetteva di trovare uno spazio tutto suo, gesti usuali nei quali perdersi e odori che il suo animo associava al ribollire del sangue nelle vene.
Sar qui prima di quanto tu creda, ma non discutiamone pi, ti prego. Detto questo prese le scale senza darle il tempo di replicare.
Il sole stava scendendo al di sotto dei tetti, allungando le ombre nella luce dorata, quando Braccio si decise a chiudere lo stallo e lasciare Vanir da solo. Si aggiust in testa il buffo cappello che si era dovuto togliere per non farselo mordicchiare dalla bocca curiosa del suo cavallo. Il farsetto era pieno di paglia e le scarpette avevano perso il lustro nella polvere delle scuderie.
Con un paio di manate cerc di rimediare un poco ma si
rassegn a prendersi i soliti rimproveri quando fosse rientrato in casa. I suoi passi, si rese conto, erano poco baldanzosi: un poco erano impediti da quell'abbigliamento cos buffo e non pensato per le gesta atletiche, ma in buona parte erano l'incedere pensieroso di colui che non ha la mente serena.
Erano solo due giorni che aveva preso congedo dalla vita militare per prendere casa assieme alla sua donna, ma gi la sua vita era cambiata completamente. Alle scuderie aveva lasciato Vanir con i suoi finimenti e la cassa con l'attrezzatura militare, ch Artemisia non tollerava di veder per casa armi e corazze. Sorrise pensando a quella cassa ben chiusa nella quale riposava un vero patrimonio in cuoio e acciaio. Lei gli aveva fatto trovare abiti di ogni foggia per agghindarsi da cittadino, cosa che non sapeva quanto gradire.
Sulle prime aveva immaginato di entrare in un idillio, che tutto il malcontento di Artemisia per il suo non decidersi tra lei e la Compagnia si risolvesse con un'aurora dopo una notte uggiosa di pioggia. Tuttavia quella contentezza era durata il fiato di un pomeriggio, consumato festeggiando il loro amore e la loro passione. Gi la sera, quando si era recato alle scuderie, lei aveva iniziato a piagnucolare.
Braccio non era avvezzo alla debolezza dell'animo femminile, ma si sforzava di capire quanto lei fosse impaurita, financo terrorizzata, dalla gente che le voleva male pur abitando nella stessa strada. Del resto solo tre sere prima lui stesso aveva dovuto ammazzare gente che voleva entrarle in casa per farle chiss cosa, chiamandola strega e
fattucchiera. Per loro fortuna c'erano ancora amici e compagni d'arme in citt in grado di spalleggiarlo, come in quel frangente aveva fatto il capitano Bandini.
Sapeva bene di dover portare pazienza, assecondarla un poco finch le nubi della paura non si sarebbero dissipate da sole. Stare il meno possibile fuori casa, non farla stare in ansia e volerle bene.
Pensando queste cose, Braccio aveva lasciato che i piedi lo portassero da soli verso la via dell'Amore e non si era quasi reso conto dei tre ceffi che lo attendevano davanti all'uscio.
Non essendo abituato a dissimulare, si ferm d'un botto in mezzo alla via, gettando un'occhiata involontaria alle imposte chiuse di casa: era probabile che Artemisia stesse sbirciando la via in ansia di vederlo tornare, cos avrebbe visto qualunque cosa fosse sortita da quell'incontro; non potendoci far nulla, si concentr sul terzetto: erano braccianti del popolo minuto, uomini fatti, con le mani nodose e le ghigne ottuse degne di quelle genti che avendo avuta poca istruzione pensano di sapere come debba girare il mondo.
Braccio inquadr in un attimo la situazione mentre quelli si scostavano dai muri che avevan fatto opera di reggere fino a quel momento per farglisi incontro. I due che venivano avanti avevano per le mani dei corti randelli di legno lucidato dall'uso, mentre il terzo, che doveva essere quello furbo e cattivo, restava indietro fasciandosi le nocche con una striscia di pelle spessa mentre lo guardava di traverso. Tutti portavano delle camicie che avevano visto
giorni migliori diversi anni prima, brache da cittadino e berrette sudicie.
La sinistra di Braccio and istintivamente a cercare il fodero della spada trovando solo l'aria. Imprecando tra s, il soldato si maledisse per essere uscito di casa disarmato; il ridicolo stiletto che aveva infilato dietro la scarsella era pi un accessorio di moda che un'arma.
Ecco il damerino!  proprio lui, s.
Ve l'avevo detto che sarebbe tornato, no?
Certo, certo: hai sempre ragione tu.
Ovvio che ho sempre ragione: te sei scemo. Ci sono due pugni qui che te lo ridicono, se vuoi.
Il terzo ceffo si rivolse a Braccio: Sei tu l'omo della strega, vero?
Cosa? Gente, guardate di levarvi di torno e badare ai vostri affari, che qui non c' mica nulla per voi.
Aspetta, aspetta... continu l'altro che doveva essere quello scaltro, ...innanzi tutto, i nostri affari non sono affar tuo, ch almeno noi siamo dei galantuomini, mica degli scaldaletti agghindati a festa come te. Poi vediamo un po' chi tu saresti... lasci sospeso il discorso mentre dava mostra di esaminare Braccio da due passi di distanza indicando con il randello. Non vedo n colori n livree, solo un bel farsetto che starebbe meglio a i' mi' figliolo che a te e un cappello da paggetto: per cui 'un tu sei un nobiluomo blasonato, che peraltro saprebbe usare la spada e 'un uscirebbe senza.
Gli altri risero approvando l'analisi dello scaltro.
Non vedo nemmeno l'anello delle Arti, n un contrassegno di qualche bottega: quindi non sei n artigiano n
garzone. Stai forse in una Potenza?
Io 'un l'ho mai veduto da punte parti questo qui. fece quello scemo.
Perch te adesso conosci tutti quelli delle Potenze? gli arriv la voce di quello cattivo.
Mica tutti...
Ma staitene zitto allora!
Non stai in nessuna Potenza? chiese ancora quello scaltro.
Ve l'ho detto, rispose Braccio cercando di restare fermo, non sono qui per cercare rogne, n i miei affari vi riguardano.
Allora? chiam da dietro quello cattivo,  di qualcuno?
Pare di no. Mi sa che non ha n Arte n Parte questo qui.
Meglio cos. Nessuno che ci verr a rompere le palle per lui. poi rivolgendosi a Braccio quello cattivo continu: Senti, damerino: so che quella rossa  un bocconcino da ciucciare tutto, ma la festa  finita. Ora puoi girare i tacchi e smammare per conto tuo, senza pi farti rivedere da queste parti; oppure prima ti pestiamo per bene, come l'uva, e poi ti facciamo smammare noi tanto che non ti si rivedr proprio pi. Decidi un po' te, senza farci perdere la pazienza, ch ci aspetta la cena e del buon vino.
Braccio si sentiva offeso per quel confronto. Lui aveva s una Parte, per quanto non un'Arte: era dell'antica schiatta dei Neri, una delle consorterie nobiliari pi potenti della citt. Inoltre era l'alfiere della prima compagnia delle Bande Nere, quella che era stata del signor Giovanni de' Medici. Tuttavia, cos agghindato e disarmato provava vergogna a reclamare il nome di suo padre o quello delle Bande. Inoltre, per la prima volta fu colto dalla consapevolezza di aver lasciato il diritto a chiamarsi alfiere, o financo soldato, sulla branda vuota dell'alloggio al campo militare.
Una rabbia sorda lo percorse e gli fece contrarre i pugni. Si sentiva nudo in mezzo alla strada, senza lame, senza giubbone e senza nemmeno i guanti di pelle. Lo stesso, gli stava salendo una voglia matta di rompere le ossa a quei manigoldi presuntuosi.
Dopo un poco di silenzio, alz di colpo lo sguardo negli occhi dello scemo e gli si fece un passo pi vicino, le mani aperte, basse in avanti come a invocare calma, ma la sua voce contraddiceva i suoi gesti: Provateci!
Lo scemo guard lo scaltro, il quale scroll le spalle e gli rese un cenno di incoraggiamento. Cos stimolato, il primo men una gran randellata all'indirizzo della testa di Braccio.
Il soldato era addestrato anche alla lotta, le sue membra scattarono in gesti automatici per rispondere all'attacco; il nemico che non aveva considerato era il suo stesso abbigliamento.
Braccio si fece di scatto in avanti, chiudendo la distanza per ridurre la pericolosit del randello, mentre le sue mani scattavano verso l'alto a intercettare l'avversario; le scarpette scivolarono sull'impiantito della via, facendolo scosciare pi del dovuto. Sent le brache strapparsi su un fianco, dove la massa delle sue cosce gi tendeva la tela sottile. Parimenti le spalle del farsetto legavano a tal punto le sue braccia che si trov goffamente in ritardo nell'azione
di mano, parando malamente il colpo e ricevendo una percussione sul lato del capo; il cappello alla moda non collabor granch ad attutire il colpo.
Registrando in un lampo le difficolt, Braccio opt istintivamente per forzare i movimenti a rischio del vestito nuovo. Con un suono sinistro il farsetto si apr sotto l'ascella mentre spingeva in alto le mani; la sinistra afferr in una chiave il braccio armato dello scemo, mentre il tallone della mano destra percuoteva pi volte il naso del popolano finch un rumore secco non ne dichiar la rottura.
Prima che lo scaltro si riprendesse dalla sorpresa, Braccio fece leva sull'arto intrappolato per proiettare lo scemo addosso al cattivo e non perdere l'iniziativa.
Lo scaltro era tale anche nei gesti: invece di farsi subito sotto si diede a menare dei colpi cauti gettando l'occhio al cattivo per capire quando questi sarebbe venuto a dargli manforte dopo essersi liberato a pedate dello scemo.
Braccio manovr attorno in modo da tenere lo scaltro tra s e il cattivo, schiv un paio di colpi, si fece sotto aggressivo al momento giusto in modo che lo scaltro scattasse all'indietro inciampando nell'altro. Come reazione, il cattivo lo spinse avanti, facendolo arrivare un poco sbilanciato alla portata di Braccio che lo martell con una rapida sequenza di pugni al volto e al ventre, incrinando un paio di costole in quel fisico non cos allenato. Senza perdere l'iniziativa, gli si fece ancora pi sotto, menandogli una gran ginocchiata negli zebedei, al che gli prese il randello di mano e lo us per metterlo fuori combattimento con un colpo secco dietro la testa.
Rimaneva il cattivo da affrontare. Questi era un poco
pi tarchiato degli altri e con delle mani da strangolatore tutte fasciate di pelle spessa. Aveva fatto stancare Braccio contro i suoi tirapiedi e lo aveva studiato con l'occhio del rissaiolo da taverna: Non te la cavi male, damerino. Sar un piacere spaccarti quel bel faccino e ridurlo in polpa.
Braccio era esaltato dalla lotta, gli abiti ormai strappati in pi punti, le nocche sanguinanti. Sapeva che quei pugni gli avrebbero potuto far molto male, che le fasce di pelle gli avrebbero aperto dolorosamente la pelle del volto casomai gli avesse dato la possibilit di colpirlo. Soppes un poco il randello in mano: era corto come un pugnale e leggero, buono per menare con la forza delle spalle, ma non utile per rompere le nocche coperte di pelle dell'altro.
Lo stesso, lo brand con fare minaccioso e si apprest a usare qualunque mezzo per spuntarla. Per un poco rimasero a studiarsi girandosi attorno, poi il cattivo tent un paio di colpi di prova, tanto per vedere se Braccio reagiva come si era immaginato.
L'addestramento port il soldato a concedere terreno, a rinculare un poco ad ogni colpo come se lo temesse, sfuggendo il contatto e dando coraggio all'avversario. Quando il cattivo gli si avvent contro per sfruttare quell'atteggiamento pavido, Braccio si fece un poco da un lato, scansando le braccia dell'altro con le proprie mentre gli girava attorno. Us il randello per percuotergli pi forte che pot l'orecchio, stordendolo per un attimo, al che gli intrig i piedi, facendolo incespicare e, prima che potesse riguadagnare l'equilibrio, torn a percuoterlo forte sul medesimo orecchio.
Irritato e disorientato, il cattivo si avvent in una serie
di colpi violenti e pericolosi che Braccio dovette amministrare con prudenza. Trovato un varco, per, l'alfiere riusc a farsi sotto e ad afferrare l'energumeno per di dietro, serrandolo in una morsa.
Lottarono per un'eternit di secondi, cercando di sopraffarsi a vicenda. Braccio aveva dalla sua il vigore fisico e l'allenamento del soldato anche se l'altro era un osso duro, un uomo insensibile al dolore e incallito dal lavoro pesante. In altri giorni, l'alfiere avrebbe spacciato il proprio avversario con una tecnica letale, gli avrebbe cavato gli occhi con i pollici o spezzato la trachea con un colpo secco; tuttavia il Braccio cittadino era resto a far cadaveri davanti all'uscio di casa propria: gi sentiva l'occhio dei Signori Otto su di lui e non si sentiva pi protetto dall'abito cremisi o da amici influenti. Aveva solo Artemisia da amare e proteggere, non da esporre a una faida di violenza creandosi nuovi nemici.
Con questi pensieri a disturbare il suo combattere non riusciva a essere la macchina omicida di sempre, ma cercava piuttosto un sistema per neutralizzare l'energumeno senza doverlo ammazzare. Trovata l'occasione, sempre avvinghiato da dietro a quel collo taurino, spinse con il calcagno dietro al ginocchio dell'avversario, con l'intento di metterlo in ginocchio; tuttavia, il cattivo era abituato a reagire fulmineamente nella lotta e si sbilanci all'indietro rovinando il proprio peso addosso a Braccio che cadde pesantemente schiena a terra.
L'impatto gli tolse per un attimo il fiato, il farsetto ancora una volta si rivel d'impaccio impedendogli di piegare abbastanza in avanti il capo per non sbatterlo dolorosamente sul selciato. Il cattivo fu rapido ad approfittare del vantaggio: si liber divincolandosi dalla stretta e, voltatosi, si pose a cavalcioni del busto di Braccio, impedendogli il respiro e prendendo a martellargli la testa con i pugni.
Colto dalla rossa disperazione, Braccio incass il capo cercando di proteggersi con una mano, mentre l'altra cercava qualcosa da usare.
Non fu Marte, ma Fortuna a gettare uno sguardo benevolo sull'alfiere. Nella caduta lo stiletto era scivolato fuori dal suo fodero e la mano di Braccio lo trov accanto al ginocchio dell'avversario. Con un gesto fulmineo lo alz come una guglia contro la gola del cattivo, il quale fu altrettanto rapido ad arrestarsi, il pugno ancora levato, prima che la piccola lama gli entrasse nella carne.
La punta dello stiletto era penetrata del bianco di un'unghia, tra il mento e la gola, cavando una stilla di sangue che scendeva in un rivolo pigro lungo la lama e la mano di Braccio, nell'assurda immobilit di quel confronto.
Il fiato tronco, il soldato piant il suo sguardo pi duro negli occhi dell'altro e lo istru a cenni ad alzarsi lentamente. Mentre il cattivo si sollevava in piedi, Braccio lo segu sempre fissandolo e sempre mantenendogli la punta dello stiletto appoggiata alla gola; lo fece arretrare due passi, finch non fu spalle alla parete.
'un te la cavi male, damerino. se ne usc l'energumeno cercando di mantenere la faccia; gett uno sguardo ai suoi compari: lo scaltro era ancora privo di sensi, gettato scomposto a terra come se lo avesse travolto un cavallo in corsa; lo scemo stava frignando seduto sul gradino di un portone, il naso rotto che buttava sangue. Se me l'immaginavo mi portavo altri tre compari.
Hai fatto bene a non portarli, ch allora s che mi sarebbe toccato di ammazzarvi per davvero. Tutti i pensieri erano stati spazzati via dal rossore dello scontro. Ora dimmi perch diamine siete venuti a cercar rogna proprio da me. Chi vi ha mandati? Ch non credo sia una bravata di vostro genio.
Il cattivo chiuse la bocca ostinatamente, sfidando l'altro con lo sguardo. Braccio non abbass gli occhi ma insistette: Di che Potenza siete? Siete della Graticola? Della Sferza?
'un dire stronzate! Noi siam quelli del Duca della Pecora! profer il cattivo con orgoglio nonostante lo stiletto.
Mi pare siate fuori zona, no? rincar Braccio, Quindi ci ho visto bene: non siete qui per genio vostro. Sai almeno con chi hai a che fare? Vedendo che l'altro si era chiuso di nuovo in un ostinato silenzio continu: Ascolta, non  un fatto che possa succedere due volte nella vita, pertanto mettitelo bene a memoria: siete sopravvissuti dopo aver sfidato un soldato delle Bande Nere del signor Giovanni de' Medici.
Qualcosa dentro il cattivo si mise a strillare per il panico, come un merlo in gabbia assediato da un gatto famelico; non badava pi ai panni da damerino ridotti a stracci, quell'uomo dagli occhi terribili poteva essere parimenti nudo in mezzo alla strada e lo stesso non ci sarebbero stati dubbi sulla sua capacit omicida, non poteva essere altrimenti che uno dei Diavoli di Giovanni de' Medici.
'un si poteva sapere, signore, davvero... si trov a tartagliare, ...ce ne si va subito allora, con vostro permesso.
Prima due cose! Una  che tu mi dica qui e ora chi ti mena a cercar guai dinnanzi casa mia.
Messer Mariotto del Pennello! usc di bocca al cattivo quasi in un grido, Ci ha detto lui di farvi paura, ch vole la rossa tutta per s.
Bravo, vedi che sai anche parlare. affett Braccio con voce crudele, E per seconda voglio che ve ne torniate per la vostra strada senza tornare pi in qua, ma che mai vi vantiate con nessuno di esser scampati vivi da una lotta con un Diavolo, altrimenti sta' pur certo che vi trover e finir il lavoro.
S, signore, certo! Saremo muti come...
...tombe.
Braccio li guard andare via, trascinando lo scaltro ancora incosciente. Si rese conto di essere piantato in mezzo alla via come se dominasse un campo di battaglia appena conquistato: quello che l'abito non poteva fare, lo faceva la sua pura presenza fisica, il suo atteggiamento arrogante che non lasciava dubbi.
Scuotendosi da quel momento, raccolse il cappello che era finito in un angolo lercio e rientr in casa. Salvestro lo accolse con il suo sguardo di rimprovero, come se gli volesse dire: Non si fanno risse dove la signora pu vederti.
Anticipando una serata emotivamente impegnativa, Braccio sal le scale sperando che non finissero mai, centellinandosi ogni passo nel futile tentativo di rimandare il confronto con la sua donna.
Artemisia lo attendeva nello studio, gli occhi gonfi di pianto, le labbra tremule di terrore. Lo guard come fosse un fantasma, il suo sguardo si sofferm sulla fronte sanguinante e le nocche tagliate, sul farsetto strappato, il cappello distrutto e le braghe aperte sul fianco e sul culo.
Ma non ce la fai a stare fuori dai guai? Che hai in corpo? Che demonio ti agita?
Braccio si stava svestendo per liberarsi di quegli inutili orpelli, si gel un attimo a met movimento, sorpreso di essere aggredito invece che accolto come un salvatore. La guard di rimando, incapace di spegnere la luce guerriera nelle pupille: Prego! Non c' di che. Sempre disposto a salvarti da ogni insidia. Si pent subito di quella uscita: lei croll in un pianto disperato, raggomitolandosi in un angolo tra la parete e il letto.
Il cuore di Braccio gli dolse in petto, lo pugnal con un improvviso senso di colpa. Lui le si fece accosto, intenzionato a consolarla, ma lei lo scacci schiaffeggiandolo, senza smettere di piangere: Sei un mostro! Stammi lontano! Sai solo ammazzare la gente e attirare l'odio addosso a te!
Ferito e spossato, Braccio si sedette sul pavimento, senza pi pensare a svestirsi e lavarsi. Rest l, a un passo dalla sua donna, senza accostarsi se lei non voleva ma senza allontanarsi per non farle credere che la abbandonasse. Di tanto in tanto allungava una mano per carezzarle i lunghi capelli rossi, per consolarla. Lei lo scacciava e tornava a piangere e a inveire con voce sempre pi strozzata.
Dopo un paio d'ore di paziente presidio, una spanna dopo l'altra, Braccio riusc a penetrare quelle mura di disperazione, abbracciarla e farle sentire il suo calore per acquietarne il dolore. Sono qui, ti difendo io. Non avere paura, non torneranno pi. Ce l'avevano con me, non con te. Dai! Su, baciami... ecco. Non  meglio?
Fecero l'amore con la passione che scaturisce dalla sofferenza. Artemisia suggeva la vitale energia di Braccio, l'odore del sangue e della violenza, che da un canto la spaventava ma dall'altro la faceva sentire viva e protetta da quell'uomo forte.
Dal canto suo, Braccio partecipava per dovere, impegnandosi a non deludere la sua donna per sollevarla dalla tristezza e farle dimenticare le lacrime. Tuttavia non riusciva a godere di quel momento, con tutti i pensieri che continuavano ad affastellarsi nella sua mente.
La sua vita militare era terminata, ma di quella portava ancora gli strascichi peggiori: le abitudini violente e non urbane, l'attitudine a liquidare i problemi senza empatia, la necessit di avere determinati ritmi che contrastava con la quotidianit della casa di citt. L'altra sua vita, quella con Artemisia, non era iniziata come aveva creduto: i problemi sembravano aumentare invece che diminuire, la malinconia di lei che tanto lo affascinava sfociava ancora in tristezza, la sventura pareva perseguitare quella casa. Braccio voleva salvare la sua donna dai guai che la vita le aveva scagliato contro, invece pareva che la sua presenza ne portasse di nuovi, che la maledizione non fosse domata. Non voleva che Artemisia pensasse la stessa cosa, che invece che aiutarla a star meglio le stesse attirando addosso altri problemi.
Doveva prendere certe iniziative, pensava mentre assecondava meccanicamente i desideri di lei, per senza che Artemisia lo sapesse, senza che se ne preoccupasse, ch ne avrebbe trovato causa di altro dolore e ansia.
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9 Settembre 1529. Alba, Campo delle Bande Nere.
Di come si avvia la giornata per l'unica recluta.
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Niccol si dest di soprassalto allo squillo delle trombe, ancora rimbischerito dal poco e scomodo sonno trovato nella branda. Mentre attorno a lui gi ferveva la fretta degli uomini che non volevano mostrarsi indolenti nemmeno di fronte ai compagni, dovette prendersi diversi secondi per rammentare di essere nell'attendamento rischiarato dalla luce dell'alba, di dover trovare l'abito cremisi e non le braghe da cittadino e che non doveva scordarsi berretta e pugnale per non essere, di nuovo, punito.
Il vantaggio, forse l'unico, di essere assegnato come sovrannumerario a una squadra era di avere la propria branda buttata nella tenda delle scorte, assieme a bauli e sacchi, attrezzi e pezzi d'armatura scompagnati. Per quanto la compagnia avesse la propria fureria che gestiva l'ammasso
delle dotazioni, nessuno avrebbe mai buttato uno stivale sgafo, mezza asta di partigiana o un tratto di canapo, per l'antico principio del "non si sa mai": custodire tali tesori dell'eventualit a portata di mano, anzich restituirli al maresciallo di fureria, voleva dire sfruttare adeguatamente lo spazio della tenda delle scorte dove trovavano ricetto gli attrezzi, i velari, le incerate, i sacconi di tela di Genova per riporre tutto il resto dell'attendamento durante gli spostamenti.
Alla fine, Niccol aveva il bizzarro privilegio di un alloggio personale per quanto ingombro di mille masserizie riposte, appoggiate o appese ovunque.
Si sciacqu il viso dall'otre, bevendo poi la stessa acqua per mandar gi il pane con l'uva che aveva serbato dalla cena; trov tutto quello che gli serviva per vestirsi, si infil di fretta gli abiti ancora poco familiari sbagliando lato in cui allacciare la cappa prima di mettersela correttamente ad armacollo.
Cavadenti accap in quel bailamme: Sei pronto? Moviti, allora! Adunata!
Senza rispondere, ch aveva subito scoperto essere inutile, la recluta si accod alla propria squadra cercando di mantenere il tempo del passo mentre marciavano in ordine, tutti gi vestiti, coperti e armati, verso la piazza d'arme. Il suono dei tamburi, radunati sotto la bandiera, accompagnava la marcia di tutte le squadre, tenendo da minuti un ritmo al quale tutti marciavano; gli uomini affluivano nel grande spazio aperto al centro della citt di tela, trovando ciascuno il proprio posto, inquadrati in formazioni ordinate punteggiate dagli spazi vuoti lasciati da chi era in licenza di pernotto in citt o infermo.
Niccol stava immobile come gli altri nel suo undicesimo appello mattutino nelle Bande Nere, ascoltando il rituale quotidiano dipanarsi: i nomi degli ufficiali chiamati a riscontrare il numero degli effettivi, le assegnazioni dei ruoli, la conta delle licenze e le segnalazioni disciplinari, fino allo "Squarciabattaglia", l'ordine che metteva tutti in movimento per avviare la giornata.
Come tutti, anche la recluta soffriva di non avere n il capitano n l'alfiere a tenere l'adunata: Diamante faceva le veci del comando, affiancato dal segretario del capitano che probabilmente portava appunti e ordini, ma non era la stessa cosa che vedere l'alto ufficiale sorvegliare e salutare i propri uomini.
Lavoro di zappa. gli comunic Cavadenti, Vatti a preparare.
Niccol non si lament, non lo faceva mai. Ritorn in fretta agli attendamenti per togliersi cappa e farsetto in vista della fatica.
Ce l'hai una camicia sporca, ragazzo? la voce di Argo gli arriv dalle spalle.
Per un momento esit pensando che potesse essere uno scherzo di cui, in quanto ultimo arrivato, era il bersaglio d'elezione; valut le possibili risposte e opt per un prudente: No. Quella di ieri l'ho lavata ma  appesa fradicia in tenda.
Allora prendi questa qui. gli rimand l'altro gettandogli una camicia vecchia e rattoppata cento volte, Almeno non ti toccher fare il bucato anche oggi.
Grato per la rude cortesia, Niccol si affrett a cambiarsi. Non si era ancora avvezzato alla libertariet con cui gli uomini si spogliavano e cambiavano d'abito fuori dalle tende, tutti assieme. Nella sua vita da civile, per quanto avesse uno stuolo di fratelli e sorelle con cui condividere la casa, una certa pudicizia nei confronti degli estranei era normale; non avrebbe considerato cosa da fare, cos in strada, fuori dall'uscio di casa dove chiunque potesse gettare l'occhio. I soldati, per converso, non parevano badare minimamente a mostrarsi nudi agli altri, n parevano considerare il vestirsi un rituale tanto personale da celarlo a occhi estranei; anzi, sovente si aiutavano a vicenda a controllare e allacciare l'abito e soprattutto le corazze, sebbene potessero fare da soli.
Comunque la vecchia camicia rattoppata ebbe vita breve sulle spalle di Niccol: appena il sole di settembre inizi a vergare le schiene degli uomini al lavoro con i suoi raggi, fin assieme alle altre sulla palizzata, sventolanti come una teoria di fantasmi.
Nessuno, per, faceva a meno della berretta che teneva il capo in ombra, n dei bassi stivaletti chiodati, utili per lavorare di zappa nel terreno smosso; l'ordine, inoltre, prevedeva che non si separassero mai dal pugnale: sempre pronti in caso di attacco.
Stavano lavorando al grande bastione che si alzava giorno dopo giorno fuori dalle mura della citt; vi avrebbero trovato riparo dalle cannonate degli assedianti allorquando fosse iniziato l'assedio.
Il profilo a forma di stella usciva dalle mura antiche
proprio accanto a Porta san Giorgio: era stato tracciato dopo attenti calcoli, offrendo la prima punta alla direzione di Girapoggio, dove le artiglierie nemiche avrebbero trovato la migliore dislocazione, proseguendo, poi, parallelo alle mura per un lungo tratto, fino alla punta successiva che guardava il poggio de' Baroncelli per chiudere la fortificazione di nuovo contro le mura cittadine.
I soldati, tramutati in sterratori, lavoravano con maestria ad approfondire il fossato, spianando il terreno tutto attorno dal lato di fuori mentre accumulavano il riporto a far crescere un enorme terrapieno in foggia di muro a scarpa. I capitani avevano rifiutato dalla Signoria l'invio di braccianti civili, che pur erano in gran numero e volontari, credendo di far opera migliore con le sole braccia dei soldati che conoscevano le esigenze di quell'opera e, per maggior ragione, avrebbero dovuto affidarle la loro salvezza nei tempi a venire.
Lo sbalzo, una volta finito, avrebbe dovuto misurare almeno dodici braccia, dal fondo del fossato al livello del terrapieno, esser profondo duecento e venti braccia insino alle mura e munito di palizzata, paglioni e casematte.
Gi erano stati messi in opera fior di camminamenti destinati a divenire stanze e corridoi interrati nel pieno del bastione, facendo gran lavoro d'ascia con il legname seppur fresco degli alberi sradicati dai poggi circostanti. Nei giorni precedenti, lo stesso Niccol era stato messo, dopo ore di lavoro di zappa, a legar strette fascine di tralci di salice, non pi spesse di un braccio, le quali sarebbero andate a formare in gran numero le pareti di quegli ambienti e delle casematte.
I tronchi pi ostici da domesticare erano destinati a formare l'ossatura di quel forte, affondati dritti nel terreno come palafitte, per conferire la propria forza alla terra di riporto.
Ogni giorno una squadra di cavalleria saliva per la strada che rasentava il sasso delle mura trascinando qualche buon tronco di Vallombrosa preso dalle Legnaie a valle d'Arno, dove l'Arte dei Legnaiuoli li curava per farli stagionare con diligenza; quel legname di pregio era destinato a far assi, tavole e candonere, che dovevano armare e tenere asciutte le casematte.
Avevano spiegato pi volte a Niccol come si sarebbe proceduto a montare gli assi, usare le fascine per alzare le pareti con le candonere, battere la terra setacciata a rinforzare dal di fuori e far solai e pavimenti con le tavole, ma la recluta non aveva ancora potuto vedere una di quelle fortificazioni in opera e fremeva d'eccitazione per tutta quella marziale operosit.
Semola, posso domandarti una cosa? Niccol cercava di parlare senza rallentare il ritmo della zappa, ansimando a ogni virgola del discorso.
Che vuoi? gli rispose l'altro pi lento nel lavoro ma per nulla affannato.
Non che mi voglia lamentare, capisci...
Certo. Qui non ci si lamenta.
Solo che, stiamo tutti i giorni a zappare, solo a zappare.
Abbiamo anche legato fascine, no? E ieri ti ho fatto pulire la corazza, no?
Oh! Niccol sarebbe arrossito, se non fosse stato gi accaldato per conto suo, ricordando quanto si era emozionato a poter toccare una corazza brunita delle Bande Nere per la prima volta. Vero... volevo solo dire: quando  che faremo qualcosa di pi... marziale?
Tipo? Semola si interruppe nel lavoro fissando l'altro con un ciglio alzato e una smorfia divertita sotto la zazzera biondo cenere.
Tipo addestrarci, marciare, usare la picca... cose di questo tipo.
Fermati. Vieni, prendiamoci una pausa ch non posso parlare con uno che ansima come una scrofa.
Ma...
Non ti crucciare. Semola fece un cenno al serragente che annu, Una pausa serve a conservare le forze e lavorare meglio.
Andarono all'ombra di un velario dove trovarono acqua e pane; si sedettero per terra, sbocconcellando la pagnotta densa, dalla pasta gommosa nella quale si nascondevano noci croccanti.
Dici che non onoriamo Marte, recluta?
Stiamo sempre a scavar trincee e roba del genere.
Lavoro che tiene sveglie le braccia e rinforza la schiena.
Sono aduso al lavoro, io. Non sono uno sfaccendato, sai?
Non lo metto in dubbio. sorrise Semola all'orgoglio del ragazzo, Il serragente dice sempre "soldato che riposa fa danni".
Che vuol dire?
Che tenersi occupati ci tiene lontano dalla pigrizia e dai guai.
Niccol mise involontariamente il broncio all'idea di occupare il proprio tempo a zappare invece che imparare a combattere. Mi immaginavo...
Cosa? Di esser messo subito in riga con una picca in mano e una corazza nuova di pacca? Di sentire l'acre odore della polvere nera e il rombo delle artiglierie?
Beh! Qualcosa del genere, s, in effetti.
Ci sar tempo. Molto tempo e... prevenne l'obiezione polemica dell'altro zittendolo con un dito alzato, ...molto presto, ch la guerra incombe per davvero.
Nel frattempo zappiamo e spaliamo come manovali.
Eh no! Non lo dire. Vedi, forse, manovali in giro a lavorare al bastione?
Niccol si guard intorno anche se poteva gi rispondere, giusto per darsi una possibilit di confutare l'altro; No. Nessuno. Solo soldati.
Non credere che non ci abbiano mandato gli zappatori dalla citt: in questi giorni tutti i pigri fiorentini si sono scoperti pieni di zelo ed energie per guadagnarsi quattro lire al giorno e intanto aggiunger pietre alle loro mura.
Non li abbiamo voluti.
No? Ma perch? Questo  un lavoro da bestie.
Eh no! Se dici cos getti l'onta sulla schiena di mille soldati che stanno scavando assieme a noi.
Scusami, Semola. Non volevo insultare le Bande...
Fa niente, fa niente: sei giovane e ancora non iniziato. Goditi il privilegio di sbagliare, ch dopo non saranno ammesse parole fuori posto se non potrai difenderle con l'acciaio o il sangue. gli occhi del biondo si erano fatti oltremodo seri con quella raccomandazione, Che facevi in citt?
Niccol esit; non voleva parlare del suo, pur recente, passato, tuttavia sentiva di doversi fidare dei compagni d'arme che lo avevano privilegiato tra cento candidati:
Ero a bottega: garzone. Ma sarei diventato artigiano. Semola aveva mangiato la foglia su quell'esitazione e cerc di non darci peso per non mettere sulla difensiva l'altro; del resto un soldato ha diritto ai propri segreti. E avresti lasciato che un manovale curasse il tuo lavoro? Il mestiere che stavi acquistando per diventare un mastro artigiano?
Certo che no! I manovali sono per la roba grossolana e i lavori di fatica.
Appunto! concluse trionfante Semola.
Appunto! controbatt Niccol che non aveva ancora trovato il punto.
No, no! riprese l'altro spazientito ma rassegnato a doversi spiegare: Questo lavoro, per quanto duro e faticoso,  un'opera che nessun soldato lascerebbe nelle mani di un manovale. Non stiamo scavando una buca per terra; stiamo erigendo una fortificazione. Ogni colpo di zappa, ogni libbra di terra pressata, significa mettere un artefatto militare tra noi e il nemico. Non vorrei mani meno consapevoli all'opera su quello che mi deve salvare la pelle contro le cannonate, n uno sguardo sacrilego posarsi sulle ossa della fortezza.
...perch questo bastione sar sacro a Marte come ogni lama e ogni corazza! concluse raggiante Niccol che aveva trovato il bandolo del discorso.
Bravo, ragazzo! Ora torniamo a zappare, prima che Cavadenti ci venga a spingere a forza nella trincea!
...
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...
10 Settembre 1529. Mattino, Campo delle Bande Nere.
Della prigionia di un capitano d'arme.
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...
Il padiglione di Orso non aveva solitamente bisogno di sorveglianza; diversamente dalle riottose compagini che costellavano i campi di battaglia, le Bande Nere erano compagnie piccole e molto unite, all'interno delle quali l'ostilit verso i propri ufficiali non esisteva nemmeno nel regno delle idee. In quei giorni, per, non ci si sarebbe potuti accostare a quella casa di tela senza che una dozzina di occhi lo vedesse; non c'era ora del giorno in cui un gruppo di soldati sfaccendati non bighellonasse nei paraggi, n ora della notte in cui non ci fosse qualche insonne che si attardava attorno al braciere che segnava l'angolo della piazza d'arme.
Gli uomini condividevano un'ansia cui non potevano dare voce. Gi avevano dovuto veder morire il Gran Diavolo tre anni prima; con quel lutto che portavano perpetuo avevano veduto vacillare il destino di tutta la compagine, si erano tutti stretti attorno alla bandiera conservando lo spirito indomito mentre il loro numero diminuiva a ogni battaglia. In quei giorni sapevano il loro capitano ferito, lo avevano veduto in piedi a parlare loro nella luce dei bracieri, ma a nessuno era sfuggita la sofferenza che nascondeva con la maschera dello stoico. Si sentivano come marinai di un vascello sperso in mari sconosciuti, allorch il nocchiero si accasciasse febbricitante sulla ruota del timone, incapace di governare, la corrente infausta del destino pronta a trascinarli alla rovina. Il cerusico pronunciava sempre parole rassicuranti, tanto che in capo a un paio di giorni nessuno pi si era dato pena di domandargli alcunch: del resto era suo mestiere curare i corpi con le sue mani e gli animi con la favella. Per questo si era silenziosamente organizzata una veglia costante e discreta, fatta di amici che si avvicendavano senza necessit che qualcuno ne scrivesse l'ordine e il ruolo su un pezzo di carta e che facevano circolare le poche notizie con parole misurate.
Orco sent quegli occhi scavargli nella schiena mentre si accostava all'entrata del padiglione. Pi per abitudine che per calcolo aveva evitato di calpestare il pietrisco minuto steso per tre braccia dinanzi alla porta di tela; serviva a tenere libera dal fango la zona in caso di pioggia, ma anche ad annunziare l'arrivo di chiunque, ch il crocchiare della ghiaia sotto le suole riverberava all'interno come un soffio di zefiro in una campana.
Si arrest prima di muovere l'ultimo passo, udendo la voce di Argo provenire da dentro: Pure la bandiera sta l,
immobile, che pare non voglia prendere il vento. Sono certo che torner.  solo una licenza. Del resto se non si prende ora un poco di fiato per rivedere le sue genti in citt, quando lo farebbe? Domani a guerra scoppiata? rispose la voce di Cacciatore.
Hanno certo litigato come fanno i buoni ufficiali, fu il turno di Zoofilo, senza clamore per non gettare scompiglio tra le lance.
Sar sventura su noi tutti. la voce bassa di Malanima interloqu, Senza l'alfiere la bandiera non pu levarsi, senza la bandiera la Compagnia non pu radunarsi e combattere. Vedete come resta sempre chiusa la tenda del capitano? Alcuno di voi l'ha pi veduto?
Invece di rispondergli a tono, la voce di Grillo suon fuori traccia: Chi sar il nuovo alfiere? Voi lo sapete gi? Buccio aspetta da tempo di poterlo fare, ma se si fosse stufato dell'attesa mi propongo io per l'onere.
Orco si sentiva un poco confuso. Aveva gi contato cinque voci di soldati che conosceva, ma altre si stavano avvicendando a parlare della mancanza dell'alfiere. Il padiglione era grande, ma a quel punto doveva essere parecchio affollato con tutti quegli uomini dentro.
Si insospett di qualcosa al sentire la voce di Berlino, che aveva visto entrare nel proprio alloggio pochi minuti prima: Non mi chiedete di parlare, ch sapete quanto sto gi arruffato per conto mio, ma state certi che gli Di ci aiuteranno ad avere la forza per superare anche questo momento.
Alla fine, quando ud parlare Marcio da dentro la tenda ma, voltandosi indietro, lo vide che stava a far finta di
chiacchierare con i suoi uomini mentre gettava l'occhio da lontano sull'alloggio del capitano, cap che vi era all'opera una qualche stregoneria.
Orco si risolse a calpestare la ghiaia con le pesanti suole chiodate, annunciando il suo arrivo. Le voci si interruppero di colpo e, dopo una pausa di silenzio, Orso chiam da dentro: Orco? Vieni, entra.
All'interno del padiglione la gioiosa luce della vendemmia non entrava: una penombra soffocava lo sguardo mentre l'odore stanto dell'aria immobile ottundeva gli altri sensi. Orso stava nella sua poltrona di coperte e pellicce, come un re barbaro assiso in trono. Non vestiva l'abito n la camicia, ma una tunica gettata addosso a mo' di surcotto sopra delle braghe, senza scarpe.
L'unica altra persona all'interno era Formica, il segretario di Orso, che stava al suo tavolo con aria stranita.
Grazie, Formica. Va bene cos. Adesso vai, lasciaci. Parleremo delle tue richieste stasera.
Il segretario chiuse con gesti esperti ma meccanici il suo scrittoio trasformandolo in una scatola di legno che si mise a tracolla e si port via uscendo.
Accomodati, Orco. Perdona lo stato dell'alloggio.
Potresti far venire qualcuno a sistemare. Sei il capitano, gli uomini lo farebbero volentieri.
Gli uomini verrebbero volentieri a mettere il naso qua dentro, lo so bene. E no: sistemer io quando star bene. Ognuno deve badare al proprio alloggio:  la regola. Mi pesa gi tanto che il Grosso debba portar via il secchio. Orco sbuff una risata amara: E che vuoi? Che ti lasci la merda in tenda per collezione? Del resto  il tuo medico e
deve badare anche a questo. Per potresti permettergli di portare un assistente per questi lavori.
Potrei, hai ragione.
Mangi?
Non ti preoccupare.
Mi preoccupo, invece. Non mi trattare come se fossi uno dei tuoi fanti. Sono pi vecchio di te e ne abbiamo viste abbastanza assieme da conoscere i nostri demoni. Ci sono poche persone nella Compagnia che possono o hanno il core di parlarti da amico.
Orso fiss l'altro per un poco, poi dovette ammettere con se stesso che aveva ragione. Orco era rimasto serragente non perch non avesse la stoffa dell'ufficiale superiore o perch gli mancassero i meriti per ricevere il ruolo, ma perch lo aveva voluto. Assieme a Cavadenti erano come dei centurioni anziani: addestravano gli uomini, li conoscevano di persona e ci riuscivano a parlare come non riuscivano gli ufficiali superiori; educavano i caporali e li facevano crescere, restando un punto di riferimento per loro anche se facevano carriera. Orso aveva vissuto a lungo con quegli ufficiali di fanteria, poi era diventato capitano, ma aveva sempre mantenuto un rapporto privilegiato con loro; una fiducia che era pi quella verso un familiare che verso un sottoposto.
Mangio poco, cos il secchio sta pi vuoto.
Non mi pare un buon argomento. Devi mantenerti in forze, non te l'ha detto Grosso?
Me l'ha detto, stai pur certo. Per questo mi porta quel brodo consumato. Orso accenn al coccio che restava tiepido appoggiato accanto al braciere, Mi sa che per ogni
tazza tira il collo a una dozzina di capponi.
Una dozzina forse no, stette allo scherzo Orco, ma di certo le cucine sono tutto un abbrustolire di fondi e uno sfrigolare di brodi in questi giorni.
Non mi far ridere, pezzo di merda, ch mi duole tutto.
Rider io per te, allora. Cambi argomento: Che stai combinando con Formica?
Sorveglio l'umore della truppa.
Lo usi come la tua spia? Non potresti chiedere a noi? Ti diremmo tutto quello che c' bisogno.
Mi direste tutto quello che pensate sia bene io sappia, con tutte le migliori intenzioni, certamente. No, Orco. Formica non  una spia, non sarebbe in grado di commettere disonest.
Ma ti riporta quello che sente dagli altri.
Appunto: gli ordino di ripetere quello che ha sentito e lui lo fa. Ma in questo non c' malizia n volont.  come se usassi le sue orecchie in vece delle mie, ch io sono prigioniero di questa gabbia di tela.
Potresti tenere aperto un poco, almeno; girerebbe un po' d'aria fresca e vedresti quanto  bello il sole di settembre.
A che pr? Per farmi smaniare ancora di pi di non riuscire a levarmi dalla sedia senza dolere tutto? Per farmi scorgere in queste condizioni dagli uomini?
Non ti arrabbiare, dai. Sta bene cos. Passer. Immagino sia stato terribile salire al bosco le notti scorse.
Ma andava fatto.
Gi! Orco comprendeva pi che bene il profondo
senso del dovere che condivideva con tutti gli ufficiali della Compagnia, che andava assolto anche a dispetto del dolore o delle rinunce. Venne alla contingenza per accantonare quel discorso: Di cosa mi volevi parlare?
C' di bisogno che si mantenga il polso della situazione in citt. Ci siamo gi sputtanati un paio di risorse e io sto fuori gioco. Grosso bazzica il mercato ogni giorno, sulla via per il nostro prigioniero.
Gi quella  una faccenda del cazzo, Orso. Quanto durer ancora? Ch  un segreto difficile da mantenere.
Spero poco, pochissimo. Quello sta gi impazzendo per il demone che porta in corpo: o crepa di dolore o rinsavisce a giorni.
Meglio. Mi mette ansia tutti i giorni vedere i nostri andare e tornare sperando di non essere scoperti e ammazzati in quei cunicoli.
Peggio sarebbe che i Maestri venissero a conoscenza della citt antica.
Sai bene che  solo questione di tempo: pi usiamo quei sentieri, pi si alza il rischio che li scoprano anche loro.
Ho pensato di divertire la loro attenzione. Ho passato ordine di iniziare a pulire un poco le strade da quella feccia. Dopo i primi morti sul selciato avranno altro da fare che tenere d'occhio chi va a far munizioni al mercato.
Tutto qui?
Te hai sempre i tuoi appoggi in citt, vero? Cosa intendi dire?
Che conosci pi gente di me tra il popolo minuto ma anche che hai i tuoi buoni accosti tra i magnati.
Orco sorrise un poco: Ti ricordi bene. S, ho mantenuto rapporti con tutti, ch io almeno ogni tanto ci sono tornato qui.
Bene. Orso sorvol sulla frecciata, Allora prenditi gli uomini che ti servono e fatti presente con la Signoria: dai disponibilit per certi incarichi che necessitino una squadra di uomini d'arme, entra nei chiassetti, getta l'occhio in casa del popolo.
Spionaggio e propaganda assieme?
Qualcosa del genere. Che si convincano che la Compagnia si schieri assieme alla Repubblica, che si fidino di noi e sciolgano la lingua.
E se troviamo guai?
Fate alla vecchia maniera, ovviamente. Sorrise Orso.
...
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...
10 Settembre 1529. Pomeriggio, Sotterranei di Firenze.
Di come un demonio si ribelli alla fame mentre si fanno chiacchiere preoccupate.
...
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...
Grosso cominciava ad avere in uggia quel compito. Attraversare ogni giorno la citt cercando di non farsi notare, scegliere ogni volta un accesso differente, divincolarsi per passaggi confortevoli a persone che stazzavano la met di lui, nel buio con l'umidit e tutto il resto, per andare a gestire un paziente tutt'altro che paziente: tutto questo non era ci per cui si era arruolato nelle Bande Nere.
Fortuna voleva che ogni giorno si potesse scendere dal campo alla citt assieme al carretto delle salmerie per far provviste; nessuno avrebbe trovato insolito, in quei giorni di allarme per le notizie che arrivavano sempre pi consistenti da Perugia, un gruppo di mercenari che visitava il mercato per accumulare viveri in vista di giorni di scarsit.
Poco importava se non erano sempre esattamente gli stessi soldati che scendevano e poi risalivano.
Marcio e Malanima accompagnavano il cerusico per prendere il loro posto nel turno di sorveglianza. Fuori dalla porta trovarono Cacciatore, seduto sul panchetto al buio; le grida del detenuto arrivavano attutite dalla spessa tavola di quercia.
Benvenuti. Quello l non ci fa chiudere occhio nemmeno un minuto.
Non dovete dormire, dovete fare la guardia. rintuzz Marcio con la sua abituale severit.
Cacciatore si limit ad alzare le spalle e fare strada dentro la cella dove un esasperato Argo sedeva spalle alla parete, tra il puzzo e le grida del prigioniero.
Fa cos sempre? chiese Grosso mentre gi si avvicinava al limite della portata delle catene per osservare l'uomo con l'occhio di Esculapio.
Ogni tanto si cheta dieci minuti, poi riparte.
Portate pazienza,  normale.  il demonio che ha fame.
Il prigioniero piagnucolava accucciato nell'angolo, un lamento pietoso; per si avvent addosso a Grosso appena questi fu al limitare della portata, tendendo le catene in un impulso di rabbia, le mani tese a ghermire il cerusico: Maledetto! Demonio aguzzino! Servo di Satana! Vieni qua, vigliacco! Ti mangio il cuore!
Grosso rimase impassibile, approfittando di avere quel volto a un palmo dal naso per esaminarlo. Labbra screpolate, occhi iniettati di sangue in fondo a orbite scavate, il fiato secco e acido, la pelle umida di sudore che si sfogliava come malata. Annu constatando i sintomi che si aspettava.
L'uomo era coperto di sudore freddo, le membra parevano scarnite tanto erano tese dai nervi. La tunica gli pendeva addosso come un cencio, coprendolo a malapena. Le piaghe non si erano rimarginate, anzi, i ferri avevano aggravato il loro stato.
Constatando tutto questo e il lordume sparso a terra, il cerusico si immagin bene come passasse le ore di delirio quella creatura disgraziata, incurante di se stesso, del dolore delle piaghe, di dove defecava o di quando aveva mangiato l'ultima volta: il suo universo era tutto occupato dalla fame del demone.
Raccogliendo l'otre ancora pieno, Grosso domand meccanicamente: Non mangia nulla, vero? Beve, almeno?
Qualche volta, ma poco. N si lava.
Vabb, portate pazienza. Non sta a voi far nulla.
Il prigioniero era tornato a piagnucolare nel suo angolo, accoccolato sulla coperta ormai putrida: Maestro! Maestro! Dove sei... perch mi hai abbandonato qui nelle tenebre? Perch non mi porti la luce? Non sono pi degno del Paradiso, Maestro? Perdono, perdono...
Cos tutto il tempo. fece Argo come se la cosa non fosse ovvia.
Se gli dai corda  anche pi lucido. intervenne Cacciatore, Promette e blandisce per essere lasciato libero o per avere un qualcosa che non so capire.
Come la chiama? chiese Grosso.
Dice cose senza senso. L'elisir della beatitudine, la
manna...
Magari non ha nemmeno idea di cosa gli danno. Pazienza. Inutile che continui a portargli l'otre. Se gli vien fame baster il pane e il vostro sfamo. l'idea di condividere il rancio con il prigioniero fece sollevare pi di un sopracciglio. Il brodo consumato torna pi utile per i pazienti veri.
A proposito... si fece avanti Cacciatore gettando occhiate agli altri che annuirono in supporto, volevamo chiederti come sta il capitano. butt fuori d'un getto ben sapendo che quella poteva essere una domanda indiscreta.
Grosso si irrigid. Da un canto la discrezione del rapporto tra il medico e il paziente era sacra per lui, dall'altro sapeva bene come cattive notizie sullo stato di salute del loro comandante potevano minare il morale degli uomini. Tuttavia vedeva in quegli sguardi pi l'apprensione degli amici che la curiosit morbosa dei sottoposti.
Prima che potesse infrangere la propria maschera e dire qualunque cosa, Argo apr bocca impaziente: Sappiamo che non  lecito chiedere, ma sai com'...
Sappiamo come queste ferite possono... attacc Malanima.
Stai zitto, te! Chiudi quella bocca di merda, menagramo! vociarono gli altri mentre Marcio lo percuoteva con il cappello azzittendolo.
Grosso richiam tutti all'ordine, gett uno sguardo significativo al prigioniero e fece cenno di andare a parlare fuori dalla porta.
Nello stretto passaggio si trovarono un poco pi intimi, la lucerna al centro a mo' di focolare.
Il capitano  forte, uomini, ne ha passate anche di peggio.
Ha la febbre? Sputa sangue? chiese Malanima sotto le occhiatacce dei compagni.
Non sputa sangue, n lo ha mai fatto. la notizia chiara rischiar l'espressione dei soldati, Ma ha la febbre alta anche se non vuole ammetterlo, n che si sappia.
Un colpo di balestra, vero? chiese Argo cercando di estorcere informazioni al medico.
Un quadrello leggero, fosse stato un verrettone serio non saremmo qui a raccontarlo ma a far la veglia funebre. Ha spaccato almeno due costole, finch il livido e il versamento non si riassorbono non posso saperlo.
Ce la far? Cacciatore non riusc a trattenere oltre la domanda.
Credo di s, Cacciatore. Sono passati tre giorni. Ci fossero stati problemi gravi starebbe nel delirio, invece  lucido e brontola. gli uomini sorrisero alla battuta senza concedersi una vera risata. Se la punta avesse ferito avrebbe bucato il polmone e ci saremmo giocati il capitano. Una vera fortuna, allora, che quello l non sapesse tirare ammodino. cerc di sdrammatizzare Argo.
Grosso lasci posare un poco la cosa, considerando se parlare o meno, poi si risolse: Quello l, ammicc alla porta chiusa, sa tirare pi che bene con la balestra e suppongo anche con spada e pugnale. N credete che avesse armi poco buone. Non abbassate la guardia con lui, ch  un assassino addestrato e determinato. Vedendo lo sguardo degli altri indurirsi soggiunse, Addestrato finch gli funziona la memoria, determinato spero solo fintanto che
il demone non lo abbandona.
Allora ringrazieremo Fortuna per aver deviato all'ultimo la morte dal suo petto. propose Malanima, sempre disposto a invocare la Dea bendata
Minerva! intervenne Argo, Che ha posto la sua egida a proteggere il capitano e tutte le Bande Nere! Questa opinione riscosse fieri cenni d'orgoglio.
Quel che sia, fece pragmatico Marcio, mi sa che dobbiamo ringraziare il giubbone magico del capitano, vero Grosso?
Sentendo gli sguardi di tutti addosso, il cerusico si sent in dovere di parlarne: Non dite che  magico. Quelli sono misteri cui ci affidiamo quando non sappiamo spiegarci le cose.
Vuoi dire che  stato tutto un prodigio degli Di?
Voglio dire che il giubbone del capitano  diverso dai nostri...
 buffo.  fatto strano.
... ma non  magia ci che lo rende diverso.
Allora che cos'? fece Marcio un poco contrariato dall'esser stato contraddetto.
Si tratta di roba che qui non si sa nemmeno come fare a farla. L'ho visto da vicino pi di una volta e Orso me ne ha parlato. Lo chiama con una parola straniera, tipo "deel", credo sia bulgaro o polacco; roba che non si parla qui, comunque.
E perch para i verrettoni?
Al tempo. Non so se para i verrettoni, di certo ha parato quel quadrello, anche se la botta  arrivata bene.
Niente para le costole come un buon petto d'acciaio
temprato! propose Malanima che difficilmente usciva in azione senza una buona protezione.
Certo, vecchio mio, ma non sempre puoi permetterti di andare in giro in corazza, nevvero?
Per quello ci sono i giubboni. Fece Argo, Ma di solito sono di lino e crine, ben robusti contro le botte e le lame, ma non reggono certo a un colpo di balestra.
Per quello c' l'acciaio insistette Malanima strappando un sorriso rassegnato agli altri.
Oppure quelli con la maglia di ferro nascosta dentro.
Non  una garanzia contro le balestre, magari contro una buona coltellata s. Ma pesano un'ossessione.
Appunto! Grosso riprese in mano il dibattito: La deel del capitano  un giubbone tutto diverso. E fatto di seta, dentro e fuori.
Di seta? Ma non  roba da velluti da cortigiano? Lustra e delicata come i capelli di una pulzella.
Ma con i capelli si fanno anche le corde d'arco e le funi pi robuste, vero? Anche la seta pu esser lavorata per non essere cortese ma marziale. Rinuncia alla delicatezza dell'operato per divenire robusta e indomabile.
Quindi  fatto di seta invincibile?
Non direi proprio invincibile. Fatto sta che la seta di per s  difficile da strappare e se tessuta fitta e sovrapposta pi volte va a formare una barriera di tele che afferrano la punta come cento mani; ecco, immaginate una picca spinta con quanto impeto vogliate dentro al quadrato, ma ogni uomo la prende e la afferra con tutta la sua forza: quella non potr passare oltre e ferire. Cos credo funzioni quel giubbone.
Ma la botta la prende sempre.
La botta s, la violenza del colpo arriva tutta. Meglio una costola rotta che un buco nel polmone, che ne dite?
Io preferisco lo stesso l'acciaio!
Basta chiacchiere. Il capitano se la caver, voi tenete le boccacce chiuse e sorvegliate il prigioniero. Ora affrettiamoci a tornare indietro che il carretto non ci pu aspettare tutto il pomeriggio.
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10 Settembre 1529. Pomeriggio, Campo delle Bande Nere.
Dei crucci dell'armiere e della passione del monaco.
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L'entrata del padiglione si schiuse per far entrare la mole dell'armiere. Orso non era abituato a vederlo in camicia, ch di solito lo incontrava mentre era intento al lavoro, le grandi braccia nodose scoperte con la pelle abbrustolita dalle fiamme della forgia.
Dal suo trono di coperte gli fece cenno di avvicinarsi: Che diamine sarebbe questa? gli domand senza preamboli ma controllandosi per non sollecitare le costole doloranti, Una richiesta di ottocento fiorini d'oro per materiale di forgia? E non ti degni nemmeno di stilare un elenco!
Mano di Ferro tolse di mano la lettera al suo capitano, Un gesto non proprio rispettoso, gettandola nel braciere dove prese fuoco subito.
Mi stava sul cazzo mandare a chiedere un colloquio,
che qui ci sono pi orecchie che in un lupanare.
Orso si rilass, sprofondando per quanto poteva tra le coltri: Capito. Dovevo capirlo prima, vecchia buccia.
Non sono i vostri giorni migliori, capitano.
Accomodati, allora. Prendi una sedia e riempi due coppe, ch a te la devo e io me la merito.
L'armiere afferr le coppe d'argento dal braciere con la mano sinistra che aveva di acciaio e che gli dava il nome; le dita meccaniche si muovevano stupefacentemente bene, quasi fossero vive quanto il resto della sua carne. Versato nelle coppe roventi, il vino sfrigol a contatto con il metallo caldo, effondendo l'aroma delle spezie a rinfrancare per un poco l'aria stanta del padiglione.
Dimmi, dunque: qual  il cruccio per il quale non hai voluto mandare a domandare colloquio?
L'altro giorno, quando Arteficio ha preso su i miei mantici, hanno portato al campo quel monaco.
Il frate bruno, dici?
Frate, monaco,  uguale. Lo ha in custodia Bertino, no? Orso annu. Come mi aspettavo, Bertino  venuto subito da me a cercare dei ferri per assicurarsi che quel poveraccio non fuggisse anche senza doverlo far guardare.
Glieli hai dati?
Certo, capitano. Ho solo dovuto stringere un poco i bracciali, ch quello l pare abbia solo ossa sotto la pelle. Gli daremo da mangiare. scherz Orso, Ma te non sei preoccupato per la salute di quel cristiano, vero, adepto di Vulcano?
No, per nulla. O meglio... Mano di Ferro pens un poco a come proseguire: di solito non usava tutte quelle
parole nello stesso giorno, ...forse un po' s, ma non perch  cristiano, n perch  lui. Pi che altro per la salute, in qualche modo, di Bertino.
Cos parli per enigmi. Non c' di sicuro pericolo che il frate assalti il suo custode, non con successo, almeno.
Non so come. E solo un'impressione, mettiamola cos. Insomma: Bertino  tornato da me il giorno dopo, con fare quasi da cospiratore ma tutto infervorato di un'energia che era un poco di tempo non aveva. Mi ha dato certi schizzi di suo pugno, fatti male per giunta, chiedendomi di fargli certi ferri bizzarri che gli occorrevano.
Per il frate.
S, ha detto qualcosa del genere. Anche se mi pareva non volesse spiegarmi bene.
Che ferri?
Roba stretta, manette chiuse bene e anche dei giunti da fune di quelli normali e a ballerino, che di certo aveva in mente lui come usare.
I due rimasero un poco assorti a sorseggiare il vino caldo, ciascuno pensando sulla propria linea. Il rumoreggiare del campo giungeva attutito dalla pesante tela del padiglione, ma nondimeno li teneva ancorati al presente di quel villaggio senza muri di pietra.
Hai pensato anche te che abbia trovato nel monaco un compagno di giochi? butt l Orso.
Un compagno  qualcuno che condivide volentieri le tue avventure. Se non lo vuol fare...
...ti tocca costringerlo con lacci e catene. Mano di Ferro annu, l'espressione solitamente granitica incrinata da uno sguardo strano.
Comprendo quello che ti cruccia, armiere. Ti tolgo questo fardello dalle spalle e lo prendo sulle mie, ch tanto non posso far altro, in questi giorni, che parlare e raccomandarmi.
Parlerete con Bettino, dunque?
Come c' di bisogno che si faccia: da capitano e da uomo.
Alla prima occasione, fece mandare a chiamare Bertino che si present nel padiglione prima della mensa. Orso studi un poco il giovane ufficiale prima di permettergli di prendere una sedia: aveva ancora sulla pelle i segni rossi dell'auspicio di Arno, che portava da giorni con un orgoglio mistico; gli pareva anche pi energico del solito, ben vestito nell'abito cremisi e con l'occhio luminoso.
Come sta Adelmo? una domanda diretta.
Bene, capitano. Ancora non sembra un essere umano, ma non gli faccio mancare nulla. Magari or di quando toglieremo il campo avr pure messo su un po' di ciccia su quelle ossa.
Sai che non  il tuo animale da compagnia, vero?
 mio prigioniero, capitano! salt su Bertino.
Non mi fare agitare e stai seduto. Bravo.  tuo prigioniero, ma quello che pu dirci serve a tutta la Compagnia e oltre, lo sai bene.
Bertino era uno degli iniziati della Kripteia tra le schiere di Orso, gi da prima che tornassero a Firenze quell'anno e il capitano decidesse di iniziare tutti gli uomini che stava educando allo scopo, pertanto comprendeva meglio di altri quanto fosse delicato quel conflitto e quanto importante avere informazioni di prima mano dal frate. Non gli sto facendo del male, capitano. Lo garantisco.
Orso lo guard intensamente, nascondendo dietro la maschera dello stoico la sua indecisione su come proseguire il discorso senza disturbare il nido di vespe che era l'orgoglio del giovane. Il silenzio, per, lavor al posto di cento parole.
Bertino riprese: Orso, mi dicesti che potevo venire da te come amico quando ne avessi avuto bisogno. la voce non era indebolita dalla confidenza che si stava prendendo.
Vero, Bertino. Non ho nemmeno pensato di ritirare quell'invito, ch non solo ho una parola sola, ma non ho motivo per farlo.
Ecco, sai che sono stato al sacrario di Arno, ma non sai che la sacerdotessa mi ha dato avvisi e profezie. Mi ha detto di non restare a soffrire per quello che  stato, ma di annegare il dolore nella carne senza ritenermi in alcun modo.
Anceste  una donna saggia e di grande esperienza. Fai bene ad ascoltarla.
Allora capisci che devo prendere ogni opportunit per farlo? Non sto recando male a nessuno, solo onorando Venere e Amore.
Ma con il frate Adelmo? E un sacco d'ossa ed  perfino cristiano!
Sai come si dice? In amore e in guerra occorre far di ogni pertugio...
...una spelonca. Orso sorrise, impedendosi di ridere: Mio giovane amico! Mi rendo conto che la via degli Di
 lunga e difficoltosa da scorgere. Prendi il vino, lascia che sia lui a scioglierti la lingua e raccontami i dettagli.
Non ho bisogno di Bacco per narrare delle mie gesta, ch non alberga vergogna nelle mie membra. nondimeno approfitt dell'invito a bere prima di avviare a raccontare di come stesse approfittando del proprio prigioniero per il proprio piacere carnale.
Dopo un po' Orso lo interruppe: Sforzare un altro uomo, o una donna, contro la sua volont  un reato per un soldato, oltre che un oltraggio agli Di. la voce non riusciva severa come avrebbe dovuto; Orso non voleva condannare Bettino, ma farlo uscire da una cattiva strada.
Ci sono uomini che non hanno volont propria sufficiente per sapere cosa desiderano, n il coraggio di perseguire i propri desideri.
Molto vero, specie tra i cristiani. Stai studiando retorica da Grosso, per caso?
Parlo solo con l'ardore degli Di, Orso. Sento la loro forza dentro di me ogni giorno e ogni notte.
Nondimeno ho dubbio che il frate Adelmo voglia essere partecipe alle tue consacrazioni.
Oh! Sulle prime si ribellava, certo, ma era per ignoranza e cattiva esperienza. Che credi? Che non sforzino i giovani adepti del loro dio crocifisso nei monasteri?
Me ne hanno gi parlato, s. Ma loro lo fanno con colpa e si dolgono di averlo fatto.
Appunto ti dico! Adelmo non era ignaro dei sensi della carne, quando l'altra notte l'abbiamo menato fin quass; solo che deve imparare a godere della consacrazione del momento, a non sentirsi in colpa per quello che fa.
E te sei bravo a persuaderlo, vero?
Bertino si lasci sfuggire un ghigno: Pi che bravo, Orso. Sentissi come mi chiede di averne ancora!
Stai scoprendo la tua vocazione al dio Amore? Potresti pensare a diventare Sacerdos quando Marte non ti chiamer pi.
O radunare un battaglione sacro, capitano! Orso rise, pagando l'allegria con una fitta di dolore al costato: Non mi far ridere, ch le costole mi dolgono tanto. Ascolta, ora: non far nulla per quello che mi hai detto di aver compiuto con Adelmo, ch ne abbiamo parlato da amici e ti capisco.
Capendo che la parentesi di confidenza era stata chiusa, Bertino si ricompose attorno la seriet marziale: Grazie, capitano. Ma che volete che faccia? Mi volete togliere il prigioniero?
No, affatto. Solo sii pi corretto con lui. Voglio vedervi assieme qui, domani mattina. Parler con lui stesso e sappi che scaver nel suo animo: sar inutile che tu gli raccomandi cosa dirmi.
S, capitano, comprendo.
Soprattutto: fai che nessuno sappia niente, ch a quel punto dovr metterti nelle mani dei tuoi uomini per essere giudicato.
Al pensiero di un processo pubblico, l'ardore di Bertino vacill: un conto era seguire la propria divina ispirazione, un altro renderne conto di fronte ai soldati che difficilmente avrebbero inteso quegli atti se non nella pi turpe delle maniere. Si limit ad annuire.
A posto, allora. Vai a mensa e torna qui domattina.
...
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10 Settembre 1529. Sera, Osteria del Pennello.
Di come un oste debba ricorrere all'ausilio di amici e di come questa possa non essere la migliore delle opzioni.
...
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...
Capitano Bandini, perdonate una parola. Mariotto aveva atteso con lo sconforto in corpo che il suo cliente si fosse ben accomodato e servito prima di andare a importunarlo: tornare a chiedere non solo consiglio, ma pure intervento al nobiluomo che frequentava la sua osteria gli pareva eccedere il limite della loro confidenza, oltre che costituire una vergognosa ammissione di incapacit nel gestire i propri affari, cosa di cui aveva fatto gran vanto poche sere prima. Tuttavia, non sapeva come diversamente trarsi da quell'impaccio se non lasciando cadere tutta la faccenda in un nulla di fatto.
Giovanni Bandini stava ben accomodato sulla sua sedia, con un'espressione infastidita che non incoraggiava
certo nessuno ad accostarlo, ma si rischiar un poco, come un acquazzone che diventi pioggerella uggiosa, all'arrivo dell'oste. Volentieri, messer Mariotto, sono subito con te. rispose alzandosi e scusandosi con un cenno con il suo compagno di tavolo.
Ci fu un intenso scambio di gesti ed espressioni tra il capitano e l'oste che, senza clamore, volevano dirsi: Non c' bisogno che lasciate il tavolo, state comodo.
No, no. Andiamo laggi a parlare.
Davvero, non dovete disturbarvi.
Macch disturbo, muoviti. Questo qui mi ha bello che stufato.
Allontanatisi dal tavolo si misero sulla cantonata dell'uscio, dalla quale l'oste poteva sia sorvegliare i propri affari che la piazzetta antistante e dove, soprattutto, c'erano meno orecchie a portata di parola. Da quella posizione potevano vedere la mole della torre della Castagna e la cantonata della piazza di san Martino.
Stasera proprio non va bene. sbott il Bandini, Messer Benintendi pare aver ritrovato giovinezza e loquacit, non crolla come suo solito al terzo bicchiere e mi tedia con i racconti immaginifici delle sue gesta eroiche. Per giunta quel cane di Bettino non si fa vedere da una settimana, quasi, n mi manda notizie. Te ne sai nulla?
Neanche io l'ho pi riveduto, no. Credevo ne sapeste voi meglio di me. L'ultima volta  passato di qui con certi suoi commilitoni, una sera che voi non c'eravate, ma sono andati via con le loro gambe e i loro sensi senza lasciarmi altra notizia.
Va bene. Mander a cercarlo, ch senza la sua spalla 
un peso insoffribile gestire il vecchio per trombargli la moglie. Fece una pausa soffiando fuori la stizza, poi si ricord che era stato l'oste a chiamarlo per parlare: Ti sto facendo torto, mio buon amico: che cosa posso fare per te?
Senza perdere il momento, Mariotto attacc: Vi rammentate dei buoni consigli che mi deste l'altra sera a proposito di quel mio affare di sensale?
A proposito della strega che lavora di pennello e del fatto che aveva assoldato un protettore? Certamente. Devo capire che la faccenda non  ancora chiusa, altrimenti non saresti crucciato.
Appunto. Meno male che siete uomo di mondo e con voi non bisogna far tante pi parole del necessario. Ecco: ho seguito il consiglio e mandato certi ceffi che mi fanno lavori alla bisogna. dicendo questo accenn con il mento alla piazzetta che vedevano di scorcio dove a quell'ora bighellonava una compagnia di popolani, Ierlaltro sono andati a fare quello che dovevano fare, ma non sono tornati a darmene notizia, n a reclamare il dovuto.
Non li hai pi visti?
Visti li ho visti, scorti di lontano, ch appena mi hanno indovinato cercarli si sono dati alla macchia e spariti nei loro chiassetti.
Questa cosa mi sa di vergognoso fallimento. sorrise il Bandini, Nessuna notizia proprio?
Ho saputo che stanno pesti, tutti e tre. Nasi rotti e teste ronzanti, come se invece di un damerino da letto quella Puttana avesse assoldato un bravaccio fatto e finito.
Il Bandini rise di gusto, noncurante della faccia offesa
dell'oste. Quando riusc a placarsi appoggiandosi con la mano alla spalla dell'altro, riprese: Quindi sei tornato da me a chiedermi di quei miei bravacci che ti dicevo, che se i tuoi cani non hanno potuto aver ragione del cervo, ti ci vogliono i miei lupi.
Ve ne sarei immensamente grato.
Non sprecare le parole n t'impegnare in cose fuori dalla ragione di questo commercio. Mi basta la tua migliore medicina per togliermi dalla schiena il becco e lasciarmi godere dei sollazzi della notte, fintanto che l'aria  dolce e sa di diospero.
Per quello, basta dirlo. Ho certo governo da amministrare al vino vecchio che mander, mi assicurano, il vostro cornuto commensale in paradiso in men che non si dica.  roba costosa e perigliosa... la vecchia abitudine di Mariotto a tirare su prezzo e compenso non moriva facilmente, ma fu domata dall'occhiata severa del Bandini, ...ma per un amico come voi che mi siete di tanto ausilio, il miglior prezzo  il piacere che ne traggo.
Bravo! Appena quello batte la testa nel suo vomito, io mi cavo dalla tua osteria e strada facendo passo voce alle persone giuste.
L'oste fu di parola. Tornato al suo tavolo, il Bandini vide arrivare una nuova brocca di vino profumato dal sentore vellutato e invitante. Obbedendo al cenno di Mariotto, per, non ne tocc goccia mentre messer Benintendi ne godeva un paio di bicchieri. In pochi minuti, la ciana gli si spense sulle labbra e gli occhi vagarono su nubi di sogno. Il capo dell'uomo sbatt con un rumore carnoso sul legno
del tavolo, i sensi perduti in una nube dorata.
Per! Niente male davvero! esclam il Bandini con un cenno di approvazione all'oste mentre si alzava e prendeva su le sue cose per andarsene, Hai fatto la tua parte pi che egregiamente, ora conta pure che io faccia la mia. Buonanotte, Mariotto.
Non pass molto tempo che al Pennello arrivarono tre uomini che altro non potevano essere che bravi: gli abiti ricchi nel tessuto e nel ricamo ma dal tipico taglio militare, con le maniche e i pantaloni rigonfi, le fodere di velluto che si intravvedevano dai tagli orlati, ma soprattutto le cappe portate ad armacollo, sulla spalla sinistra, a celare senza poter nascondere completamente i foderi di spade e pugnali, erano tutti segni tipici di quelle genti.
Nati popolani, i bravi erano uomini che avevano avuto la ventura di entrare al soldo di una compagnia di ventura nella quale avevano appreso a combattere con ogni arma; cessata la loro esperienza militare non si degnavano di tornare a sgobbare con il popolo minuto, n avevano una schiatta blasonata ad attenderli, pertanto si dedicavano a mettere a frutto le loro abilit dando protezione a chi ne aveva bisogno anche se all'inizio non lo sapeva, e dandosi per lavori di taglio e punta. Non degli uomini, quindi, che un comune cittadino potesse permettersi di affrontare a cuor leggero.
In due restarono fuori dall'uscio, mentre il terzo si fece strada fino al tavolo dell'oste; la lunga spada al fianco non era proprio l'accessorio migliore per camminare tra sgabelli e tavoli.
Con la voglia di liberarsi dalla loro presenza il prima
possibile, Mariotto diede al bravo tutte le indicazioni necessarie, assicurandosi che non sarebbero tornati a riferire a lui, n a pretendere alcunch. Preferiva di gran lunga risponderne al Bandini, che si sarebbe placato facilmente con un caratello di vino nuovo, piuttosto che avere di nuovo quegli uomini di malaffare dinnanzi al proprio uscio.
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11 Settembre 1529. Mattino, Campo delle Bande Nere.
Di come possano quattro giorni mutare l'animo di un uomo.
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Espletato l'appello, il campo militare torn al suo ribollire di attivit. La guerra imminente metteva addosso ai soldati quella truce allegria nel veder risolvere l'inattivit di mesi. Per molti, il poter tornare alle famiglie e alle familiari mura di Firenze era stata una parentesi piacevole, ma in pochi davvero avrebbero scambiato l'ardore della battaglia, l'acre fumo degli spari che seccava la gola, il cozzare del metallo, le grida e le urla che presagivano la vittoria per la tranquillit di un letto caldo in una torre di sasso. Il sangue di Marte scorreva forte in quegli uomini che non avevano bisogno di pronunciar parole per intendersi.
La citt di tela era cinta dalle sue proprie mura di terra
battuta; il terrapieno d'ordinanza con tanto di fossato, palizzata, torrette e portoni era stato eretto prima ancora di alzare la tenda del capitano; tuttavia quell'opera di fortificazione campale pareva un gioco di fanciulli di fronte all'enorme bastione che gli stessi soldati andavano costruendo a ridosso delle mura cittadine.
Giorno dopo giorno, sotto la direzione dei genieri, le braccia dei figli di Marte zappavano e muravano con tutto il materiale che potevano trovare, innalzando la terra in un grande contrafforte dentro il quale avrebbero vissuto i giorni dell'assedio, fossero essi una breve settimana o intere stagioni.
Gettando l'usuale occhiata al progresso di quei lavori, Bettino arriv alla tenda di Orso accompagnato dal frate Adelmo. Nessuno sorvegliava l'ingresso, n c'era un attendente a poterli annunciare; tuttavia il crocchiare dei loro passi sulla ghiaia fu sufficiente per avvertire del loro giungere la voce che li chiam da dentro.
L'interno era oscuro per chi venisse dall'intensa luce del mattino estivo; attendendo che i suoi occhi si abituassero, Bettino apprezz che il padiglione fosse stato arieggiato, allontanando in buona parte l'odore di stanto che aveva sopportato la sera prima.
Sedetevi. ordin Orso senza cerimonie indicando dal suo trono un paio di sedie poste l davanti. Il suo cenno, frutto dell'abitudine a comandare, guid Adelmo a quella posta pi vicina a s, mentre un altro gesto imped a Bettino di avvicinare la propria seduta, obbligandolo a restare un braccio indietro e a non esser nella vista dell'altro.
Formica era gi al suo scrittoio, discreto testimone di
tutto.
Bentrovato, Adelmo. Hai mangiato bene? apr il colloquio Orso in maniera informale.
S, capitano. Non mi  stato fatto mancare niente.
Il frate aveva un aspetto tutto diverso rispetto alla notte, pochi giorni addietro, in cui era stato portato al campo: le sue guance erano pi piene, il colorito aveva perso le qualit dello spavento per rivelare una salute che si celava dietro gli zigomi alti e gli occhi attenti; sotto il semplice surcotto Bertino lo aveva vestito come un uomo, non come un cristiano: stivaletti e pantaloni, camicia e farsetto, tutta roba tratta certamente dal suo bagaglio ma che stava decentemente addosso anche ad Adelmo.
Aveva fatto anche un gran lavoro di rasoio, portando quasi a zero i capelli del frate; indubbiamente una pietosa opera di igiene, ma anche la maniera pi rapida per annientare l'impronta martirizzante della tonsura monacale.
Orso dovette fare uno sforzo per non farsi condizionare da quell'immagine cos urbana e rammentare chi fosse in effetti la persona che aveva di fronte: Non avevo intenzione di vederti cos presto, n intendo farti violenza. Tuttavia la tua custodia ha preso un verso non ordinario ed  mio compito prendermene cura. Capisci quello che intendo?
Adelmo arross per l'imbarazzo; si irrigid nel tentativo di voltarsi a guardare Bertino mentre gli occhi di Orso lo tenevano inchiodato. Capitano... io... non...
Bevi. ordin Orso accennando alle coppe di vino speziato che aspettavano a portata di mano, Bacco aiuta sempre la lingua a decidere quali siano le parole pi sincere.
Adelmo bevve come se il vino fosse la pi dolce delle medicine; il capitano sorrise nel vedere l'espressione beata negli occhi socchiusi, mentre l'aroma ricercato del suo vino ippocratico destava nel frate il piacere della lingua. Con pi calma e compostezza, sorseggi la propria coppa.
Aveva considerato di dover placare la paura nel frate per metterlo in condizione di parlare, come aveva fatto la notte in cui glielo avevano portato; tuttavia cap che non era l'alito di Phobos a ostacolare la sua favella, ma qualcosa di diverso che Orso non comprendeva, per quanto intellettualmente classificasse: vergogna.
Adesso, Adelmo, riprovaci. Fatti confortare dall'animo di Bacco, dal calore del vino, e non pensare ad altro se non a far uscire i tuoi pensieri dalla bocca. Ti senti prigioniero qui con noi?
No, non direi di essere prigione. Sento di essere pi custodito che imprigionato.
Orso aveva a combattere una battaglia bizzarra. Uso com'era a un lessico spiccio con i soldati o all'eloquio degli ufficiali, doveva trovare nella sua mente parole diverse per aprirsi una linea di incursione nell'animo di quel mite frate cattolico.
Avendo aperto la partita con l'aiuto di Bacco, pens di poter cavalcare pi spedito del lecito, commettendo un passo falso: Ti ho chiamato qui ch so quale natura abbia la tua custodia ed  mio dovere assicurarmi del tuo animo in merito.
Adelmo lo guard ancora paralizzato da un sentimento che Orso poteva solo classificare ma non comprendere.
Bacco aveva spianato la sua lingua, che se si fosse mossa avrebbe favellato svelta ma che, invece, restava serrata dietro i denti come un veltro in gabbia.
Orso si rilass nel suo seggio, allontanandosi di quella spanna di cui si era sporto innanzi per farsi pi confidente con il frate. Sorseggi ancora dalla propria coppa sperando invano che l'imbarazzo di Adelmo si sciogliesse in quel silenzio. Infine gli torn a parlare un poco pi torvo e serio di prima, mutando strategia ma continuando a scegliere parole inusuali per lui: Sospetto senza conoscere che la tua religione ti impedisca di vedere il bene nel piacere carnale, nonostante i tuoi sensi naturali ti dicano tutt'altro avviso.   per questo che sei silenzioso e meni il nostro dialogo all'inconcludenza?
Adelmo lo fiss ancora qualche secondo, i lineamenti rigidi incapaci dell'uomo incapace di distogliere lo sguardo dal proprio interlocutore, poi annu rigidamente.
Orso credette di scorgere un'implorazione di aiuto in fondo a quegli occhi fissi e continu su quella nuova linea: Ti hanno insegnato che il dono di Amore  un male per l'uomo? Per quale ragione e con quali motivi ti hanno propinato un tale convincimento?
Adelmo trov coraggio nel campo a lui familiare del dibattito: Il commercio carnale  peccato agli occhi del Signore. Esso distoglie la mente dalla preghiera e dallo studio, lorda l'animo del tumulto delle membra.  ispirato dal demonio stesso per allontanare le anime dalla via del Signore e trascinarle nella dannazione.
Un bel catechismo, non c' che dire. Ma non  forse il tuo
dio che benedice le proli fertili e numerose? Che prescrive l'unione del matrimonio per assicurare il nome paterno ai figli della moglie? Orso fatic a non scivolare aggressivamente nella polemica che aveva pi volte calcato rispetto all'ipocrisia di quel culto cos contraddittorio.
I gentili sono un conto: essi sono il gregge del Signore. Non prendono volontariamente i voti dei cenobiti, n aspirano alla beatitudine, ma si contentano della salvezza. Chi sente la vocazione a servire il Signore deve prendere determinati voti e rispettarli per camminare dritto sulla via per la beatitudine.
Quindi te hai sentito la voce del tuo dio chiamarti? domand Orso sinceramente interessato, Ti ha visitato in sogno, forse, o ti ha dato dei segni portentosi e una missione?
Adelmo fece una smorfia bizzarra per un istante: In realt... non ho mai ricevuto un tale privilegio. Spero che un giorno il Signore mi parli, per questo prego e rispetto la regola. queste ultime parole gli erano uscite di bocca meccanicamente. Vista la contingenza, il frate non stava certamente facendo n l'una n l'altra cosa.
Quindi sei entrato tra i frati senza una chiamata del tuo dio. Questo mi pare sacrilegio. butt l duramente Orso. Poi rincar: Mi dici che nel cenobio pregavi e rispettavi certe regole, ma sono piuttosto certo che non eri estraneo a quelli che chiami 'peccati'. Che il piacere della carne non ti fosse sconosciuto.
Siamo tutti peccatori. una lacrima si era formata all'angolo dell'occhio del frate, Solo il Signore pu giudicarci e salvarci.
Bertino, che ne pensi?
Capitano? rispose Bertino senza alzarsi dal suo posto.
Cosa pensi della santit di quest'uomo nei confronti del suo dio?
Adelmo  un uomo buono. Non potrebbe mai essere un figlio di Marte, ch il suo animo  pacifico e rifugge la violenza. Altri hanno profittato di questo per confonderlo e mettergli in testa idee non sue. Ha una sofferenza nel cuore che si sopisce solo quando il suo corpo  esausto e si affida all'abbraccio confortante di Morfeo.
Stai usando l'eloquio per non profferire parole chiare. Bertino sorrise complice al suo capitano; il frate non poteva cogliere la sua espressione e restava immobile al centro di quello scambio che pur lo riguardava, in attesa del giudizio che quei pagani stavano formando.
Lo dir, dunque, con le parole della truppa: al frate Adelmo piace mangiare, bere e scopare come e forse pi che a ogni altro uomo, solo che lo hanno convinto che questo fosse sbagliato e non riesce a liberarsi da questi pensieri finch  desto.
Adelmo aveva tremato visibilmente a quel giudizio tanto esplicito. Orso sorrise crudelmente, presagendo l'ultimo assalto alle linee dialettiche del frate: La fortezza che ti hanno insegnato a ergere attorno al tuo animo  divenuta prigione. Poteva tenere Adelmo il frate al sicuro dal mondo fintanto che il mondo se ne fosse stato fuori per suo Proprio conto. Orso esplorava la propria memoria: la sua formazione stoica gli aveva insegnato a non essere succube dei propri desideri ma, soprattutto, a non reprimerli per non dar loro ancora pi forza. L'educazione del cenobio
doveva essere fallace in quel senso, creando un nodo di dolore in luogo del vuoto che la cupidigia soddisfatta virtuosamente avrebbe dovuto lasciare. Non vi  modo di tenere quel mare fuori dalla tua casa per sempre. Hai visto che nemmeno il cenobio  immune a quello che il cenobio stesso professa di voler tenere fuori dalle proprie porte chiuse. L'uomo stesso porta con s il dono di tutti gli Di: desiderio, sentimento, violenza, genio, allegria, rabbia, tristezza. Negare uno di questi moti  come tagliarsi un arto e pretendere di poter vivere ancora appieno. La via del tuo dio  una via di privazione e tristezza: non invidio chi riesce a camminarla fino in fondo.
Adelmo non riusciva a rispondere: il suo animo era esposto, la voce di Bertino gli aveva risvegliato i sensi in modi che non poteva negare, mentre il discorso logico di Orso gli impediva di ribattere con argomenti efficaci.
Adesso dimmi cosa pensi di Bertino, senza timore: questa mano ti difender da lui nel caso sia mosso dalla furia per le tue parole.
Non ho parole cattive per Bertino. attacc il frate con vigore, felice di poter cambiare discorso, Egli  forte e cortese con me. Non nego di averne avuto gran spavento, quella notte in cui mi ha addotto fuori dal cenobio e mi ha menato quass. Ma ho potuto vedere quale fiamma di santit arde nel suo animo e quale conoscenza mistica custodisce il suo cuore. Egli  toccato da un Dio che non  il Signore di Cristo, ma che da lui parla e gli anima le membra.
Orso era colpito: impieg la propria sapienza per indossare la maschera dello stoico e non lasciar trasparire quello
stupore. Stai dicendo che il tuo dio non  l'unico dio? Questo non contraddice, forse, il tuo catechismo?
Affatto. Il Signore comanda che chi lo segue debba rinnegare tutti gli altri Di: questo significa che Egli stesso riconosce l'esistenza e la consistenza di Essi, ma che impone di essere l'Unico nel cuore di chi voglia ottenere, tramite Lui, la salvezza.
Interessante punto di vista, frate. sorrise Orso, Lo terr a tesoro per future dissertazioni. Ma quindi dici che il nostro Bertino  santo?
Fuor di dubbio e di sentimento! la voce di Adelmo si era fatta un fervore, Ma non lo vedete anche voi? Non solo  marchiato, come mi ha raccontato, nel corpo ma si avverte l'energia di un qualche Nume nel suo sguardo e nella sua parola.
Che Bertino sia illuminato da dentro l'ho ben visto. Mi stupisce solo un poco il tuo fervore di fronte a tale prodigio manifesto. Credevo, sino ad ora, che ogni religioso cristiano potesse negare financo l'ovvio e il palese se si andava a parlare di altri Di all'infuori del vostro.
Cosa avete deciso, capitano? interruppe Bertino, Adelmo ci ha gi raccontato quello che sa ed  mia cura fargli ricordare altro e riportartelo. Come vedete, non  preda di violenza n di malversazione.
Lo vedo bene, ho gli occhi e le orecchie. Per quanto sia rassicurato in merito alla sua salute, resto dell'avviso che il vostro modo di condurre questa custodia possa sollevare problemi con la truppa. Del resto lui rimane un frate cristiano e un prigioniero, agli occhi dei pi. Pertanto sarebbe meglio che avessimo un posto meno al centro delle
manovre per tenerlo in custodia e fargli rammentare quanto ci serve di sapere, sempre che egli voglia continuare a collaborare.
Capitano, rispose Adelmo chiamato in causa trovando per la prima volta la forza di voltarsi un attimo a trovare l'incoraggiamento di Bertino, quegli uomini che si vestono da monaci sono nemici del Signore e dei vostri Di alla stessa maniera: voltare altrove lo sguardo di fronte allo scempio che stanno commettendo  rinnegare ogni buon principio di umanit e santit. Ho ben compreso quale possa essere il destino di questo mio corpo se cadesse in loro mano e, per quanto tema la morte come ogni creatura, la preferirei grandemente alla dannazione che essi mi infliggerebbero. Sono qui portato dalla provvidenza per aiutarvi a combatterli, per armare il vostro acciaio con il mio misero consiglio.
Lo prendo per un s. tagli corto Orso. Bertino, quel tuo amico che abita proprio dirimpetto alla Santa Croce?
Piero degli Altoviti? Lo conoscete?
Conosco pi persone in citt di quello che puoi immaginare. Che ne dici di prendere ospitalit da lui?
Non vi pare un po' troppo vicino al nemico? Proprio a duecento braccia dalle mura del convento.
Nascondersi in piena vista. Uno dei caposaldi della strategia.  solo questione di giorni affinch mandino una spia a mettere il naso al campo; qui tra reclute e manovali ci sta gi passando fin troppa gente che non conosciamo.
Non mi sento in grado di garantire la sicurezza di Adelmo nella citt di tela.
Ma il bastione? Anche se  ancora di l da essere completato avr pure degli alloggi di terra e sasso entro cui trovare miglior riparo.
Non sar lo spessore della parete a fermare l'occhio o la mano di un sicario. No! Faccio scrivere a messer Piero che andrai a stare un poco da lui: sono certo che ne sar contento e che dar feste con i suoi amici fidati ogni sera, per celebrarti.
Questo mi preoccupa alquanto... rispose Bertino scoccando un'occhiata complice a Formica, mi sento gi spossato.
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11 Settembre 1529. Mattino, Gonfalone del Carro.
Di come il fervore del giovane Cosma si debba infrangere su scogli dorati.
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Il chiostro del Carro era tutto un fermento di attivit. Oltre ai venticinque armati, in quei giorni ogni cittadino in et da combattere che risiedesse sotto il gonfalone si era recato l per mettersi a ruolo della milizia cittadina. I locali della compagnia d'arme non erano stati pensati per tanto entusiasmo, n l'armeria era munita per sopperire a tale voglia di guerra; per non affollare le stanze e la sala d'arme, la maggior parte dei coscritti si inquadrava sull'erba del chiostro, impugnando canne e bastoni in vece di picche e spade.
Il capitano Bernardo Rinuccini era affaccendato in uno studiolo ritagliato dalla guardiola assieme ai suoi veterani; torturava con dita nervose la lunga barba, mentre scorreva
per l'ennesima volta le lettere che quotidianamente scambiava con i Dieci della Guerra. Stufo di cercare invano una luce tra quelle righe, pos il foglio nella scatola assieme agli altri e alz lo sguardo.
Cosma di Zanobio! Che ci fai ancora alla mia porta?
Attendo di essere assegnato a una squadra, capitano.
Alzando gli occhi al soffitto, l'uomo sbuff: Impudente come tuo padre e tuo zio! Se non fosse per l'amicizia che mi trattiene la mano, staresti gi a prender vergate di l! Te l'ho detto: non hai l'et prescritta per esser messo a ruolo nella milizia. Devi portare pazienza.
Ma la guerra non durer cos a lungo. protest Cosma protendendosi un poco pur senza varcare la soglia, Appena vedranno le insegne delle Bande Nere schierate davanti alle nostre mura, gli imperiali ritroveranno la ragione e cercheranno di fuggire lontani. Non avremo altra occasione di far valere noi stessi!
Il silenzio degli uomini nella piccola stanza era un'atmosfera fragile: se avessero parlato, avrebbero infranto l'illusione di gloria di quel ragazzone che ancora non era un uomo, avrebbero dovuto sbattergli in viso che gli imperiali non si sarebbero arresi tanto facilmente di fronte al succulento bottino che Firenze costituiva; avrebbero dovuto sopportare le sue recriminazioni, il suo cocciuto aggrapparsi a quella leggenda di gloria e fulgore che era la guerra per chi non l'aveva ancora vista, financo divenire crudeli per dissuaderlo e arrivare a insinuare che le Bande capitanate dallo stesso zio di Cosma avrebbero potuto schierarsi con gli assalitori in nome di una borsa di ducati pi pesante.
Il tuo posto  all'armeria. tagli secco Bernardo, Ogni uomo deve per prima cosa imparare a obbedire ai comandi. Senza ordine non saremmo migliori dei lanzi.
Ma io so combattere, capitano! torn a protestare Cosma, Guardatemi: sono alto e forte come e pi della maggior parte degli uomini fatti.
Il capitano non poteva controbattere quell'argomento: il ragazzo non aveva ancora diciassette anni compiuti, ma godeva di quella salute che gli discendeva addosso da generazioni di genti che avevano mangiato bene e vissuto della fatica delle mani. Gli uomini della sua famiglia erano tutti grandi e grossi, avvezzi a trascinare dagli ammazzatoi le grandi carcasse dei buoi fino alle loro botteghe dell'Arte dei Beccai, sul Ponte Vecchio. Ascolta. Sono tre giorni che cerco di fartelo entrare in testa: le tue braccia sono buone, la tua spada pure, ma ti anima troppo il fuoco della giovent per stare nei ranghi. Ti ho dato un compito importante, non ti ho messo un tamburo al collo, no?
Il tamburo  roba da ragazzini.
Questo dicevo, zuccone che non sei altro! Stai nell'armeria, fai quello che ti viene comandato, prendi dimestichezza con ogni pezza d'armatura, ogni lama di stocco. Metti diligenza nel tuo animo.  l'unica via che ti offro per persuadermi che saprai tenere il tuo posto in battaglia.
E quanto tempo dovrei passare a lustrar lame e raddobbare corazze?
Tutto il tempo che serve! sbott il capitano. Saranno mesi se ti presenti ancora qui con la tua impudenza. Potranno essere settimane se mi daranno buoni pareri su di te.
Ancora riluttante, Cosma incass quel compromesso senza tornare a replicare; salut con un gesto e si avvi senza fretta n entusiasmo ai suoi compiti.
Capitano, non sarebbe meglio metterlo a ruolo? Il ragazzo ha ragione:  pi abile e capace di tanti artigiani che si improvvisano soldati in questi giorni.
Bernardo scocc un'occhiata al suo luogotenente: Bah! Per vederlo farsi ammazzare alla prima occasione? Quello appena potr uscir dai ranghi per dimostrare chiss che cosa e qualcuno dovr andare dai Leoni a portare la notizia.
Nominare la famiglia del giovane sortiva sempre un certo effetto: sebbene in odore di magnatismo, i Leoni mantenevano parecchio credito in citt, sia come maggiorenti dell'Arte dei Beccai che come custodi del Serraglio. Il fatto che Orso, capitano delle Bande Nere, fosse il fratello di Zanobio, il padre dell'impetuoso Cosma, gettava una luce inquietante su quella casa: meglio per tutti non essere loro nemici, per quanto si potesse essere in differenti fazioni politiche.
Inoltre, prosegu il capitano, ho promesso a Zanobio che avrei tenuto quello scapestrato fuori dai guai.
Questo non  regolare, capitano. salt su uno degli altri.
Non sar regolare, ma credo che Marte non ci guarder storto per tenere un solo giovane lontano dalla spada, mentre il padre ci paga abbastanza per armare altri dieci uomini.
Zanobio aveva donato una robusta borsa di fiorini al
Gonfalone, per dovere di buon cittadino, ovviamente; ma la sua mano era stata particolarmente generosa e la sua volont espressa con chiarezza.
Capito. Meglio cos, allora.
Sperate soltanto che questa guerra finisca presto o non avvii per nulla. Che non si debba armare i fanciulli per rimpiazzare i vecchi nelle fila della milizia. Finch Cosma non avr diciotto anni, sar solo questione di rintuzzare i suoi entusiasmi e sopire la fiamma dell'ardore nel suo petto. Fosse in et di coscrizione, saremmo in difficolt con la legge dei Dieci e con il nostro onore.
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11 Settembre 1529. Pomeriggio, via dell'Amore.
Di cosa succede quando si va a molestare la persona sbagliata.
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Braccio si sentiva come uno dei marzocchi del Serraglio. Dalla scazzottata, pochi giorni prima, Artemisia gli aveva impedito di lasciare la casa. A nulla erano valso argomentare, rassicurarla, garantire che avrebbe avuto la massima fretta nel rientrare da qualunque incombenza. Il pianto disperato si mutava in grida isteriche e poi in quella violenta stizza che la coglieva sovente.
Doveva persino andare in cortile senza brache o pantaloni, ch cos lei non temeva uscisse invece in strada. Tutte le incombenze stavano sulle spalle silenziose di Salvestro che si destreggiava come poteva al mercato e a portare lettere.
Le scuderie non vedevano Braccio da tre giorni, il suo
corsiero diveniva di certo sempre pi intrattabile e trascurato, ch nessuno sarebbe riuscito ad avvicinarlo per strigliarlo e farlo sgambare un poco. Ogni giorno, dopo aver invano cercato di uscire per quell'incombenza, mandava un biglietto ai palafrenieri raccomandandosi di nutrire Vanir senza fare altro; di rimando gli arrivavano due righe asciutte dalle quali capiva che non ci si azzardavano nemmeno ad avvicinare la bestia.
Un armadio era pieno di abiti che Artemisia aveva collezionato per lui nei mesi precedenti, quando ancora l'alfiere onorava il proprio servizio Marziale e giungeva in quella casa come un amante clandestino. Quegli abiti, provati e riprovati, avevano tutti in comune l'ottima fattura e l'assoluta mancanza di praticit nei movimenti. Aveva a disposizione farsetti azzurri e verdi, brache bianche, gialle o in tinta con gli altri panni, camicie con colletti vezzosi e preziosi bottoni, scarpe di vitello lucide e colorate dalle suole lisce adatte a non segnare i pavimenti in cotto della casa. Aveva cercato invano di farsi garbare quel guardaroba; ogni volta che si abbigliava tentando l'impresa, la sua donna lo copriva di complimenti divertiti. Come quando si viene lodati per un difetto che si ha in odio, cos Braccio sorrideva ma in cuor suo pativa di un'ansia dolorosa.
Del resto, ogni volta che accennava a prender su l'abito cremisi, sul volto di lei si disegnava una smorfia di autentica sofferenza che minacciava di tracimare nell'usata sequenza di pianto disperato e furia isterica. Quell'abito riposava inoperoso, come il suo corsiero, in un bauletto da una parte, nel quale Braccio aveva scoperto essere stata riposta dallo zelo pacificatore di Artemisia anche la sua spada.
Non restava altro modo all'alfiere che girare nudo o in camicia per casa, indulgendo a richiesta alle voglie carnali della sua donna che, probabilmente, cos facendo cercava di distrarlo dai propri pensieri.
Passava molto tempo a sbirciare la via dalle imposte chiuse, anelando di veder passare qualche volto conosciuto. Del resto, fino a pochi giorni addietro sia il capitano Bandini che il buon Dante da Castiglione solevano frequentare quella strada, uno di notte l'altro di giorno.
Aver aiutato il giovane Dante nella sua erranza era stato un buon gesto da parte di Braccio, davvero da amico e commilitone; tuttavia in quei giorni tediosi temeva di aver cos tanto risolto i problemi dell'altro che questi non avesse pi ragione di aggirarsi per la via, privandolo quando pi ne avrebbe avuto giovamento della propria compagnia.
Quel giorno, fin dal mattino presto Braccio aveva intuito un movimento nuovo nella via dell'Amore. Sulla stessa panca della bettola all'angolo in cui aveva scorto Dante la settimana prima, si alternavano certi bravacci che facevano, con la loro sola presenza, camminare la gente per bene dall'altra parte della strada. Ad ogni ora uno di quei figuri presidiava la posizione, il viso nascosto dal cappellaccio alla vista di Braccio, gli stivali appoggiati al tavolo e le armi pronte.
Amore, esord tornando verso la sua donna che tentava invano di trovare lo spirito giusto per dipingere; non Pot fare a meno di soffermarsi ad ammirarne l'eburnea bellezza incorniciata dalla chioma fulva, cogliendo un raro fomento di serenit in quegli occhi abituati al pianto.
non ti crucciare, non metterti in allarme, ma temo che il tuo vecchio sensale non abbia mollato la presa. Ci sono altri uomini che cercano rogne qua sotto.
Subito la nube della paura offusc l'espressione di Artemisia, il labbro le trem e le lacrime si affacciarono pronte.
No, no! Braccio le si accost prendendole prima i polsi e poi attirandola a s per trasmetterle la sicurezza del proprio abbraccio, Non fare cos, dai. Me ne occupo io. No! lo respinse lei come se fosse incandescente, Stai qui. Se ne andranno se non ci vedono.
Artemisia, dai! Non fare cos. Questi si sono piantati davanti a casa, si danno il cambio per aspettarmi fuori.
Si stancheranno e se ne andranno. Non ti fare vedere, non fare il pazzo!
Quanti giorni vuoi che restiamo ancora chiusi qua dentro? Non  pi una casa,  una prigione.
Non parlare cos! Ci siamo io e te, non abbiamo bisogno di altro. Fuori da quella porta c' la guerra.
Fuori da quella porta c' il mondo, anche la guerra, s. Ma non  tenendola chiusa che terremo fuori il male. Quella gente potrebbe risolversi a entrare, a sollevare un'altra folla per venire fino qua dentro. Come l'ebbe detto se ne pent subito: il volto di Artemisia si trasform in una maschera di disperazione, il panico l'assal, il pianto convulso le strapp il senno. Braccio dovette seguirla mentre si appallottolava sul letto, persa nella paura e nelle lacrime; dovette starle vicino a lungo, carezzandola e baciandola finch non si calm un poco.
Capisci che non possiamo far finta di nulla? Eh?
Adesso faccio quello che va fatto...
No! lei fu posseduta da una subitanea forza nervosa per afferrarlo e trattenerlo.
S. Ora basta. Dai! Stai calma. Prendo su le mie cose, mi metto l'abito e la spada e vado a mandar via quella gente. vedendo che la paura ammutoliva la sua donna fu preso da un'esitazione, ma si risolse lo stesso: Guarda dalla finestra. Non me ne andr lontano. Andr dritto da quel bravaccio che sta all'osteria; magari ha gi bevuto abbastanza da non reggere la spada in mano. Lo convinco con le buone o con le cattive che non  il caso di proseguire. Alla peggio gli do dei denari per togliersi di torno.
E se ti assale?
Braccio si concesse una stilla di trionfo: nella mente di Artemisia si era affermata l'ipotesi che lui potesse uscire a difenderla. Se mi assale avr la peggio. Non ho notizia di uno spadaccino migliore di me in citt, che non sia dei miei commilitoni. Era chiaramente un'esagerazione, un'iperbole, ma in quel momento doveva dare alla sua donna tutta la sicurezza possibile.
Lei si limit ad annuire, lacrimando e tacendo. Lui la baci prima di alzarsi dal letto e andare rapidamente a vestirsi. Dal bauletto usc la camicia grezza che non temeva di venire strappata, farsetto e pantaloni cremisi a sbuffo, che Braccio si infil con piacere, guardando di sottecchi gli altri panni sparsi in giro come a dir loro Inutili cenci, guardate come deve stare un abito su di un uomo!, la berretta con le spille di metallo che raccontavano il suo rango e le sue imprese, gli alti stivali da cavallo, risvoltati in gi a doppia protezione degli stinchi. Fu poi la volta delle minuterie, guanti e cinture che le mani dell'alfiere si addobbavano addosso esperte e rapide; infine i foderi con le sue lame: spada e pugnale, le else che parevano fremere di impazienza. Allacciandosi la cappa ad armacollo, Braccio gett un'occhiata alla sua donna dall'altra parte della grande stanza: Vado. Sar di ritorno in cinque minuti.
Lei annu, le mani che stringevano il lembo del lenzuolo come se ne volessero strizzare fuori l'essenza. L'ultima volta. Mandali via. Che sia l'ultima volta.
Il portoncino di casa gli si chiuse alle spalle lasciando Braccio in strada. Questi si prese un paio di secondi per assaporare quella sensazione di libert, l'aria di settembre gli pareva fresca e pura a confronto del chiuso della casa; la luce del sole aveva un fascino tutto diverso l fuori.
Il bravo si alz subito dalla sua panca, afferrando le armi e portandosi a passi rapidi verso Braccio. Era un ceffo alto e ben vestito, con l'abito bruno ricamato di filo d'oro e le fodere scarlatte. Alla destra portava un grosso anello d'oro sopra il guanto di capretto: un vezzo costoso.
Appena fu a tre passi dall'alfiere si piant a gambe larghe in mezzo alla strada, la sinistra appoggiata all'elsa della spada, la destra a carezzarsi la lunga barba mentre guardava l'altro con disprezzo: Cos saresti te il bravo della strega, eh?
Ce l'hai con me? rispose Braccio facendo il vago.
Appena queste due battute echeggiarono tra le pareti della strada, si avvi un fuggi fuggi generale: nessuno voleva rischiare di restar coinvolto in un combattimento tra bravi. I passanti si rifugiarono nelle botteghe, da dove potevano vedere tutto senza restare nel mezzo; chi abitava l entr lesto in casa chiudendo l'uscio ma sicuramente si affrett ad una finestra per non perdersi lo spettacolo gratuito. Forse qualcuno pens di mandar voce per i birri.
Con chi altri? Non fare lo scemo.
Braccio gli si par davanti con la stessa postura.
Ascolta: non ho voglia di aprirti la pancia per farti capire come funziona. Ti manda Mariotto del Pennello anche a te, come quei tre scemi dell'altra sera. il bravo fece un gesto offeso, Qui non c' nulla da guadagnare per te o per i tuoi compari, pertanto guarda di alzare i tacchi e togli l'incomodo, che la brava gente di questa strada non ha nulla a che spartire con voi.
E se non lo volessi fare?
Mi toccherebbe di ammazzarti. rispose secco Braccio.
Un'espressione dura si disegn sul viso del bravo, il quale non esit a slacciarsi la cappa lasciandola scivolare sul braccio sinistro mentre estraeva la lunga spada.
Braccio lo imit, impugn un lembo del mantello nero e fece volteggiare la grande tela attorno a s come la coda di un pavone. L'esibizione faceva parte di un rituale per dimostrare la propria abilit e intimorire l'avversario; il bravo, dal canto suo, si limit a un paio di giri sul proprio lato sinistro dopodich la tenne lasca e appena voltata attorno al braccio minacciando l'altro da una guardia strettissima.
Il pesante panno di lana poteva essere trapassato da una Punta decisa, ma serviva egregiamente a smorzare le botte di taglio; nelle mani di un duellante addestrato, la cappa
diventava un'arma efficace per quanto apparentemente improvvisata.
Braccio studiava l'avversario: gli si par davanti in una controguardia e quello subito mut agiamento per contrastarlo, al che fu il turno dell'alfiere di cambiare guardia in una danza di esperienza marziale.
La prudenza domin la strada con il suo silenzio per molti secondi. Nessuno dei due voleva mostrarsi pavido, ma non conoscendo lo stile di combattimento dell'altro, parimenti nessuno si voleva esporre in un attacco sconsiderato.
Inoltre, per quanto il bravo volesse ammazzare Braccio senza scrupoli, l'alfiere intendeva dissuadere anche i compari di quello dal tornare, pertanto non poteva limitarsi a far trovare loro un cadavere da vendicare, ma doveva escogitare qualcosa di diverso.
Preso da quell'incertezza, lasci l'iniziativa al bravo che si fece sotto con un gioco di finte, cercando di gettare la propria cappa ad intrappolare la spada di Braccio, il quale cedette un poco di terreno e torn a rintuzzarlo con delle rapide stoccatelle e roteando poi la cappa verso il volto dell'avversario, costringendolo ad arretrare.
Tornarono un poco a studiarsi; il bravo tent un altro attacco insidioso che Braccio contrast senza riprendere un'iniziativa risolutiva, tanto stava cercando di escogitare qualcosa. Voleva ferire il bravo in modo che si dovesse arrendere e rimanesse impressionato dalla sua abilit tanto da far desistere anche gli altri; era un pensiero stupido, a conti fatti, ch i bravi erano individualisti e avrebbero sfottuto questo per essere da meno prima di tornare a insidiare
la casa. D'altro canto Braccio sapeva di non avere molto tempo per risolvere la faccenda, che Artemisia non gli avrebbe facilmente permesso di tornare a far coltellate in strada e che il cuore fragile della sua donna avrebbe sofferto troppo se quell'assedio si fosse ripetuto.
L'incertezza rallentava la mano dell'alfiere e dava coraggio al suo avversario, che si faceva spavaldo arrivando a toccare pi volte con la spada il pesante panno avvolto attorno alla sinistra. Braccio sent diversi colpi arrivargli addosso di miccino, rallentati dalla tela, attutiti dagli stivali o dagli abiti; non erano colpi tirati per ferirlo davvero: erano portati per insidiare e saggiare le sue reazioni. Se il bravo avesse preso ancora un poco di coraggio, non sarebbero pi stati leggeri e prudenti ma sarebbero diventati pericolosi.
Braccio tir basso, verso le gambe dell'altro sulla linea di roverso, cercando di colpire da sotto la spada nemica. Il bravo fu lesto a sottrarre il piede alla minaccia, raccogliendolo indietro e torn a colpire calando un bel mandritto dall'alto. L'alfiere par tornando a sollevare la spada e al contempo fece girare la cappa dall'interno in senso antiorario avvolgendo la lama del nemico abbastanza da costringerlo a spendere un paio di secondi per liberarla; quest'ultimo fece per arretrare sollevando a sua volta la cappa per intercettare la normale risposta alla testa, ma Braccio tir indietro il pugno della spada, indirizzandola di punta proprio contro la tela avvolta attorno alla mano sinistra del nemico.
Un gemito e una smorfia di dolore gli confermarono di aver trovato della carne sotto il tessuto, mentre si allontanavano l'un l'altro di un paio di passi.
Il bravo si fece aggressivo: la ferita lo aveva fatto infuriare e non sembrava dargli troppo fastidio. Braccio non poteva valutarla, ch restava nascosta da troppa stoffa scura per vedere sgorgare il sangue, ma gli sembrava che l'altro usasse la sinistra con quella prudenza istintiva che ci fa risparmiare un arto dolorante.
L'espressione furiosa del bravo si apr in un mezzo sorriso sghembo, il suo sguardo and per un attimo oltre la spalla di Braccio, il quale fece leva sul proprio addestramento per non cedere all'istinto di voltarsi; invece manovr un poco per girare attorno all'avversario, incalzandolo pi di quanto non avesse voluto, e guadagnare anche lui la visuale verso il fondo della strada.
I due compari del bravo stavano tornando a dargli il cambio. Avevano da poco voltato l'angolo e gi avevano messo mano alle lame. Braccio si sent sprofondare: un avversario abile ma non eccelso gli stava gi dando del filo da torcere, tre tutti assieme sarebbero stati un vero pericolo.
Tuttavia valut di avere la possibilit di chiudere la partita una volta per tutte in un colpo solo, sconfiggendo i tre e affermando la propria superiorit.
Ormai stufo del primo bravo, con uno scatto esperto del braccio gli lanci addosso la cappa, la quale si apr come una rete stendendosi come un sipario nero tra di loro. Senza esitare, Braccio segu la tela con la punta della spada, tirando una stoccata decisa che trov il petto dell'avversario.
Il bravo croll a terra morente, una chiazza scarlatta che
gli si allargava sulla camicia bianca.
Avendo perso la cappa, Braccio mise mano al pugnale e affront gli altri senza esitazione. Con l'esperienza di anni, si spost in modo da mettere quello pi alto tra s e l'altro, il quale doveva manovrare in cerchi ampi per riuscire anche solo a vederlo, cosa che l'alfiere continuava a contrastare spostandosi quel poco bastante a destra o sinistra per ripristinare la posizione reciproca.
Scambi un poco di colpi di studio con quello che aveva davanti, il quale ribatteva rapido girando la propria cappa a pararsi.
Subito, Braccio sent il terzo avversario, che ancora non riusciva a trovare il proprio spazio per assalirlo, dare la voce: Guercio! Dammi retta, sta' fermo.
Lasciami stare, piccoletto. Me lo faccio io, questo. Avevi a correre di pi.
Un altro scambio di colpi, Braccio si fece pi audace approfittando della distrazione.
Ti ho detto di star fermo. Vieni via.
Senza rispondergli, Guercio lanci la cappa verso Braccio il quale piroett di lato evitandola e tempest l'avversario con una serie di colpi, prendendo vantaggio dal pugnale con il quale si parava dalle risposte e serrando il ritmo delle stoccate finch la lama non morse la carne del braccio destro del bravo.
Con una smorfia, questi si pass la spada nella sinistra e fece per ripartire all'attacco.
Adesso basta! l'altro aveva puntato, inaspettatamente Per Braccio, la propria spada alla schiena del Guercio, Smettila subito, ch se non si sbriga ad ammazzarti lui lo
faccio io.
Il bravo si blocc, un'espressione furiosa e incredula sul volto. L'altro si sporse da dietro la schiena del primo a fissare Braccio, quindi sorrise e salut con la mano libera: Bentrovato, Braccio! Ti rammenti? propose con uno sguardo ammiccante.
Nero! Ora s che ti riconosco! Tutto agghindato come un magnate non fai la stessa figura che con il cremisi.
Nero non era di grande statura, ma chi lo conosceva sapeva bene che le lame corte sono le pi pericolose; era letalmente esperto di tutti i giochi di coltello e pugnale.
Se ci avessero detto che eri te, gli avremmo riso in faccia invece che venire qui a perdere il nostro tempo. Poi, rivolgendosi al Guercio: Questo  Braccio, alfiere della prima Compagnia delle Bande Nere. Abbiamo combattuto insieme e ti assicuro che  inutile, finanche rischioso, probabilmente mortale, stare a fare a coltellate con lui.
Il Guercio dapprima sbianc, poi riprese un po' di contegno e sollev la punta della spada uscendo di guardia; Braccio fece altrettanto e tutti si rilassarono, rinfoderando le lame come se nulla fosse successo.
Non sapevate che ero io?
Per nulla. Il capitano Bandini ci ha detto di andare al Pennello a sentire l'oste, ch gli voleva fare un favore prestandogli le nostre abilit e le nostre lame.
E quello? Vi ha detto di sorvegliare questa casa...
E far fuori il bravaccio che ha assoldato la strega rossa.
Che sarebbe la mia donna. fece Braccio con un mezzo
sorriso, riscoprendo un poco del calore degli sfott tra
commilitoni.
Oh! Scusa. Vabb, ormai l'ho detto. Mi sa che nemmeno il Bandini sa che sei te.
Eppure mi ha visto un paio di volte qui in strada. Vabb, dai! Anche lui non si fa mica i cazzi tuoi, no? Ci ha le sue tresche e non ti viene a raccontare chi va a trovare la notte. Fidati: per quanto sia un figliol di troia, non avrebbe mandato nessuno a darti fastidio, men che meno per far piacere a un oste grasso e balordo.
Allora grazie per i lumi. Noi siamo a posto cos. Non vi invito a bere in casa, perdonate, ch la rossa  un po'... intimorita da tutto ci che  soldati, spade e violenza. Non c' problema. Vieni te a trovarmi, magari, cos mi racconti. Sto a guardare i quartieri dei Tornabuoni. Davvero?
E certo! Un lavoro pi che dignitoso per un veterano, non ti pare? Adesso quelli si sono dati, son partiti per Roma appena hanno sentito odore di Piagnoni e di guerra. Hanno fatto bene, ch non c' aria salubre per i Palleschi in citt. Cos ho da badare da solo a tutti i quartieri, cantine e dispense comprese.
Ti sei sistemato proprio bene allora! Ci vediamo l, magari. Ci conto.
Oh! interruppe il Guercio, Ma che? Si va via cos? Questo ha ammazzato Tresoldi.
E allora? Aveva a pararsi di pi e tirare meglio. Se ci tieni, tiratelo su in spalla e portiamolo via, dai. Un saluto, faccio. Gli si dice noi al Bandini che ci stai te qui. A presto.
Cos la strada torn di colpo quella di sempre. Braccio che recuper la sua cappa un po' strappata e fece rientro in casa contento e baldanzoso di aver risolto la questione.
...
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...
11 Settembre 1529. Sera, Campo delle Bande Nere.
Di come non si possa scorgere il mondo da dentro una tenda.
...
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Il sole era calato sul contrappello, segnando la fine della giornata al grande campo militare; si formavano i capannelli per le chiacchiere del dopo mensa e, come ogni sera, gli sfaccendati vegliavano di lontano la tenda del capitano.
Dietro la tela chiusa si svolgeva il consueto, nervoso concilio serale di Orso che smaniava di sapere e comandare nonostante l'infermit. Gli ufficiali attendevano di essere chiamati da un momento all'altro non distanti dal padiglione, in un bizzarro gioco di scacchi: ciascuno si posizionava alla migliore distanza dall'alloggio in modo da essere subito pronto a raggiungerla se chiamato, ma al contempo in modo da poter raccogliere informazioni da quanti
uscissero dopo il colloquio; parimenti i soldati erano dislocati alla spicciolata in modo da formare capannelli e sentire voci, poter intercettare un ufficiale frettoloso in modo che il proprio luogotenente avesse il tempo di raggiungerlo. I pi audaci osavano passeggiare a poche braccia dalla tela chiusa, senza soffermarsi per non dare l'impressione di origliare ma tuttavia con le orecchie tese per qualsiasi parola filtrasse fuori.
Quanto mi toccher restare bloccato ancora qui? Orso aveva speso la maggior parte della propria pazienza negli ultimi cinque giorni, assiso nel suo trono di coperte e pellicce.
Grosso esercitava la propria professione con la calma che era necessaria. Con voce controllata rispose: Tutto il tempo che ci vorr. Pi ti agiti pi sar. lo sgrid come avrebbe fatto con un ragazzino, Devi mangiare tutto quello che ti faccio avere; stiamo sfacendo quattro capponi al giorno per nutrire la tua fibra e non credere che questa roba puzzolente che ti spalmo addosso venga a ufo. la frecciata era pi per Formica che, seduto al proprio posto, appuntava i costi della compagnia nei propri registri.
Sono gi cinque giorni che sto qui. Devo tornare a camminare e cavalcare. La guerra incombe, non possiamo star fermi qua. Almeno dammi un'indicazione: due giorni? Tre? Non mi pare vada malaccio.
Il sangue si  riassorbito, respiri meglio di ieri e le erbe tengono il dolore lontano dalla pelle; ma ti ci vorr almeno tutta la prossima settimana prima di poter camminare senza rischiare che le ossa si muovano male.
Una settimana ancora?! salt su Orso provocandosi
un eccesso di dolore che gli imped altri gesti e gli stronc la voce.
Vedi? Se fai il bravo forse venerd ce la faremo a vestirti e partecipare al contrappello. Certo che portare quel sacco di concio nella citt sotterranea  stata proprio una cazzata. Credo che senza quella bravata ti saresti risparmiato parecchi giorni di questa prigionia.
Ormai  fatta! Piuttosto: come si porta?
 presto ancora: il demonio ha fame dei pharmaci e sete di sangue. Ho letto un po' in proposito in questi giorni, mi ci sono fatto una cultura. Se non si ammazza prima, ti ci vorr meno a te a rimetterti in piedi che a lui a ritrovare il lume della ragione.
Guarda di non farlo ammazzare, allora. Catturarne uno vivo non  mica uno scherzo.
Gli uomini sanno cosa fare e cosa no. Scendo ogni giorno a vederlo. Stai tranquillo e pensa alle tue costole.
Ora va'. Passa voce per Orco, se non ti dispiace, ma lasciami un poco di tempo che ho delle lettere da guardare.
Il cerusico usc senza convenevoli. Da dentro la tenda si udirono i suoi passi sul pietrisco seguiti di l a breve dalle voci basse ma curiose degli uomini che incrociava.
Cosa abbiamo, Formica?
Solo un paio di carte importanti, capitano. Le note ordinarie le ho gi messe a posto. Questa  arrivata poco fa: un garzone dal palazzo Tornabuoni.
Orso prese la carta rigida, di ottima fattura, piegata agli angoli a formare la lettera chiusa con un punto di lacca che il segretario aveva gi aperto senza rompere il sigillo.
Contrariamente a quanto si sarebbe potuto aspettare da un plico di simile fattura, la calligrafia all'interno era spiccia e grossolana: vergata da una mano non adusa alla penna n alla retorica.
Buonasera Capitano.
Tanto che non ci sentiamo ma il ricordo delle gesta assieme non si  sopito nel mio cuore.
Ho avuto notizia che vi siete accampato con la Compagnia alle porte della citt e vi faccio rimprovero di non avermi mandato voce, n esser passato per una coppa di vino.
Tuttavia capisco che abbiate molto da fare e che vi sia passato di mente con tutti i preparativi e il resto.
Io sto bene, mi sono piazzato qui a sistemare il palazzo mentre i signori se la svignano con i soldi.
Intanto uso il loro vino e la loro carta.
Mi preme mandarvi a dire delle cose che mi sono occorse giusto oggi.
Il signor capitano Giovanni Bandini aveva mandato me e un paio di sgherri scemi della peggior risma, mica veterani di guerra e d'onore come noialtri, a fare un favore a un amico suo, un certo oste.
Si doveva dare una strigliata a un damerino che si era messo nel mezzo in certi affari di donne, roba che succede sempre qui in citt.
Si arriva l, si aspetta un po' che metta il naso fuori e chi mi vedo fare a coltellate e stendere uno di quegli scemi?
Proprio il nostro Braccio.
Ho subito pensato che non fosse il caso di mettersi a fare a coltellate tra vecchi amici per contentare un oste a caso.
Il capitano Bandini mi ha poi confermata la propria buona fede che non sapeva chi fosse l'uomo che l'oste voleva pestato, e che avrebbe pensato lui a informare l'oste stesso dell'errore e della poca convenienza di quell'idea.
Se mi intendete.
Per dirvi che ho visto Braccio e che mi ha dato a intendere di stare di casa l, adesso.
Inoltre, cosa che non mi ha detto, mi sa che non se la passa poi cos bene, ch l'ho veduto un poco smagrito e nervoso.
Certamente ciascheduno sarebbe un poco nervoso se dovesse spesso fare a coltellate dinnanzi all'uscio di casa, ma capite cosa voglio dire.
Mi duole pensare alla Compagnia senza un Alfiere, ma di pi al Capitano senza il proprio Alfiere.
Spero, con questo, che le cose non stiano andando male l al campo.
Vi attendo quando siete in comodo per quella coppa di vino, mi trovate facilmente.
Vostro in fede: Nero.
Orso restitu la lettera con un sorriso sghembo: Cos il nostro Braccio si trova a fare a coltellate per strada. vedendo che Formica non partecipava alle sue considerazioni prosegu: Cos'altro abbiamo?
Questa:  in cifra. disse il segretario porgendo un altro foglio aperto.
La carta era buona ma meno pregiata di quella dei Tornabuoni; tuttavia la grafia era pi ordinata, quasi incasellata in una griglia, le lettere ben staccate le une dalle altre a formare parole senza significato.
Chi l'ha portata?
Un servitore de' Neri.
Orso valut lo scritto sporgendosi verso la lampada: la calligrafia gli era familiare e pure la carta non poteva venire dallo studio del cavaliere de' Neri. Il padre di Braccio gli aveva scritto subito avendo anche lui saputo che il figlio era stato coinvolto in una banale rissa in strada? Non gli pareva un'idea plausibile. Pochi giorni prima Braccio aveva partecipato a una vera e propria strage, ammazzando assieme al Bandini un grosso gruppo di facinorosi, eppure nessuno si era dato pena di smuovere alcunch.
Dovrebbe essere il cifrario dei Beccai. Mi sa che  di mio fratello. Lo conosci, vero?
Certo, rispose Formica riprendendo in mano il foglio, ma mi occorre la parola chiave.
Orso conosceva il metodo usato dalla propria Arte per le comunicazioni segrete: era un cifrario polialfabetico a chiave, sul tipo di quelli di Tritemio. Si sforz di rammentare l'ultima volta che si era scritto con Zanobio. Sorrise amaramente: non leggeva le lettere da casa da anni; tornare a Firenze dopo tutto quel tempo gli richiedeva sforzi che aveva evitato in nome di Marte e del Mestiere.
L'ultima lettera di Zanobio. ordin a Formica, Come finiva?
Meccanicamente, il segretario si prese due secondi per trovare nella propria memoria il foglio ricevuto e letto sei
anni prima, poi lesse come se lo avesse avuto davanti agli occhi: Anche se non ho tue direttamente, riceviamo con piacere ogni notizia delle gesta della Compagnia. Con affetto. Mars Invictus. Zanobio.
Mars Invictus.  la parola chiave.
Formica inforc le sue lenti e lesse la lettera di quell'undici settembre come fosse in chiaro, la sua mente che calcolava le trasposizioni dei caratteri sulla tavola che aveva visto una sola volta quando era un ragazzino che bazzicava la casa dei Leoni.
Amato fratello,
per principio un saluto da parte mia e di mia moglie, che ti ha in grande stima per quanto vi siate appena conosciuti.
Per continuare, l'espressione della mia gratitudine per non aver soffiato sulle braci dell'ardore di Cosma. Sebbene la via di Marte potrebbe essere il suo destino, la sua et  ancora troppo acerba per staccarsi dall'albero della sua casa. Temeremmo grandemente per la sua vita se lo sapessimo in armi.
Ringrazio il Fato che ha suggerito ai Signori Dieci di non convocare i fanciulli in ausilio alle milizie. Cosma  iscritto al Gonfalone del Carro, ma ancora per quasi due anni non avr l'et per militare. Ho provveduto a munire la borsa del capitano Rinuccini in modo che non incoraggi il suo spirito, tuttavia temo per le cattive compagnie che va a frequentare di questi tempi.
Come immagini, ci sono bande di popolino fuori controllo, aizzate da quegli stessi predicatori che fomentano
la guerra negando di farlo, che vanno a compiere atti di ogni genere in nome di Firenze e delle leggi dei Signori Otto. Temo in cuor mio di non essere sufficientemente buon guardiano di mio figlio per impedirgli di cadere in tali occorrenze.
Ti scrivo, nascondendo le cose importanti nelle facezie, per parlarti dell'aria che spira in citt, segnatamente attorno ai nostri quartieri. Ci troviamo piuttosto in imbarazzo, ch ci sono occhi nuovi a ogni cantone che scrutano chi vada e venga dal nostro uscio. Hanno avviato a predicare nella munizione del grano, proprio sotto casa nostra. Credo che questo sia il segno che ci tengono per nemici dei predicatori parimenti ai templi.
Per questo, per quanto tu sia pi che benvenuto in casa tua, ti invito a essere doppiamente cauto nell'approcciarti e a non farti scorgere da nessuno mentre lo fai.
Stanno pure questionando le persone alla cerca di tre dei vostri, che sono stati visti in certe faccende attorno alla santa Croce. I monaci neri non dicono cosa sia successo, ma cercano per tre uomini giovani, di cui uno claudicante e uno mingherlino, che vestono il cremisi. Avvertono tutti che sono perigliosi e implicano che tutti i mercenari pagani siano gente di cui non fidarsi.
In questa aria di discordia, ci stiamo apprestando alla guerra.
Consigliami per il bene del nostro sangue, ch il tempo non  molto: ho da far partire Lucrezia e i ragazzi per tenerli al sicuro? O posso tenere per certa la tua spada a difendere la nostra famiglia?
Perdona la pavidit di tuo fratello maggiore.
Con affetto. Marzocco e Firenze. Zanobio.
Orso si chiuse in un silenzio meditabondo per diversi minuti.
Cattive notizie? si inform Formica rompendo la tensione.
Non buone, non buone. Devo rispondergli. Metti in cifra... aspetta. Sono anni che non gli scrivo.
Non ho memoria dell'ultima vostra lettera a messer Zanobio.
Per forza! Non te le passavo, a quel tempo, e poi ho smesso di rispondergli.
Quindi non avete una parola chiave convenuta.
Non che io me la rammenti. N mi voglio arrischiare a mandargli una missiva in chiaro, specie se lui mi scrive in cifra.
Io avrei un consiglio, se posso, capitano. si propose fin troppo rapido Formica.
Orso sollev un sopracciglio all'inaspettata iniziativa del segretario, solitamente meccanico e freddo:
Sarebbe?
Posso andare io a riferire un messaggio, a voce.
Fuori discussione!
Ma posso riportare fedelmente ci che volete dirgli, senza tema che alcuno possa intercettare un foglio o rompere un codice.
Possono intercettare te e strapparti dal petto quello che Sai! Orso aveva inteso subito che Formica, Arteficio e
Bettino erano stati identificati dagli assassini, in qualche modo, e che sarebbe stato rischioso mandare ciascuno di loro in citt. Cacchio! Bettino! Proprio stamani l'ho mandato a stare a un passo dalla santa Croce.
Cosa c'entra con vostro fratello?
Si tratta dello stesso pericolo, Formica. Per questo non intendo rischiare la tua testa per un messaggio.
Ma nemmeno mi fate onore tenendomi qui a fare lo scrivano. Vesto il cremisi anche io! profer il segretario con un raro balzo d'orgoglio che non manc di colpire il suo capitano.
Orso lo studi per lunghi secondi: per quanto gracile e non allenato, Formica non mancava dello spirito combattivo necessario a sopportare la vita militare. Forse reprimere il suo ardore non era la mossa migliore da fare in quanto suo capitano. Tuttavia, la sua mente prodigiosa era un assetto troppo prezioso per essere rischiato vanamente.
Formica, ti conosco da quando avevi sei anni. Conosco le difficolt e i prodigi del tuo pensiero. Ho visto le tue membra allungarsi e il tuo animo divenire quello di un uomo. Per troppo tempo ti ho trattato, hai ragione, da meno di quello che sei. Capisci che non voglio rischiare di perdere la tua capacit impareggiabile?
Lo capisco, capitano. Ma credo sia tempo che ciascuno nella Compagnia faccia la propria parte. Se non vi avessero ferito, sareste andato voi stesso a parlare con messer Zanobio. Ma adesso non potete, siete prigioniero di voi stesso in questa gabbia di stoffa. le parole di Formica erano oggettive, prive di ogni delicatezza, Pertanto  di necessit che si faccia ciascuno il proprio compito usando
tutte le capacit che possiamo offrire.
L'avventura dell'altra sera nel convento ha risvegliato in te la fiamma del soldato. Cos'altro mi devi domandare?
Un altro uomo sarebbe rimasto sorpreso dall'intuizione di Orso, ma Formica non era soggetto a certe emozioni.
Non  stata una semplice avventura. Piuttosto abbiamo svelato una grave cospirazione che vuole annientare la memoria del mondo stesso e distruggere enormi porzioni del sapere umano. Sono determinato a fare di tutto per impedirlo, per salvare quei testi dall'oblio e dalle fiamme. Non potete tenermi qui a poltrire mentre ogni notte i camini di quel luogo empio ardono secoli di filosofia.
Cosa ha a che vedere il portare un messaggio a Zanobio con questo? Aspetta: fammi dire. Avevi escogitato di prenderti il tempo di una deviazione e rischiare il collo per intrufolarti in quel luogo di persona? Scordatelo!
Ma, capitano! si trov a protestare Formica,  necessario che si faccia qualcosa e subito. Che si attacchi quel luogo e si traggano fuori gli scritti. Non vi fate supplicare, per Minerva.
Un soldato non supplica. Chiede e argomenta. Non credere che sia insensibile al tuo cruccio. Mi preme pi di quanto non ti dica ogni giorno, di stroncare questa congiura e di annientare i Maestri. Tuttavia  una battaglia rischiosa da combattere e dobbiamo muoverci con la massima cautela. Posso dirti questo: la vostra incursione ha certamente rallentato i loro lavori. Da allora i camini del convento non fumano di notte, li ho fatti guardare.
Li avete fatti guardare?
Certo, che credevi? Che non mi curassi della faccenda? Sono fermi e forse in guai pi grossi di quello che crediamo. Per sanno chi siete, te e i tuoi compari, tanto che vi cercano. Per questo non voglio rischiare di mandarti in citt.
Non mi curo del rischio. Ho coraggio come tutti gli altri.
Non essere sciocco! Curati di ogni rischio e non confondere l'incoscienza con il coraggio. Orso medit un poco prima di continuare: Formica, per quanto la mia obiezione in merito alla tua sicurezza non venga meno, sono tentato di usare il tuo talento per mandare e avere messaggi dalla famiglia. Come possiamo fare a non farti catturare mentre vai e vieni?
...
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11 Settembre 1529. Mattino, Dal Campo delle Bande Nere alla casa di Piero degli Altoviti.
Di come un viaggio semplice possa diventare un soggiorno complicato.
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Con le ali ai piedi, Bertino fece fagotto dell'essenziale, cacci un po' di altre cose in una seconda sacca da far portare ad Adelmo e diede disposizione ai suoi caporali per gestire il proprio comando in sua assenza. Formica si present nel mentre a fargli siglare il ruolo e la licenza.
Tieni gli occhi aperti, Bertino, mentre sei in quella casa. Non c' visuale migliore di quella per sorvegliare il convento.
Oh, Formica. Non credo che avr poi tutto quell'agio Per stare di vedetta. Come sai, l'ospitalit della casa va onorata.
Non siete distaccati l per fare la bella vita, ma per celarvi al nemico e stare al sicuro. Spero bene tu non abbia intenzione di dare delle feste.
Questo, amico mio, non dipende da me, bens dal nostro anfitrione. Puoi solo sperare che sia troppo geloso delle mie attenzioni per desiderare di condividerle con i suoi amici.
Smettila di scherzare. Sto parlando seriamente.
Lo fai sempre, se non te ne sei accorto. Dovresti sforzarti di comprendere l'umorismo, sai? Ti farebbe bene.
Quindi, niente feste e buona guardia. ribad Formica ignorando il commento.
Quindi, come ti ho detto, prenderemo il meglio di quanto la casa ci offrir. Facciamo cos: Bertino prevenne una nuova pedante obiezione, faremo preparare una camera tranquilla se qualcuno volesse passare a trovarci e stare di vedetta. Magari riuscirai a farti dare licenza dal capitano. A Piero sei rimasto simpatico.
Formica gi meditava su come farsi dare licenza di lasciare il campo: Orso non vuole che esca dal perimetro. Dice che sono troppo vulnerabile per espormi alla caccia dei monaci.
Ma te smani dalla voglia di vedere con quegli occhietti le meraviglie dello scriptorium.
Mai provata smania. N ho desiderio di curiosit. Possibile che nessuno capisca l'importanza dell'impresa? Di che impresa vai cianciando? Abbiamo gi espugnato quel luogo e tratto il buon Adelmo in salvo.
Quella era solo l'esplorazione! Formica era incredulo, Ora che conosciamo i termini del complotto,  nostro sacro compito sventarlo per salvare tutta la conoscenza del
mondo.
Quelle parole trovarono un alleato in Adelmo: Bertino, Formica ha ragione. A che sarebbe valsa la tua impresa e tutto lo spavento, finanche questo mio esilio dalle mura del cenobio, se permettessimo a quei falsi monaci di continuare indisturbati le loro congiure? Qualunque divinit abbia guidato i nostri destini fino a qui certamente ci esorta a combatterli.
Parli te di combattere, che tremi alla vista di ogni ombra. lo rimbecc Bertino, E chi altri? Il segretario? Armato di penna e numeri contro spade e pugnali degli assassini. Un esercito gagliardo invero!
Non credo che il tuo capitano non stia considerando la cosa.  fosco e pensoso, ma non  una persona priva di princpi e coraggio.
Questo lo puoi ben dire. Ma se Orso sta considerando di intervenire, star mettendo a punto un piano d'azione, e non sta a me pungolarlo. E poi avete sentito cosa ha detto riguardo al convento? Le fornaci sono spente in questi giorni: non stanno pi ardendo carte. Segno che ne ho sterminati a sufficienza da imporre loro cautela; magari devono far arrivare altri sgherri per tenere a bada i frati e non possono farli lavorare.
Ho pregato per la salvezza dei miei fratelli.
E quando, di grazia? Mi pare tu sia stato parecchio impegnato in questi giorni, o sbaglio?
Adelmo arross palesemente, ma non era nella sua indole reagire a quelle canzonature in modo violento. Ci sono molti modi di pregare e molti tempi giusti per farlo.
Sar! Ma non mi pare che il tuo dio ti abbia dato dei
gran segni, per ora. Forse  un po' troppo impegnato a suggerire le prediche agli assassini.
Quindi, Bertino? riprese ostinato Formica, Che vuoi fare? Vuoi sprecare il tuo tempo in casa degli Altoviti o lavorerete per raccogliere informazioni utili?
Va bene, va bene! Tanto se non mi impegno a farlo non mi farai nemmeno lasciare la tenda. Ti assicuro un punto d'appoggio nella casa e che cercher di essere vigile il pi possibile, senza offendere messer Piero, s'intende.
Non credo di poter ottenere nulla di pi da te, adesso. Conto anche su di te, Adelmo. disse Formica voltandosi verso il cristiano, Almeno te comprendi l'urgenza che ci muove.
Far quello che il nostro Bertino non potr fare e lo terr all'attenzione, senza farlo sperdere in attivit non consone.
Nel mentre Bertino gli faceva il verso da dietro, scimmiottandone la postura composta e i discreti movimenti delle mani.
Liberatisi della pedanteria di Formica, i due si allontanarono lesti dal campo alla volta della citt. Bertino non indossava il cremisi, anche se non aveva rinunciato a cingere la spada, n portava la cappa indosso, sperando cos di passare pi inosservati nella folla d'Oltrarno. Scesero la Costa san Giorgio, piegarono a dritta in Costa Scarpuccia che correva ripida e incassata tra le case, guadagnando alfine senza problemi il Rubaconte che li avrebbe menati sulla riva destra d'Arno a pochi passi da casa Altoviti.
Nonostante il viavai, il lungo ponte pareva loro completamente allo scoperto, specie al confronto con le strette vie d'Oltrarno che avevano calcato fino a quel momento. Si accostarono guardinghi ma cercando di affettare un comportamento consueto, nondimeno calcandosi le berrette in capo come a mascherarsi il pi possibile.
Celati in piena vista. mormor Adelmo, Cos ha detto il capitano.
Sa un cazzo lui! imprec Bertino tra i denti, sentendosi nudo e vulnerabile sulle lastre di selciato.
Arrivati a met ponte, scorsero sulla riva opposta un gruppo di tonache nere e bianche, qualcosa come cento passi dal ponte sulla destra.
Merda! Questa non ci voleva! disse sempre sotto voce Bertino all'altro, Dobbiamo guadagnare la testa del ponte prima di loro.
Magari sono diretti lungo il fiume e ci passeranno dinnanzi se solo rallentiamo il passo.
Poco probabile. O almeno tanto probabile come che vogliano venire proprio in questa direzione.
Ma no, dai. Che dovrebbero avere da fare in Oltrarno?
Cercare un frate fuggitivo, ad esempio.
E un mostro con l'enorme testa di ottone. cerc di scherzare Adelmo.
Muovi i piedi, piuttosto. Cerchiamo di non farci precedere, abbiamo un buon vantaggio.
Pur senza mettersi a correre, allungarono il passo tenendo sempre d'occhio le tonache che si appressavano come una nube infausta. Giunti a met del ponte, per, una brezza arrogante prese a spirare da valle, sollevando vesti e
mantelli con raffiche irregolari; grida stupite attirarono la loro attenzione sulle acque dell'Arno: lo scorrere normalmente placido era mutato d'improvviso in flutti contrastanti sollevati dal vento e da una qualche volont terribile in una coreografia di spume fosche. In capo a pochi attimi parve che il fiume si ingrossasse, incapace di scorrere regolarmente contro le raffiche prepotenti, ammucchiandosi in gorghi sotto le campate del Rubaconte.
Bertino fu colto da una vertigine, si sent subito travolto da una febbre mentre ogni tratto della sua pelle ardeva d'un fuoco urticante; soltanto con uno sforzo di volont riusc a restare in piedi e dominare il tremito convulso, appoggiandosi alla spalla di Adelmo.
Questi, d'improvviso spaventato, fece quanto le sue scarne membra potevano per sostenere il peso del soldato e riprendere il cammino verso la meta. Fortuna sorrise loro: tutti, pure i monaci neri e bianchi, si erano fermati a fissare le acque tumultuose, cos che loro due poterono percorrere quasi non visti il restante tratto di ponte e varcare la via prima che le tonache si fossero avvicinate.
Sempre in preda alle vertigini, Bertino trov l'uscio di Piero e buss febbrilmente finch non fu loro aperto.
Le meraviglie della casa passarono praticamente inosservate ai suoi occhi, mentre sentiva lontana la voce di Adelmo che si raccomandava accoratamente per avere asilo e un cerusico; vide il volto androgino di Piero degli Altoviti affacciarsi in quel delirio e si accorse vagamente di venir condotto, quasi trasportato, per scale e sale fino a una camera non grande ma confortevole dove, alfine, cedette i sensi alla spossatezza.
...
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12 Settembre 1529. Alba, strade di Firenze.
Di come Formica trovi i propri demoni ad attenderlo sul cammino del dovere.
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Con il favore delle tenebre, la luna gi tramontata da tempo, il renaiolo gi complice dell'impresa dell'Arnonauta traghett un piccolo gruppo ammantato dall'approdo presso le catene a monte fino al porto fluviale, a un tiro di sasso dal Ponte Vecchio.
Cacciatore e Argo strisciarono rapidi, pugnale in mano, tra le banchine ingombre, assicurandosi che non vi fosse nessuno di guardia ai gusci ormeggiati, n qualche vagabondo addormentato sulla riva dell'Arno che potesse aver scorto il loro arrivo. Compiuta la perlustrazione, fecero cenno in modo che Formica e Germanico sbarcassero e li raggiungessero dove le calli anguste del quartiere li potessero nascondere meglio da ogni osservatore.
Noi torniamo indietro, allora. Siete sicuri di cavarvela?
Andate, s. Abbiamo tutte le indicazioni che servono e non manca la forza per difenderci, fosse il caso. Non deve restare traccia del passaggio: i nostri nemici hanno mille occhi.
Potrebbero aver scorto il barchino, comunque. Chi ti dice che non abbiano vedette in testa ai ponti anche la notte?
Formica ci pens un attimo sopra: si sentiva al comando di quella piccola spedizione, anche se in realt lui era il carico da scortare e difendere. Se avessero scorto il movimento, manderebbero qualcuno a controllare a minuti. Potrebbe essere un monaco che passeggia all'alba come un vagabondo ubriaco. Chiunque potrebbe essere una spia. Io credo che pensate troppo. intervenne Germanico con il suo forte accento, tentando di tenere la voce bassa nonostante la sua enorme stazza facesse risuonare ogni nota come una cannonata, Basta star qui un poco e ammazzare tutti quelli che passano, poi c' il fiume per farli sparire.
Argo sorrise un poco eccitato dall'idea ma pur sempre pi cauto dell'alamanno: Magari fosse cos facile. Non ti dimenticare che siamo nella pi grande citt del mondo: toccare la persona sbagliata pu avere conseguenze che non possiamo calcolare.
E poi, intervenne Cacciatore, se davvero mandano uno a vedere per il barchino e quello non torna, allora s che si insospettiscono e partono a cercare tutto il rione. Facciamo che noi due rivolgendosi ad Argo, restiamo un poco qui a controllare e se viene qualcuno gli si d a intendere che siamo a far birbonate innocenti, come se si fosse stati fuori tutta la notte a bere.
Siate prudenti. si raccomand Formica, Se vi succede qualcosa, Orso mi spella vivo.
Stai tranquillo. Alla peggio c' la soluzione dell'alamanno.
Facendo la tara alle cappe tirate a camuffo, un osservatore attento avrebbe potuto distinguere facilmente tra l'esile figura di Formica che scalpicciava sul selciato a piccoli passi e la grande sagoma di Germanico, alto una testa pi del compagno, che invece incedeva ad ampie falcate come fosse determinato ad abbattere travolgendola ogni parete si frapponesse sul proprio cammino.
Il rione del porto andava navigato conoscendo le svolte tortuose e i saliscendi dei chiassetti, pena sperdersi tra quelle povere case e magari ritrovarsi in qualche cortile maleodorante invece che ritrovar la luce dell'alba. Il cielo lo si intravvedeva solo alzando gli occhi in alto, dove gli spioventi dei tetti quasi si incontravano in una linea discontinua di turchese, almeno in quei punti in cui la via non passava sotto basse volte o non ci fossero archi e puntoni a tenere lontane le pareti malferme delle vecchie costruzioni.
Non potevamo trovare uno di quei passaggi sotterranei che il capitano conosce tanto bene, invece che perderci in questo labirinto?
Non ci sono passaggi sotterranei, qui. Questo rione  costruito sulla melma dell'Arno, guarda come le case sono storte:  perch affondano con il loro peso nel terreno molle.
A me sembrano ferme.
Ci mettono secoli, ma affondano nondimeno. E la gente stolta continua ad alzarle, per sfuggire all'umidit dal basso, cos quelle pesano ancora di pi e continuano ad affondare.
Dici che  per questo che fa cos schifo?
Non lo dico io:  cos.
Almeno non tirano la merda in strada. C' solo puzza di fiume.
Per antica norma, a Firenze non si poteva lordare il selciato delle vie con lo sporco domestico, fosse il contenuto dei canteri o i resti della cucina; quella funzione la assolvevano gli orti e i giardini delle case, che dovevano restare celati alla vista della pubblica via per un'altra legge antica.
Trovarono l'alba uscendo da un chiassetto che fiancheggiava la zecca, in vista del palazzo dei Signori, ma la loro meta era l'alta chiesa l accanto. Formica si sofferm a osservarla dall'alto lato della via: nella nitida luce del primo mattino, il loggiato non gettava ombre sull'alto portale socchiuso; l'asimmetria dell'edificio lo disturbava profondamente, tanto che dovette fare uno sforzo cosciente per riprendere a muovere i propri passi in quella direzione.
Appena entrati si soffermarono per lunghi secondi in attesa che gli occhi si adattassero all'oscurit dell'ambiente. Germanico si pose davanti al compagno, facendo scudo con il proprio corpo da ogni imboscata potesse attenderli, tuttavia niente si mosse nelle ombre, n alcun suono provenne dall'interno della chiesa.
Formica trov la piccola lanterna nella sacca che si era
portato, armeggi un poco con un pezzo di miccia, avvolgendola con attenzione attorno allo stoppino, infine l'accese, dopo qualche tentativo, con l'acciarino: il salnitro colse l'ardore della scintilla sputacchiando bagliori; il suo entusiasmo, una danza di fiamma che solitamente preludeva al boato dello scoppio, infiamm la pigra fibra dello stoppino. La tenue luce non poteva vincere le ombre lontane di quel grande spazio, ma consent loro di scorgere gli affreschi policromi di cui ogni parete era ricoperta.
Ma che diamine! Quella roba non c'era mica. Che cosa?
Gli affreschi, tutti quegli angeli e quelle madonne. Non c'erano mica quando sono stato qui l'ultima volta. Nella memoria di Formica le pareti di quel luogo sacro erano dipinte con le allegorie del governo: da un lato Minerva in trono presiedeva la prosperit delle Arti, dall'altro Apollo conduceva il Carro del Sole a illuminare la virt della citt, nelle nicchie si trovavano le vivide immagini dei Patroni e dei Lari, in modo che consigliassero saggezza e sussurrassero lo spirito delle tradizioni a chi li contemplava. Hanno coperto tutto. Hanno cancellato il nostro retaggio. la voce gli stava morendo in petto.
Ma che dici? Questi affreschi sono vecchi di secoli, non vedi? Nessuno dipinge pi cos. Io sono ignorante, ma certe cose le conosco. Gli occhi di Germanico avevano visto centinaia di dipinti e il suo cuore di guerriero si sentiva sempre smosso da quella bellezza. Un tempo si era Provato lui stesso a prendere carboncino e pennelli in mano, figurandosi di potersi procacciare da solo quel piacere come da solo si procacciava nel saccheggio ogni altra
cosa; tuttavia scopr che l'aborto che aveva generato non era neanche lontanamente concepibile nella compagine dell'Arte pittorica. Da quel momento aveva sviluppato una devota ammirazione per l'abilit degli artisti, avendo assaggiato l'enorme difficolt da superare per arrivare a tali vette di maestria.
Lo sembrano, alamanno. Ma questa roba non era qui otto anni fa, te lo posso assicurare. Questo era il sacrario di Minerva, dove l'antico governo di Firenze si riuniva fino a duecento anni fa, prima che costruissero il palazzo dei Signori. Formica non prosegu raccontando come lui stesso trovasse rifugio tra quelle mura, quando quell'animale di suo padre lo pestava pi forte del solito, quando la fame lo spingeva a cercare l'aiuto degli Stipendiati, i custodi di quel luogo, e sperare che passasse di l uno dei pochi che non lo consideravano un abominio posseduto dalla demenza. Non raccont a Germanico di cosa significasse la cripta in cui stavano scendendo, di come vi trovasse un angolo dove accoccolarsi a dormire in quelle notti di neve in cui sua madre serrava l'uscio di casa lasciandolo fuori per non sprecare il calore del camino per lui; di come proprio in quella cripta, non visto, aveva scorto Orso e Braccio conoscersi, confabulare a ore e raccontarsi le storie antiche degli Di, di come era stato testimone della loro complicit finch, sempre su quelle pietre, Orso non lo aveva scorto e non aveva iniziato a prendersi cura di lui, traendolo alfine via dalla sua vita di miseria.
Lo stesso non stette a spiegare a Germanico perch conoscesse la sequenza per aprire lo stretto passaggio dietro l'ultimo pilastro e come quel passaggio portasse nei vicini
quartieri dei Neri, a meno di trecento braccia da l.
Adesso stammi dietro e stai attento alla testa, ch il passaggio  fatto per gente normale, non per gli alamanni.
Germanico doveva chinare il capo per non batterlo nella bassa volta del cunicolo, ruvida di mattoni e umida del fiato dell'Arno. Svoltarono pi volte in passaggi laterali, seguendo un percorso che gli pareva casuale ma che Formica sembrava conoscere bene. Le pareti erano a tratti punteggiate da antiche grate di ferro dietro le quali teschi spolpati si ammucchiavano in nicchie poco profonde.
Un ossario. Che stupida mana questa di conservare le ossa dei vostri morti in bella vista.
Non  un ossario cristiano, questo. disse Formica sempre desideroso di puntualizzare,  pi antico.  la prigione dei nemici dei Neri da tempi lontani.
Una prigione? Ma qui ci sono solo ossa, non celle e gente in catene.
Non ti ha insegnato nulla Orso? Barbaro luterano che non sei altro! Sono le ossa dei guerrieri sconfitti, i loro teschi conservati in questo luogo fino alla fine dei tempi, o quando gli Di vorranno.
Ma che significa, per voi pagani, tenere imprigionato il teschio di un nemico? Ormai  morto, no? Sar nel suo paradiso o nel suo inferno.
Queste panzane cristiane sono solo fumo negli occhi,
menzogne per i vostri cuori semplici. I morti non finiscono
mica in paradiso, n c' un inferno di fiamme apposta per voi.
E allora, sentiamo professore: dove finiscono i defunti?
Nell'Averno, no? Mai sentito parlare del Mondo delle Ombre?
Come dire tutti all'Inferno, no? La vostra visione  pessimistica, non c' redenzione e speranza.
Bah! Questo  quello che dicono i preti. La speranza  una classe sopravvalutata, la redenzione e il perdono pure illusioni. C' solo il destino e l'espiazione, per guadagnarsi il proprio posto nell'Averno e vivere con gli Di.
Quindi un Paradiso per tutti?
Macch! Non ti sto a dire come  fatto l'Averno; di certo non  n il tuo Paradiso n il tuo Inferno. Sappi solo questo: per accedere al Mondo delle Ombre non solo devi morire in questo, ma devi anche rendere la tua carne e le tue ossa agli Di. Il tuo corpo non  tuo:  in prestito dalla Natura per compiere la tua esistenza e guadagnare l'Aret, la qualit superiore che ti definir nell'Averno.
Quindi, finch ogni parte del tuo corpo non  dissolta, incenerita o altro, vuoi dire che non hai diritto a entrare nel mondo dove ci sono gli Di?
Proprio cos! Il tuo respiro continua ad aleggiare attorno ai tuoi resti, diventando quello che alcuni chiamano spettro o fantasma se riescono ad afferrarne la presenza. Tenere i teschi dei nemici, come facevano anche le tue genti prima di piegare il ginocchio dinanzi alla croce, significa impedire loro di continuare a combatterti nell'Averno.
Per questo voi pagani ardete i defunti sulle pire.
Proprio per questo: per accelerare il loro passaggio.
Teologia applicata: wunderbarl
Terminata quella spiegazione, Formica lasci cadere la conversazione mentre continuava a orientarsi a memoria per i cunicoli. Nel silenzio, Germanico non pot fare a meno di sentirsi suggestionato dall'idea che i fantasmi di cento guerrieri infestassero quei sotterranei. Sentiva gelide dita carezzargli il collo, sussurri giungergli dalle soglie dell'Inferno, immagini cruente tornargli alla mente dai campi di battaglia. Davanti a lui, il contabile camminava senza dar segni di alcuna paura, un aspetto della sua follia che l'alamanno invidiava alquanto.
Giunsero, alfine, a una breve rampa di scale che terminava in una pesante porta di legno fasciata in ferro. Sebbene non vi fosse serratura, anche l occorreva conoscere il meccanismo da sbloccare per far schiudere il battente: Formica lo conosceva.
Siamo nel sacrario domestico. spieg all'alamanno, Non disturberemo la quiete della casa del cavaliere de' Neri, usciamo senza far rumore e raggiungiamo il cortile.
Lasciarono in fretta la piccola navata, nella quale gi la luce del giorno fatto entrava dalle alte finestre; Germanico ebbe appena il tempo di gettare un'occhiata ai superbi dipinti che la decoravano e al Marte marmoreo che campeggiava nel mezzo dello spazio, prima di dover prestare attenzione al rumore dei propri stivali chiodati.
Schivando la servit all'opera nel piano inferiore della casa, uscirono all'aria nel cortile delle scuderie che comunicava con i quartieri dei Leoni; stavano ormai percorrendo lo spazio con passo sicuro quando un grido di donna li fece voltare d'improvviso.
Oh! Signore! Vu' mi farete prender su un accidenti. Che 'gli  i' modo di fare codesto cost? A sbucare sempre all'improvviso dietro le genti che lavorano! Manca poco mi piscio addosso dallo spavento!
La donna aveva in braccio un gran cesto di erbe ed era sbucata da dietro un canto imbattendosi senza preavviso nei due. Germanico si aspettava che Formica dicesse qualcosa per scusarsi e proseguire indisturbati, ma il segretario se ne stava zitto, come impietrito, a fissare quella figura ciarliera.
A quest'ora di' mattino, poi, che ancora 'un s' disfatti i letti e staranno ancora tutti 'gnudi a far porcherie. Se un vu' foste du' be' ragazzi mi starei pure a preoccupare, ma si vede che siete omini per bene, mica come quegli avanzi di sputo che passano a pregare per du' spicci. fece una pausa per tirar dentro il fiato, Che vi conosco? Mi par di s, ma mi sfugge or ora.
No, donna, io non ti conosco. pronunci Formica rigido, con una voce stentorea che fece sobbalzare, suo malgrado, Germanico, La tua vita non  affar mio, n la mia affar tuo. Ora vai per le tue faccende e addio.
Imperturbabile, la fantesca riattacc: Mi pareva, ch ghigne cos se ne vede fin troppe. Sarete amici del cavalier Fiore, di sicuro come che s'ha da mangiare e andar di corpo. Oggi 'un s' mica visto, per! N da quando dicano che sia torno, che sar anche torno a Firenze, ma di venir a salutare que' quattro citrulli de' su' parenti 'un s' mica degnato, sapete?
Davvero? si inser Germanico cercando di salvare la situazione, Una disdetta! Allora noi andiamo a vedere se
il capitano  tornato a casa sua. Magari lo troviamo e non siamo arrivati fin qua per nulla.
Ha' visto mai? fece lei con un'alzata di spalle allontanandosi.
Formica si mosse come se stesse precipitando, arriv in un angolo del cortile dove un barroccio offriva un poco di riparo e si accoccol contro la parete, nascondendo il viso tra le ginocchia. Germanico gli fu subito vicino, imbarazzato da quel comportamento. Non era certo un esperto di crisi emotive, n il suo mestiere era mai stato quello di consolare gli uomini in preda alle lacrime; fossero almeno stati ubriachi, avrebbe avuto lo spirito della birra a consigliarlo, ma in quel momento non capiva nemmeno perch il segretario privo di paura e sentimenti fosse crollato tanto miseramente per due parole con una fantesca.
Alla fine, visto che Formica non accennava a uscire da quello stato pietoso, tent qualcosa accoccolandoglisi vicino e mettendogli goffamente una mano sulla spalla: Su, dai. Non fare cos. Non c' motivo.
Formica continu a singhiozzare ancora un poco, mentre l'altro affondava nell'imbarazzo di quella situazione, sperando che non uscissero altri servi a vederli. Senza muoversi, riusc a placare le convulsioni e alla fine parl, la voce che usciva come da dentro un fagotto di panni: Hai mai dovuto combattere contro qualcosa che ti paralizzava dal terrore?
Er... certo. Il guerriero non evita la paura, la vince. replic Germanico aggrappandosi alla sua esperienza bellica.
Intendo dire, qualcosa di tanto terribile che a nulla vale
l'addestramento. Non sto parlando di nemici e cannonate. Un altro groppo gli sal in gola scuotendogli le spalle.
Credo di s. Una o due volte.
E come hai fatto a non morire?
L'ho ucciso. rispose d'un fiato Germanico con la sua semplicit. Che altro?
Ci sono nemici che non puoi ammazzare, per.
Tutti si possono ammazzare: basta picchiare forte abbastanza. sorrise l'alamanno.
Non ho il senso dell'umorismo, rammenti?
Oh! Gi! Fai conto che ci abbia provato lo stesso. Lo apprezzo.
Comunque, qualunque cosa fosse, lo hai fatto.
Cosa?
L'hai affrontato e ucciso. Io l'ho visto.
Dici? Formica sollev gli occhi rossi di pianto a guardare l'altro.
S. Fidati di me che ne ho visti di uomini combattere: hai tirato fuori una voce, una forza che non credevo ci fosse in quel petto.
Formica ci pens su un poco, cerc nel suo cuore sordo ai sentimenti l'eco di quel momento, se lo rimise davanti agli occhi, ne prov il terrore, di nuovo, ma ne assapor la lucidit quando le parole riuscirono a sgorgare e a dare una cesura netta, sicura, chiudendo una scatola che era rimasta fin troppo a lungo aperta a puzzare di marcio. Fece girare ancora nella mente quei secondi, quella voce, quel brivido di forza che lo aveva attraversato; un'altra volta ancora, e un'altra. Hai ragione. L'ho fatto. Ora sto meglio. Poi cerc dentro di s una ragione per pronunciare
un'altra parola: Grazie.
Non c' di che, soldato. Germanico gli batt pi virilmente il palmo sulla schiena. Adesso asciugati il viso che stai ancora sbavando come un putto. Si pu sapere, per, che ti ha fatto quella donna per farti uscire cos di ragione?
Formica si asciug per bene nella manica, azziniandosi i baffi scompigliati. Un tempo, era mia madre. disse alzandosi in piedi.
Ancora scosso, Formica si lasci condurre da Germanico attraverso i cortili fino a bussare alla porta dei Leoni. Non fu l'eloquio smozzicato dell'alamanno a far schiudere loro l'uscio, bens il cremisi che portavano: un colore che in quella casa significava molto.
Un famiglio li fece accomodare in un soggiorno al piano nobile, inondato dalla fresca luce del primo mattino. Il padrone di casa non li fece attendere molto. Entr di passo energico vestito come si conveniva per andare a bottega, con le braghe strette sulle scarpe alte di buon groppone, camicia e surcotto; gli mancava solo in pesante grembiule di cuoio per sembrare pronto all'opera del coltello.
Assieme a lui c'era il giovane rampollo, parimenti abbigliato per andare al lavoro; mentre lo sguardo del padre si aPriva amichevole seppur cercasse nella stanza il fratello e lasciasse trasparire la delusione, quello del figlio era arrogante e si fissava in viso ai soldati con cipiglio diffidente.
Benvenuti nella mia casa, sedetevi e ristoratevi. Zanobio fece cenno alla tavola sulla quale campeggiavano Pastelli freddi di carne e biscotti speziati assieme a un paio
di caraffe d'argento che promettevano vino speziato, Quando mi hanno detto che c'erano degli uomini che portavano il Cremisi, ho creduto che fosse il vostro capitano: capite la mia delusione.
Buongiorno, messer Zanobio de' Leoni. Grazie per l'ospitalit. rispose composto Formica, attingendo alle formule di cortesia apprese anni addietro, L'accettiamo con favore e lasciamo le nostre benedizioni sulla casa e su di voi.
Mi onorate: non vi  maggiore benedizione per una casa di potersi aprire per la sacra ospitalit al viandante. Zanobio us l'antica formula con un sorriso di piacere, lieto di trovare, ogni tanto, qualcuno che condividesse certi valori. Vi conosco? Il vostro volto non mi  ignoto, ma non mi sovviene.
Mi conoscevate anni addietro, quando ero un bimbo che mendicava aiuto in queste strade. Devo l'esistenza alla compassione di vostro fratello, con lui servo da allora nelle Bande Nere del Gran Diavolo.
Zanobio alz un sopracciglio: Mi rammento di voi, allora; plaudo il Fato che vi ha voluto uomo. Mio fratello Cosma non  mai stato famoso per essere compassionevole. Questa pare una storia che meriterebbe una serata d'inverno, non una mattina d'autunno, per essere goduta. guardando la mole e la barba bionda di Germanico, soggiunse: Anche l'alamanno  frutto della compassione del nostro sangue?
Non vi  compassione sul campo di battaglia: solo fiera considerazione per il valore. rispose pronto Formica, Germanico serve nelle nostre Bande da otto anni, dopo
aver avuto l'onore e il coraggio di spezzare la propria lancia combattendole.
E anche questa  una storia che meriterebbe ben altro tempo. Intuisco che siate qui per un'ambasceria e che quel lusso non ce lo possiamo concedere.
Cos . Occorre che vi riferisca quanto devo e che ci allontaniamo da questa casa prima che occhi che non devono sapere ci scorgano.
Germanico si intromise: Gi abbiamo avuto fin troppa notoriet nei cortili qua dietro. Sono sicuro che la voce di due soldati in cremisi nei quartieri dei Neri si sparger prima di pranzo.
Parlate, dunque, non perdiamo altro tempo che senn non ve ne rester per onorare la colazione.
Possiamo andare nello studio contabile? Formica ammicc ad una pesante porta chiusa con il fare di chi conosce la casa. Solo voi e io, ch ci sono cose da dire che non sono per le orecchie di tutti.
Il giovane Cosma si raddrizz d'un colpo: Come osi parlare cos in casa nostra, pezzente? Vieni qui farfugliando di segreti e pretendi di comandare! Avessi qui con me la mia spada saresti gi trafitto!
Zanobio si volt verso il figlio, obbligandolo a guardarlo in viso mentre alzava la voce: Basta cos! Questi uomini vengono a portarci notizie e sono miei ospiti: devi loro rispetto e fiducia. Ora stai qui con l'alamanno e sii cortese come si conviene. Capito?
Cosma resse per un paio di secondi lo sguardo del padre, poi cedette e mormor un S, padre. a bassa voce, fremendo di orgoglio ferito.
Chiusa la porta dello studio, Zanobio tagli corto senza preamboli: Ebbene? Che mi manda a dire mio fratello? Come mai non viene di persona in casa nostra?
Messere, vi prego di sedervi prima che io inizi a riportarvi quello che devo, come lo ho sentito, dacch la cosa potrebbe turbarvi un poco.
Il padrone di casa scrut l'altro per un poco, cercando di intuire se si trattasse di un'elaborata burla ai suoi danni o cos'altro; infine, visto che Formica non dava altri cenni, decise di assecondare quella richiesta senza argomentare, prendendo posto nella poltrona di cuoio davanti alla finestra.
Potrebbe essere pi facile per voi se teneste gli occhi chiusi e cercaste nella vostra mente il volto di vostro fratello.
Di che diamine state parlando, soldato? Non abbiamo tutta la mattina da spendere in giochetti.
Lo dico solo per la vostra comodit.
Iniziate a parlare. Vedr io di badare alla mia comodit. la compostezza di Zanobio iniziava a perdersi nell'impazienza.
Come preferite, allora. Formica si raccolse un secondo solo per evocare il ricordo delle parole di Orso, socchiuse gli occhi, lasciandosi perdere nel benedetto oblio delle memorie che non sarebbero tornate su loro stesse e inizi a parlare con la voce del suo capitano. Zanobio, fratello mio, so che la mia voce ti suoner assurda dalla bocca del mio segretario. Sappi che non vi  sortilegio nefasto alcuno, ma il talento benedetto di Formica all'opera
per rammentare ogni mia parola e ripeterla come se fossi l con te.
Zanobio afferr i braccioli della poltrona esterrefatto. Una nausea lo colse quando il corpo esile del soldato dinanzi a lui parl con la voce sonora di suo fratello; decise di seguire il consiglio che pochi secondi prima aveva snobbato, chiudendo a sua volta le palpebre per fingere di avere Orso davanti a s.
La tua missiva mi causa un gran turbamento e mi sento impotente a non poter correre a casa per sgominare con la spada chi la insidia. La prima ragione di questo  che sono stato percosso che  poco e ferito nel corpo tanto che non posso lasciare il mio alloggio per ancora qualche tempo. Trascorro le giornate come i marzocchi nel Serraglio, nell'inutilit del riposo. L'altra ragione, che ti raccomando di abbracciare,  la prudenza: c' molto di pi dietro alle prediche dei monaci e al loro sobillar le folle; tanto di pi che non  prudente tu sappia. Mi chiedi consiglio per la salvezza del nostro sangue; non credere che non vi abbia posto il pensiero fin dal primo momento in cui ho varcato di nuovo la soglia di casa. Ho riflettuto bene e a lungo, giungendo a un'unica soluzione per tenervi nella salvezza, distogliere da voi l'occhio dei nostri nemici e, se tutto funziona come penso, far s che loro stessi divengano vostri protettori. la voce di Orso si interruppe un poco, diede un penoso colpo di tosse, poi riprese dapprima un poco rauca: Le costole fesse mi causano pena, ma dicono che pi dolgono adesso, meno tempo ci metteranno a ritrovare la loro salute. Ascolta quello che devi fare e non esitare a farlo: devi innanzitutto, appena finito questo colloquio, mettere
alla porta i miei uomini con gran strepito, facendo s che tutta la strada si affacci a vedere cosa succeda e in molti sappiano che rifiuti le richieste di tuo fratello. Non ti curar di loro: sono soldati esperti in grado di cavarsela. Di poi, dovrai tenere una condotta di maldicenza, facendo sapere in giro che io sono tornato da te solo per chiederti denari e offendere la memoria di nostro padre e nostro fratello. Tutti devono capire che non sono il benvenuto in casa, anzi, che la casa mi considera una calamit. Non cedere alla tentazione di consolare tua moglie o i fanciulli: soffri come far io, piuttosto, la loro avversione ma tieniti saldo su questo ordine di cose. Se non bastasse, appena in grado orchestrer qualche birbonata da farti in modo che tutti vedano quanto non siamo pi fraterni e cessino di considerarti da tenere sotto osservazione. Vedremo poi se sar il caso di farvi uscire di citt o meno; per ora il conflitto  certo ma non so dirti se sar lungo. un'altra pausa, la voce di Orso torn pi bassa e accorata, A parte questo patimento che ci infliggo, ricorda sempre che vi amo sopra ogni cosa. Per quanto danno potr farvi, lo far sanguinando e solo per tenervi al riparo dal peggio che mi insegue. Riferisci a Formica quello che vuoi farmi sapere, lui me lo riporter come sta facendo adesso con te.
Il segretario si riprese dal suo stato di trance come se nulla fosse: Finito. Cosa devo riferire?
Zanobio sbatt le palpebre pi volte come a scacciare un sogno. Davanti a lui il volto di Orso stava scomparendo, lasciando al suo loco le affilate fattezze di Formica. Si accarezz la lunga barba pi volte, in cerca di chiarezza, prima di parlare: Ditegli che...
Non c' bisogno, lo interruppe asciutto l'altro, parlate come se lui fosse qui ad ascoltarvi, io ripeter le stesse parole senza tradire alcunch.
L'abilit di Formica era tanto rara che Zanobio stentava a credervi sinceramente: Volete dire che vi basta sentire una volta quello che dico per ricordarlo e ripeterlo con la mia stessa voce? E cos che avete fatto con il messaggio di mio fratello?
Esattamente.  la mia maledizione che il capitano mette a frutto per la gloria della Compagnia. Non esitate.
Deve averti in grande stima e fiducia per metterti a parte di tante intimit! Che sia. Zanobio torn ad appoggiarsi allo schienale e si sforz di immaginare il fratello seduto dinanzi a s ad ascoltarlo: Fratellino, questo modo di mandare lettere  bizzarro quanto prodigioso. Mi duole sentirti ferito e spero che tu possa tornare a cavalcare prestissimo: abbiamo tutti, Firenze tutta, bisogno della tua spada. Mi duole parecchio anche conoscere questo tuo piano; avrei preferito prendere le armi accanto a te contro un qualunque nemico, piuttosto che infangare ingiustamente il tuo nome. Credo, tuttavia, che tu abbia ben cogitato in proposito e che la tua non sia stata una decisione facile. E poi credo che non ci sia modo di farti mutare avviso, ch sei zuccone come e pi di nostro padre: per cui faremo come dici te, almeno per il presente. Abbi cura di te e passa a trovare tua moglie: me lo hai promesso, ricordi? Anche noi ti ameremo sempre. Far di tutto per non perdere di vista quello che facciamo per poter rimediare a ogni torto che ti tirerai addosso con questa condotta.
Il silenzio cadde nello studio.
Tutto qui?
S. Avrei bisogno di una settimana per meditare, ma non abbiamo tempo.
No. Il tempo  la cosa che pi ci manca. fece Formica pensando ad altro.
Mi ha detto che vi devo cacciare di casa.
S. Fa parte del piano.
Ve la caverete? Anche se vi attaccassero appena usciti?
Ho Germanico con me per questo. Vi ha anche comandato di non crucciarvi per noi: siamo soldati.
Zanobio era tutt'altro che avvezzo a ricevere ordini, men che meno dal proprio fratello minore. Tuttavia in quel frangente non aveva motivo di decidere altrimenti; nel profondo del suo animo si agitava inquieta un'ombra pavida che aveva grande sollievo nella prospettiva di non doversi pi guardare le spalle per causa di Orso.
Nel frattempo, Germanico era rimasto solo nel soggiorno con il giovane Cosma. Dopo aver fronteggiato un poco il ragazzo senza che nessuno dei due parlasse, aveva deciso di onorare l'ospitalit servendosi generosamente dal tavolo della colazione. Sedutosi comodo, aveva affondato le dita in un pastello di capponi, rompendo la crosta friabile e assaporandone il contenuto freddo, morbido e dolce che sapeva di cannella e garofano; in una brocca trov del vino, troppo forte per il suo palato, ma dall'altra vers del succo di melegrane solo un poco governato con il primo mosto della vendemmia, che gli si confaceva molto di pi.
Cosma continuava a stare in piedi fissandolo con un cipiglio offeso, gettando di tanto in tanto un'occhiata alla porta chiusa dello studio.
Hai gli occhi di tuo zio. disse Germanico senza una ragione precisa, Potreste esser presi tutti e due per alamanni, se solo aveste un poco d'oro nei capelli.
Cosma lo fiss tentando un'espressione irosa, senza riuscire a impressionare il soldato di professione.
Quanti anni hai? Cosma continuava a tacere, Che c'? Forse non sai quanti anni hai, forse non sai nemmeno contare. lo canzon senza mutare il tono.
Diciassette! sbott il ragazzo.
Allora lo sai. Bene, bene. Germanico si rimise a mangiare di gusto.
Dopo un pugno di secondi, il ragazzo non riusc a trattenersi: Allora?
Cosa?
Perch volevi sapere quanti anni ho?
Oh! Teufel Cos, tanto per fare i conti.
Conti? Che conti?
Cose da soldati. Non da garzoni di bottega. Sei ospite in casa mia. Abbi un poco di creanza, se sai cosa sia.
Creanza... s, so cosa significa: sitten.
Allora rispondimi: che conti stai facendo sui miei anni?
Germanico si appoggi all'indietro allontanandosi un poco dal tavolo, il ragazzo sempre in piedi davanti a lui. Alla tua et io stavo marciando attraverso le montagne per venire qui in Italia a fare la mia prima campagna militare.
Tutto qui? Anche io sono un soldato. ment Cosma,
Sotto il Gonfalone del Carro.
So cosa sono i Gonfaloni, ragazzo: milizia. Buona per portare l'acqua ai soldati veri e tenere i muli delle salmerie.
Cosma arross di stizza e cerc di rilanciare: Ho appreso la scherma dai migliori maestri d'arme, sar presto in una condotta mercenaria, con mio zio o senza.
Bravo. Ma alla tua et tuo zio partiva per Polen, te stai a casa tua a governare la bottega. Mi sa che sei un po' tardivo per fare il soldato.
Con un ruggito, Cosma mosse due rapide falcate per avventarsi sull'alamanno; questi manovr la sedia che stava dinanzi a lui con un movimento del piede, mandandola di traverso negli stinchi del ragazzo che rovin a terra lungo disteso. Prima che si potesse riprendere dall'improvvisa caduta, Germanico si alz di scatto portandosi dietro la propria sedia, la ricolloc inforcando le reni del ragazzo e torn a sedervici sopra, appoggiando uno stivale chiodato in mezzo alla schiena di Cosma prima di riprendere a piluccare un grappolo d'uva.
Giovane, arrogante e... impreparato. disse trovando la parola che gli pareva pi adatta.
Lasciami alzare e te la faccio vedere io! la voce strillante del ragazzo sanguinava come il suo orgoglio ferito.
Ti credo, fanciullo, per questo ti tengo dove non mi puoi prendere.
Non mi puoi trattare cos in casa mia!
Lo sto gi facendo. rispose l'altro ingoiando un altro acino dolcissimo.
Non puoi farlo! Lasciami alzare!
Verwohntes Kind! Mi ricordi qualcuno, sai? fece l'alamanno alzando la voce per zittire le proteste.
Cosma tacque un attimo, volt un poco il capo per vedere l'espressione di quel volto incorniciato di biondo oro che lo scherniva con un sorriso dai denti troppo grandi.
Chi? non resist a domandare.
Ich selbst, me stesso! rispose Germanico con una punta di nostalgia.
Non ebbero tempo di continuare quell'acceso dibattito ch la porta dello studio si apr facendo tornare nel soggiorno Zanobio e Formica. Tutti e quattro si fissarono per un attimo perplessi, poi Zanobio diede un'alzata di spalle: Fuori da casa mia! Non siete pi ospiti graditi! Questo, poi,  inaudito! si fece innanzi fronteggiando il gigante biondo che si alz sorridendo ferino e arretr di qualche passo.
Dai, Germanico, fece Formica pi pacato, andiamo via senza far danni, va bene?
L'altro si limit ad annuire mentre arretrava senza staccare gli occhi da quelli del padrone di casa, tra di loro un muto dialogo di complicit tra attori dilettanti.
Scesero le scale di passo svelto e presero rapidamente per la porta che dava sulla strada, in mezzo ai famigli stupiti dalla scena. Giunto sulla soglia, mentre i due gi si allontanavano per la via lasciandosi il palazzo dei Signori a mano sinistra, Zanobio avvi a inveire loro contro: Non osate farvi pi vedere nella mia casa! N fate in modo che si ripresenti il vostro capitano! Non ci sono denari per lui
prendere qui! N una schiatta che pi lo tiene tra i suoi!
Diteglielo! Non ci fa paura! tanto che i pochi passanti non sapevano che pensare e mettevan su certe facce scandalizzate, ma appena voltato il cantone tutti si misero a confabulare di quello che avevano veduto e sentito.
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12 Settembre 1529. Mattino, Casa di Piero Altoviti.
Di un convalescente circondato dai fiori di Afrodite.
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Bettino avrebbe desiderato una notte di quieto riposo ma, sebbene la febbre fosse scemata rapidamente quanto era giunta assieme al fuoco che gli era corso sulla pelle, la smania non abbandonava i suoi sogni: il Drago Lamone sorgeva dai gorghi di Arno ergendo l'immane capo sui tetti di Firenze, fiutando per trovare la sua preda e sussurrando maledizioni acciocch lo zefiro si mutasse in tramontana, penetrasse sotto le soglie degli usci e delle finestre e le Portasse fino in quel letto ben munito di coltri e cortine.
Il soldato si immergeva in quel tumulto nel quale stenda a trovare la forza per nuotare, ne emergeva quasi andato, annaspando nella veglia per trovare l'aria e recuperare il senno, per tornare a cercare vanamente requie nel sonno.
Adelmo gli era rimasto accanto, dapprima vegliandolo da quando il cerusico giudeo li aveva lasciati con tisane e raccomandazioni, poi compagnandolo nel letto nel tentativo di dargli conforto con il proprio calore in quegli spasmi. Pi volte, nell'arco della notte, si erano dedicati al loro piacere, per sottrarre Bertino a un nuovo incubo, e avevano onorato l'ospitalit della casa finendo la brocca di vino forte e il grande piatto di confetti che Piero aveva fatto portar loro.
La luce del giorno obblig il Drago a celarsi sotto i flutti, concedendo un poco di vero sonno ai due, almeno finch i rumori della casa non li chiamarono a non trascurare il loro anfitrione. Vestitisi in fretta, percorsero il piano nobile guidati da voci conviviali; incrociarono un domestico che cortesemente li accompagn nel soggiorno dove un nutrito gruppo di variegati commensali assediava ciarliero il basso tavolo della colazione.
Tutti si azzittirono quando i due fecero il loro ingresso; il padrone di casa si alz premuroso, andando loro incontro: Che piacere vedervi gi svegli! Ci hai fatto prendere a tutti un gran spavento, Bertino. Che non si ripeta. rimprover con una finta smorfia il soldato, Venite che vi presento agli amici.
Mi spiace esserti piombato in casa senza poter avvertire e in quelle condizioni, poi! Non so cosa mi sia preso. si scus urbanamente Bertino, N avrei voluto distrarti dai tuoi ospiti.
Piero lo squadr un attimo, sorridendo di sghembo: si conoscevano da anni e Bertino era solito arrivare tra quelle mura non annunciato, portando scompiglio e allegria con
la sua invadenza e una certa generosit in quanto a prestazioni fisiche; quella mattina, per, era pi composto di quanto Piero si potesse aspettare e c'era quell'altro giovane con cui era arrivato, che non lo mollava un attimo.
Non dire fesserie! Ho chiamato tutti per tenermi compagnia mentre mi dolevo della tua salute, ch non avrei tollerato di restare un'ora di pi da solo a guardare la tua porta chiusa; in casa mia, poi!
Bertino sorrise all'eccentricit e si ricord il suo ruolo, avvicinandosi al padrone di casa per cingerlo stretto a s in un abbraccio pi che esplicito.
Conosci gi Adelmo, allora. lo present afferrandolo per la vita con la mano libera e tirando vicino anche lui, Siamo insieme a chiederti un poco di ospitalit e di intrattenimento per un breve soggiorno.
Gli ospiti sollevarono i bicchieri per brindare a quel proposito, presagendo giornate di festa a venire. Bertino e Adelmo si trovarono in breve accomodati tra cuscini e leccornie, a scambiare complimenti e chiacchiere con una mezza dozzina di nuovi amici. Le ciance divennero ben presto effusioni, complice Bacco che di Amore  spesso alleato; solo al meriggio riuscirono a guadagnare, con la scusa di rinfrescarsi per il pranzo, la loro stanza.
Piero li raggiunse subito, entrando senza bussare: Beh? Che avete da guardare?  pur sempre casa mia, no?
Bertino rise senza alzarsi dal letto sul quale si era appena lasciato cadere: Al miglior anfitrione di tutta la citt. finse di brindare.
Solo della citt? finse offesa l'altro.
Della Tuscia tutta, che vuol significare del mondo, dacch non ho mai trovato un luogo tanto devoto alla sacra ospitalit come le nostre colline.
Cos va un po' meglio. Piero si sedette sul letto avviando subito a baloccarsi con il torace del suo ospite; alz il suo sguardo magnetico e fiss Adelmo, il quale nonostante la mattinata era ancora incerto sul proprio ruolo in quel frangente. Vieni qui, fraticello: non mordo mica, sai? N ti voglio portar via il tuo amico:  lui che decide a chi concedersi.
Adelmo si avvicin un paio di passi, cerc lo sguardo di Bertino il quale lo afferr e lo fece cadere letteralmente sul letto accanto a s.
Come fai...
A sapere che eri un frate? Ragazzo! Ne ho visti a dozzine come te: in fuga dal cenobio per tuffarsi tra le labbra di Afrodite, la tonaca gettata alle ortiche o nel camino, rimpiazzata, quando avete il pudore di mettervi qualcosa indosso, con le pi scarlatte sottane che si possano vedere.
Hai tutte le maniere del cristiano, ancora. puntualizz Bertino, Ma ti cureremo, stai tranquillo.
E poi, aggiunse Piero levando la berretta al giovane rivelando il capo rasato che portava il segno della tonsura, ci sono pochi motivi per tenere il cappello in casa mia. Te non hai le corna, n le piaghe in capo, quindi  solo per pudore di questo scempio che lo porti.
Adelmo era arrossito, la sua educazione aveva gi smesso di gridargli al peccato da un paio di giorni ma restava pur sempre sentinella del suo pudore e della sua timidezza. Grazie per l'ospitalit e per l'amicizia che portate a Bertino. Non so se sar in grado di sdebitarmi mai.
Come siamo educati! Eppure un'ora fa strillavi come un'arpia! vedendo il rossore aumentare, Piero cambi un po' il tono: Non ti preoccupare, la vostra compagnia  un piacere che mi ripaga del piccolo incomodo di una camera occupata e un poco di vino. Ma ora che abbiamo espletato i riti di benvenuto, volete mettermi a parte di cosa vi spinge tra le mie braccia?
Bertino si tir un po' su appoggiandosi a una pila di cuscini, abbracci possessivamente Adelmo senza allontanare Piero e fece un po' di ordine in testa prima di rispondere: Ci serve un posto sicuro e discreto dove passare qualche giorno di tempesta. Come ti immagini, ho cavato Adelmo dal cenobio e lo stanno cercando. Verranno certo a guardare al campo, per cui Orso non voleva che vi restassimo pi a lungo.
E Orso avrebbe timore di qualche frate che chiede di un novizio scomparso? Non mi tenere per scemo. Sai bene che potrei fare qualche domanda alle persone giuste e scoprire tutto da me prima di stanotte.
Questa volta ne dubito, maestro Piero. Ci sono cose che  meglio stiano nelle ombre e che uomini onesti come te non abbiano a conoscere.
Mi vuoi spaventare? Suvvia, devo sapere se vi tirate dietro una coda in fiamme o cosa.
Giusto. Sei te che ci offri ricetto. Ti deve bastare sapere che ci sono uomini vestiti da monaco che monaci non sono, ma sicari dei pi efferati, in cerca del nostro Adelmo.
Forse  il rampollo di qualche nobile schiatta cui domandare un riscatto, magari... no! Lasciami indovinare:  l'ultimo tra i figli del re d'Ungaria, nascosto tra i frati per sottrarlo alla mano omicida di suo fratello. Giusto?
Bertino rise di gusto prima di zittirlo: Sei il solito novelliere affabulatore! Niente di cos avventuroso e carico di segni: il nostro Adelmo ha visto cose che devono essere taciute, per questo crediamo che lo vogliano trovare e ammazzare.
Se nemmeno il campo delle Bande Nere  un posto sicuro, hai grande opinione della mia casa, invero!
Sei o non sei Piero degli Alto viti? Colui che conosce i segreti pi turpi di tutti, in citt, che pu far vergognare ciascuno dei priori con uno sguardo o l'accenno a una notte?
Mica solo i priori, sai?
Non voglio sapere se e cosa vengono a fare i Signori Dieci in casa tua! scherz Bertino sollevando le palme, Seriamente: dobbiamo stare qui che non si sappia. Garantiscimi il silenzio dei tuoi amici.
Senn li fai fuori?
Bertino fu subito serio: Esatto. Se non puoi garantire la loro fedelt e discrezione, torno di l adesso e li ammazzo mentre ancora sono tra le cosce di Bacco. Piero lo scrut un paio di secondi, spaventato: Non ti ho mai visto cos serio. Voglio dire: questa  una casa dedita al piacere, non sei mai entrato qui con l'animo di Marte. Sono tempi difficili, amico mio. la voce si era un poco addolcita, ma gli occhi restavano fermi.
N mi hai mai parlato cos, n mi hai mai chiamato
"amico".
Bertino tacque un attimo per riflettere. Realizz che era vero: si era rivolto a Piero in molti modi, anche volgari, ma non gli aveva mai aperto il cuore in quel complimento, con quel tono, che gli uomini si riservano solo nei momenti di nuda intimit.
So che sei maestro della discrezione e grande conoscitore degli uomini: se metti la tua parola su di loro, per me va bene.
Fu la volta di Piero di riflettere: Hai la mia parola. Uno per uno sono persone fidate. Non mancher di rimarcare loro che necessito di silenzio.
Davvero vi potete fidare di tutti loro? domand Adelmo preoccupato dopo aver seguito con il fiato sospeso lo scambio, Quali promesse potete far loro per sapere che taceranno? Di quale grandezza devono essere i segreti che vi hanno affidato affinch possiate esserne sicuro?
Ragazzo, forse qualche uomo poco valente ha segreti di cui si vergogna con i quali poter giocare, ma non questi amici che mi sento di chiamare per onorare i miei ospiti migliori con la loro bellezza. C' un vincolo pi forte della promessa di un compenso, sappilo: il timore.
Il timore? Non siete uomo violento, n credo vi portino per tale.
Non il timore di morte o ferita, no! Quello sarebbe affare del nostro Bertino. Il timore di non poter tornare a godere del mio favore, delle gioie di questa casa di delizie.  questo il timore che mi garantisce la loro fedelt.
Te ne siamo grati. Non ti disturberemo a lungo: giusto qualche giorno per mandare a vuoto i frati.
Non so che farmene della vostra gratitudine! fece Piero alzandosi di scatto, il sorriso sul viso rassicurava che stesse celiando, N crediate di esser capaci di darmi disturbo: ci vuole ben altro che un paio di ragazzetti per turbare la quiete di queste pareti. Vi attendo per pranzare: rendetevi almeno presentabili! Detto questo, usc dalla stanza con il suo passo svelto.
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12 Settembre 1529. Meriggio, strade di Firenze.
Come sfuggire ad un inseguimento e sforzarsi di trovare altri guai.
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Formica e Germanico allungarono il passo, seguiti dagli sguardi dei cittadini, la voce di Zanobio che riecheggiava ancora tra le pareti della via. Mentre l'alamanno si industriava di far scansare la gente mettendo su la peggior ghigna da soldato, il contabile scalpicciava rapido per tenere dietro alle lunghe falcate del gigante, ma non mancava di voltarsi attorno onde non farsi sfuggire alcun dettaglio.
Cammina, schnelll ringhi Germanico, Muovi i piedi.
Stai calmo. Abbiamo ancora il vantaggio della sorpresa; non oseranno attaccarci in mezzo di strada e ci vorr un poco perch si passino voce e organizzino qualcosa.
Pu essere. Ma abbiamo molta strada da camminare e
c' gi troppa gente fuori.
Ringrazia l'operosit dei fiorentini, piuttosto:  proprio la gente che trattiene i loro pugnali.
Ci seguono?
S; un paio di tizi ci stanno dietro fin dalla munizione del grano.
Svoltiamo l. Germanico ammicc a un chiassetto che si apriva poco avanti, sulla destra, cos li acchiappo e li faccio fuori.
Atteniamoci al piano. Non corriamo rischi inutili, ch gi abbiamo smosso un vespaio. Formica si guardava sempre attorno febbrilmente, poco gli importava di dare l'idea di essere spaventato, A sinistra. ordin secco facendo reagire d'istinto l'altro che prese la via in salita verso il Cardo, appena passati i quartieri dei Gondi.
Zum Teufell Che c'? Dovevamo andare avanti.
Meglio di qua, ci hanno gi preceduti.
Sei sicuro?
Formica non rispose, facendo uno sforzo per non arrestarsi in mezzo di strada a discutere. Aveva visto uno degli uomini che bighellonava fuori casa di Zanobio svoltare dal cantone alla loro destra: doveva aver corso per le calli del quartiere de' greci per precederli e tagliar loro la strada dove la via si restringeva. Un assalto in piena regola era un'ipotesi pellegrina, con la gente in strada, ma una pugnalata incrociandosi lungo la via era un rischio tutt'altro che da accantonare.
L'uomo si sofferm al crocicchio che avevano lasciato, vide Formica gettando lo sguardo sopra la spalla, e si scambi un cenno con i pedinatori mentre a loro volta
svoltavano per continuare a tenerli d'occhio.
Prima arriviamo al mercato, meglio . Attento! Diede di gomito al suo gigantesco accompagnatore, accennando a un uomo robusto che si era fermato appena sbucato dal cantone alla loro sinistra, venendo dalla parte della grande piazza dei Signori.
Germanico valut in un attimo il bersaglio: era vestito da manovale, con brache, camicia e un farsetto liso lungo a mo' di tunica e fermato in vita da una cintura; sotto la falda del vestito si indovinava il fodero di uno stiletto legato alla coscia.
L'alamanno allung la falcata per raggiungerlo mentre con gran voce e il suo peggior accento straniero faceva mostra di averlo conosciuto: Mio amico! Che piacere di trovare te qui!. L'uomo perse l'attimo, sorpreso dalla mossa imprevista; Germanico lo abbracci con la sinistra coperta dalla cappa, gli si fece accosto, schiacciandoglisi appresso per impedirgli di metter mano all'arma stretta tra i loro fianchi e lo trascin con s camminando per qualche passo, sempre blaterando facezie. Infine lo abbracci come per salutarlo, i passanti che gettavano loro occhiate divertite per l'espansivit di quello straniero, e lo lasci appoggiarsi alla parete esausto da tanta espansivit.
Andiamo. sussurr a Formica mentre svoltavano a sinistra per togliersi dalla via; il segretario scorse con uno sguardo rapido un tozzo pugnale insanguinato nella sinistra del suo compagno che cercava di tenerlo nascosto sotto la cappa mentre a tentoni lo rinfoderava.
Avendo deviato dalla via per le antiche calli medioevali
si sentirono subito braccati; ogni svolta poteva essere un'imboscata, ogni sfaccendato una spia che desse la loro direzione ai sicari. Non si vedeva gente in quelle viuzze, sebbene i rumori domestici rivelassero un brulicare di popolo appena al di l delle soglie delle finestre, ma meno occhi innocenti significava maggior licenza di fare a coltellate in mezzo della strada.
Non hai qualche diavoleria del tuo amico nella borsa? propose Germanico, la sinistra che reggeva pronto il corto fodero del falcione, pronto a svaginarlo.
Vorresti usare una granata in mezzo alla citt? Sei proprio alamanno nelle ossa, te.
Risolverebbe tanti problemi, adesso.
Non credo tu voglia un dibattito serio in merito a questo.
Voglio solo uscire da queste calli.
Calmo, ancora due svolte e...
Formica non pot terminare di parlare, si sent urtare da una forza immane e fin catapultato contro una porta che assorb il suo peso senza cedere, ma nemmeno senza voler troppo bene alle sue ossa.
Germanico si era accorto per istinto del movimento sopra le loro teste e solo all'ultimo momento aveva spinto il contabile da parte, frapponendosi alla minaccia.
Due uomini si erano lasciati cadere nella stretta calle dall'alto; l'alamanno non si poteva permettere il lusso di riflettere se avessero scavalcato il muro di un orto o fossero sortiti dalla finestra di una casa, mentre combatteva per difendere Formica. Si azzuff selvaggiamente con quelli, lasciando che il turpe piacere della lotta erompesse nel suo
animo per soverchiare paura e incertezza. A ogni passo andava a sbattere la schiena o le spalle contro le pareti, tanto la via era stretta tra gli alti muri di pietra; il falcione era appena maneggevole in quel poco spazio, tanto che lo manovrava con la tecnica appresa per il combattimento in formazione nelle Bande Nere, usando la pietra stessa delle case come fosse le spalle dei compagni di battaglia per difendersi ai fianchi e non essere aggirato.
La cappa girata sul braccio era, in una zuffa del genere, un efficace per quanto improvvisato scudo. Spacci il primo assalitore alla svelta, soverchiandolo con la sua stazza e una serie di pesanti fendenti; l'altro gli si fece sotto chiudendo la misura, infervorato dal demonio che gli spiritava gli occhi. Lottarono un poco, il falcione cadde a terra con clangore; le mani libere, Germanico torn a sfruttare la sua taglia enorme schiacciando l'avversario contro la pietra e artigliandogli la gola in una morsa terribile. Un uomo normale avrebbe cercato di liberarsi, di difendersi in qualche modo, invece quello continuava a tempestare i fianchi e il capo dell'alamanno con pugni tremendi, scagliati da una forza nervosa inaudita.
Noncurante di quegli attacchi dolorosi ma non pericolosi, Germanico continu a serrarsi addosso al nemico e a stringere quel collo muscoloso e teso, finch le sue dita non guadagnarono una presa certa e affondarono nel punto debole, rompendo la trachea.
L'assassino era dimentico del dolore terribile e continuava a menar colpi; l'alamanno lo sollev di terra come un sacco, sempre reggendolo per la gola, e avvi a sbattergli la testa contro la soglia di un basso davanzale, due, tre,
quattro volte, con tutta la sua forza, finch quello smise di muoversi e si afflosci morto tra le sue mani.
Lo scaravent da una parte sfogando la frustrazione di quella lotta assurda: Verrckte Hlle! Non crepano mai, questi?
Formica usc dal suo riparo con la borsa aperta in mano, gett rapidamente una manciata di minuterie che tintinnarono sul selciato e si mosse subito per andare: Non perdiamo tempo.
Germanico annu, si volt per muoversi ma la gamba sinistra lo trad e gli tocc appoggiarsi alla parete per non cadere: Mi hanno preso. disse senza enfasi.
Formica si volt a guardare, si chin un attimo per studiare l'impugnatura che sporgeva dalla coscia enorme dell'alamanno: Un pugnale. Non lo togliere ch tiene la ferita chiusa e il sangue dentro.
Non sento la gamba.
Appoggiati a me. Che c'? Non sono invalido, ce la faccio a fare il lavoro di una sola tua gamba. Probabilmente la lama  avvelenata.
Germanico poteva vincere la paura di picche e cannonate, dei pi feroci avversari, persino delle fiere pi selvagge, ma l'idea di esser vinto dal un subdolo veleno gli disegn una smorfia di terrore sul volto impallidito.
Forza! lo incit Formica, Prima arriviamo al mercato, prima si guarda come sistemarti. Se era mortale, stavi gi schiattato per terra. Muoviti!
Dietro di loro, appena ebbero svoltato il cantone, si levarono alte grida di dolore, seguite dappresso dal clamore d'allarme della gente che andava affacciandosi.
Triboli. spieg asciutto quando sent Germanico irrigidirsi per reagire, Qualche attrezzo di Arteficio me lo sono portato dietro.
Questi non sono gli assassini, per. Avrebbero sofferto senza gridare.
Giusta osservazione. N sono dei passanti casuali, che senza aver fretta  difficile non accorgersi dei triboli sul selciato.
Nel mentre avevano percorso la poca strada necessaria per tornare tra la folla delle vie principali. Presero prima a destra e poi a sinistra, passando tra le case delle Arti maggiori, dinanzi alla facciata dei Beccai, fino a trovare inquieto rifugio nella folla del mercato. La gente li guardava senza osare accostarli: era uno spettacolo insolito vedere un enorme alamanno abbigliato da soldato zoppicare sorretto dall'esile compagno mentre continuava a scrutare in cagnesco tutti.
Eccoli! Forza che ci siamo. Formica incoraggi il compagno. Aveva avvistato il barroccio della compagnia attorno al quale una macchia di abiti cremisi colorava il panorama di salvezza. Gett un'occhiata attorno, identificando nella folla almeno due visi gi visti minuti prima davanti al Serraglio. Gli assassini si avvicinavano facendosi cautamente largo tra la gente, gli stiletti gi in mano pronti a colpirli.
Senza mettere in ulteriore allarme l'alamanno, Formica moltiplic gli sforzi per sorreggerlo e allungare i passi. La gente si apriva un poco loro dinanzi, ma formava anche una cortina intermittente sul percorso verso la sicurezza del gruppo di soldati.
Fecero altri dieci, faticosi passi, si scrutarono attorno: l'inseguitore pi vicino si stava destreggiando per aggirare un gruppo di madonne fermatesi provvidamente nel mezzo a far convenevoli, l'altro si era defilato dove Formica non poteva vederlo. Tenendo sott'occhio il primo, cerc di accostarsi il pi possibile ai venditori per potersi voltare e, alla peggio, dar modo a Germanico di usare la spada. Scrut la folla in cerca del volto, invano. Gli venne il pensiero che quello poteva aver escogitato di aggirarli da dentro lo spazio stesso del mercato.
Germanico sbuffava per la fatica di tenere il passo appoggiandosi il meno possibile sul volenteroso ma pur sempre esile compagno; la gamba era percorsa da un fuoco doloroso che gli impediva di darle ordini e che pareva salire ogni minuto di pi lungo i nervi, paralizzandogli il fianco e le reni.
Si voltarono assieme a fronteggiare la minaccia pi esplicita; l'assassino si era liberato dell'intoppo e puntava verso di loro tenendo la lama vicina alla coscia, dove la gente impegnata del mercato non l'avrebbe notata. Gettando un'occhiata di lato, trad la presenza del suo compagno, il quale invero aveva aggirato la posizione per convergere contemporaneamente anche lui con la lama pronta.
Mi sa che tocca fare casino. mormor Formica infastidito pi dallo scompiglio che avrebbero causato in mezzo all'operosit cittadina che dalla reale prospettiva di venir ucciso.
Non c' problema. Appena sono a tre passi, te buttati sotto il banco e scappa. Li tengo io.
Non dire idiozie. Non ti lascio qui a crepare. replic
Formica impugnando il proprio pugnale con risolutezza.
La folla del mercato ebbe un sussulto; come una cortina smossa dal vento mut d'un colpo colore, fiorendo di cremisi tutto attorno a loro due. Sebbene non tenessero le spade in mano, i soldati erano pronti a reagire, le cappe ad armacollo che certamente celavano i pugnali sfoderati nella mano sinistra, le destre guantate pronte a scattare. Con un rapido scambio di sguardi, Germanico ammicc loro gli assassini, che gi si erano bloccati a met del passo.
Per un attimo rimasero cos, fermi in un ampio circolo attorno alla posizione assediata; gli occhi si incrociavano in un dialogo muto: c'erano sei uomini in cremisi, oltre all'alamanno e il segretario, e due assassini con le lame ancora pronte accanto alla coscia. Anche se avessero tentato, sarebbero stati sopraffatti in un tafferuglio lasciando le prove del tentato assassinio o, peggio, venendo catturati per essere interrogati sotto tortura. Dal canto loro, i soldati non avevano interesse a far rissa nel mercato della citt in quel momento di umore tanto delicato con la guerra incombente.
Alla fine gli assassini si dileguarono ritirandosi nella folla, scomparendo abilmente. Gli uomini in cremisi si serrarono attorno ai commilitoni, sfogando in quieti saluti il sollievo.
Meno male che vi abbiamo visti. State bene? si appassion subito Zoofilo scrutando i volti pallidi dei due.
Germanico  ferito. document Formica, Aiutatelo a camminare ch pesa un accidenti.
L'alamanno si limit ad una smorfia che voleva essere Un sorriso, mentre si appoggiava alle pi forti spalle di
Malanima per raggiungere il barroccio.
Lo sapevo io che vi mettevate nei guai. fu il commento di quest'ultimo, Non mi pareva un buon piano fin dall'inizio. Ora che si fa con l'alamanno zoppo?
Stai zitto un po', te! lo ammon Marcio, Arriviamo dal Grosso e lasciamogli fare il suo mestiere prima di gracchiare.
State parlando di me, eh! grugn Germanico appoggiandosi a entrambi mentre sentiva il veleno salirgli lungo la schiena togliendogli il respiro, Non sono ancora morto.
Nel caso, si inform Malanima, posso prendere io i tuoi stivali nuovi?
La folla era rimasta largamente ignara della tragedia evitata; la gente si limit a scrutare quel gruppo di soldati avviando le solite chiacchiere di quartiere. Del resto erano divenuti una presenza costante nelle vie in cui giornalmente si andavano a rastrellare derrate da ammassare in vista di rimanere senza rifornimenti per il tempo della guerra, per cui non faceva stupore che si aggirassero per le loro erranze tra i banchi.
Grosso aspettava gli altri accanto al ronzino che biascicava una presa di fieno tra le stanghe del barroccio. Con uno sguardo si rese conto della situazione e fece cenno di adagiare Germanico sul pianale. Senza tante cerimonie, fece alzare il telone per nascondersi alla vista dei curiosi e si mise, coltello alla mano, a liberare la ferita dalla tela dei pantaloni.
Non abbiamo estratto la lama, Grosso. Pensavo fosse
meglio cos che farlo sanguinare per tutta la strada.
Avete fatto bene. Questo bestione sopporta il dolore come un elefante.
Non sento la gamba. mormor l'alamanno stremato, lasciandosi andare dopo aver stretto i denti per tutto il tempo, Sta salendo su per la schiena.
Grosso sfil con un movimento rapido il pugnale dalla ferita: Ti far un po' male.
Germanico si inarc per la sofferenza, aggrappandosi alle sponde del barroccio e trattenendo un grido. Non si dice questo, prima? grugn.
Vabb, cos hai sofferto una volta sola. replic il cerusico mentre tamponava il sangue che aveva preso a colare con un panno, Fortuna ti guarda: pare solo un po' di sangue scuro, non ha trovato la vena. Il veleno  un altro par di maniche, per! Da quanto tempo stava l dentro? chiese rivolto a Formica mostrandogli la lama corta e larga.
Quasi mezz'ora, tra una cosa e l'altra. Forse meno.
Grosso si fece pensieroso, si mise a fasciare stretta la coscia dell'alamanno: Adesso non ci possiamo fare nulla. Intanto  vivo e tanto basta. Vedremo se il veleno continua a corromperlo o meno.
Credo che se fosse mortale avrebbe gi agito, che ne pensi?
Pu essere. Ci sono tossici che fermano il fiato di un uomo in un battito di ciglia. Per non posso escludere che questi assassini usino roba a effetto pi lento per costringerci a prenderci cura invano dei nostri feriti. Aspettiamo qualche ora, il grosso  uscito con il primo sangue, ma non
sono un passionario dei salassi.
State sempre parlando della mia pelle, eh! ricord Germanico sudando freddo.
Posso avere i suoi stivali? arriv la voce di Malanima da fuori il telone.
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13 Settembre 1529. Pomeriggio, casa di Artemisia.
Di come due amici cerchino reciproco soccorso ma creino un equivoco periglioso.
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Per molti giorni e altrettante sere, il giovane Dante aveva bazzicato le vie del quartiere alla ricerca dell'ombra inimica di Giovanni Bandini. La rivalit amorosa tra quel gaglioffo e messer Vico de' Martelli per le grazie della Marietta non accennava a risolversi, bench i due non trovassero incidente di incontrarsi.
Messer Vico visitava sovente la Marietta durante il giorno, persino la incontrava in modo non del tutto fortuito al mercato, servendola con la propria compagnia e la raffinata cortesia che lo segnava come uno dei pi nobili fiorentini; tuttavia, la notte quel demonio del Bandini riusciva a strisciare non visto fin dentro il talamo di lei, turbandone la virt e l'animo.
Seguendo le raccomandazioni dell'amico, Dante si era tenuto fuori dalla via dell'Amore, dove stava l'uscio della Marietta, scansando anche lui di incontrare il rivale del suo sodale e di dovervi, per vincolo d'onore, venire ai fatti, cosa che tutti sapevano si sarebbe risolta tragicamente e a favore del pi anziano ed esperto veterano.
Cos stava a fare lavoro di chiacchiere, mostrandosi premuroso e indaffarato per la causa repubblicana mentre raccoglieva ogni stilla di notizia sul Bandini. Incredulo, tuttavia, passava i giorni a vuoto, ch pareva che nel quartiere nessuno lo conoscesse n lo vedesse mai.
Alfine si risolse di violare due raccomandazioni assieme: quella di messer Vico a non calcare la via dell'Amore e quella di Braccio a non recarsi da lui senza preavviso.
Con la capperuccia tirata a camuffo, buss all'uscio che conosceva essere la casa dove l'alfiere risiedeva con la sua donna e, dopo non poco affanno, convinse Salvestro a farlo entrare, ch non era nemico di nessuno l dentro.
Braccio scese svelto in cortile ad incontrare il commilitone appena riusc a decifrare i segni e i mugugnii del servo muto, scalzo e con appena una tunica da casa indosso.
Mio buon Dante! Che piacere vederti. Perdona se non ti faccio salire... attacc Braccio andando incontro all'altro e stringendogli le mani pi a lungo di quanto si solesse fare, Sai, Artemisia  ancora un po' spaventata dalla vista e anche dal solo pensiero di uomini armati vicino a casa.
Anche se mi avessi fatto attendere in cucina come un servitore mi sarei sentito onorato. Ti confesso che avevo timore tu mi scacciassi.
Perch mai? Anzi! Mi fa un gran piacere vederti. Hai
poi risolto quella faccenda per cui tribolavi? Ti vedo bene, pi sereno dell'ultima volta.
In effetti Dante si era parecchio rinfrancato rispetto a dieci giorni prima, quando viveva divorato da dubbi e rimpianti; l'aver determinato una nobile condotta assieme a messer Vico, essersi impegnato in quella cerca amorosa per salvare l'anima e la purezza della Marietta gli davano un proposito che gli aveva fatto tornare l'appetito e la salute. Inoltre cos facendo si era lasciato alle spalle le sue vicende assieme a Bertino, un capitolo della sua esistenza che voleva restasse chiuso, un tormento che aveva scoperto esser tale solo quando se ne era liberato.
Per converso, Braccio pareva smagrito, il suo usuale vigore appassito. Dante osservava le spalle dell'alfiere, solitamente tonde e toniche, mostrare la carne consunta e la spigolosit delle clavicole, le braccia non pi gonfie come otri pieni ma, ancorch muscolose, come asciugate sotto la pelle impallidita. Anche gli occhi parevano ritirati un poco in fondo alle orbite che si erano fatte pi profonde, complici gli zigomi pi prominenti e la mascella nervosamente serrata.
Sto bene, Braccio. Ma te non mi pari il ritratto della salute, se mi perdoni la sincerit.
Oh...  un momento, sai. Ci sono tanti di quei problemi da risolvere. Non credevo che venire a stare in citt fosse cos complicato. Ma vedrai che andr tutto a posto. Il proverbiale ottimismo di Braccio non era morto, sebbene un po' sofferente, Appena questa faccenda della guerra finir e la mia Artemisia si tranquillizzer un poco, andr tutto a posto.
Salvestro port loro dei biscotti forti di anice e del vino addolcito con il miele. Stettero un poco a godersi quella merenda nel tepore del pomeriggio, ragguagliandosi sulle piccole cose che erano successe loro. Braccio non era tornato fuori casa da giorni ed era avido di ogni notizia per quanto minuta. Di tanto in tanto gettava uno sguardo in alto, dove indovinava la chioma fulva della sua donna sorvegliarlo da dietro le tende del balcone. Dante era entusiasta di colmare quella sete, tanto che trascur completamente di raccontare dei propri affanni in favore del riportare le chiacchiere del mercato e i pettegolezzi ilari di cui quelle strade erano impregnate. Alfine affront la questione per la quale era giunto in quella casa: Braccio, sai che sono ad aiutare un nobile amico a corteggiare la Marietta che abita qui accanto e soprattutto a toglierle di dosso certi crucci.
Mi rammento bene, Dante. Hai poi scoperto, quella notte, che tipo di demonio le turbasse il sonno? Fin troppo bene, amico mio! Tanto che non ne voglio qui far favella. Dante aveva maturato un'elegante discrezione in merito a dettagli turpi, in quelle settimane di vita cittadina. Non siamo pi nella rudezza del campo militare, occorre portarsi con cortesia e non vociare al vento parole riprovevoli.
Sta bene, non insister. N credo sia il caso parlare di queste cose nella casa della mia donna. fece un gesto eloquente con gli occhi verso l'alto.
Dante sorrise a quella difficolt e abbass un poco la voce: C' un uomo turpe che entra dalla Marietta a insidiarne la virt.
Un maledetto accidente. Il tuo amico ha, dunque, un rivale.
Pi che un rivale, direi un diavolo che travia la sua amata. Siamo giunti alla conclusione che la Marietta sia circuita contro il proprio volere, pertanto dobbiamo trovare e combattere quell'uomo.
Trovare qualcuno in una citt di decine di migliaia? Mi pare difficile oltremodo.
Ma sappiamo gi chi sia. Non pronuncer quel nome infame tra le mura della tua casa, ti basti sapere che  un uomo potente e malvagio, per ora.
Fai il misterioso, ma mi sta bene. Che abbisogni da me, dunque? Braccio era disposto a sorvolare su tutto, pur di avere una buona scusa per uscire di casa e magari vestire i panni del soldato ancora una volta.
Non so, amico mio. A dire il vero sono venuto a bussarti all'uscio perch ho camminato per giorni ascoltando e chiedendo, ma pare che nessuno qua attorno sappia nulla di utile.
Braccio sent un movimento spazientito venire dall'alto, uno smuovere di sgabelli e un tintinnare di cocci: Artemisia stava mettendo in ordine il suo studio, invece che stare al balcone; quando faceva cos si imbronciava per via che si sentiva trascurata. L'avesse lasciata ancora a lungo da sola, avrebbe dovuto lavorare di pazienza e sopportazione tutta la notte per rimediare al suo umore guastato.
Bisogna che ti lasci, Dante: la mia Artemisia ha bisogno di me.
Oh! Capisco, non ti crucciare. Fece l'altro premuroso per alzandosi in piedi.
Facciamo cos: vediamoci domani sera al Pennello, dopo desinare, magari fai s che ci sia anche l'amico tuo, cosicch si parla tra uomini della vostra impresa.
Al Pennello? Dante era sorpreso, si sarebbe aspettato un luogo pi vicino alla casa, non in un altro quartiere. Sta bene, lontano dalle orecchie del quartiere. Ti saluto e ti lascio alla tua signora. Grazie per ora.
Grazie a te, Dante. Mi scalda l'animo poter aiutare.
Braccio accompagn rapidamente l'altro all'uscio con la fretta che l'umore di Artemisia gli metteva addosso, richiuse la pesante porta e inizi subito a pensare, mentre saliva la scala due gradini alla volta, come persuadere la sua donna a non osteggiare quell'uscita: avrebbe dovuto lavorare molto bene, quella notte.
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14 Settembre 1529. Pomeriggio, Campo delle Bande Nere.
Di addestramenti e altre amenit.
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Il sole di settembre splendeva alto, la sua luce dorata parlava di umidit incombente e della pioggia d'autunno che sarebbe presto arrivata a rovinare quel che restava della vendemmia. Mentre nei campi le mani si affannavano a mettere i grappoli nelle gerle avanti che il primo temporale portasse con s la muffa, nella piazza d'arme della citt di tela i soldati si dedicavano a mantenere pronte le proprie abilit.
L'ordine di portare sempre la berretta tornava ancora vitale in quella situazione: l'abito cremisi faceva rimpiangere a Niccol la libert di potersi spogliare durante il lavoro al terrapieno, ma scoprirsi il capo nell'illusione di trovar frescura avrebbe chiamato la vendetta del Sole, come lui stesso aveva potuto vedere nella giornata di reclutamento.
Stringere una picca per la prima volta lo aveva fatto sentire accolto per davvero nella Compagnia, anche se avrebbe dovuto mordere parecchia polvere prima di essere in grado di non sfigurare accanto ai veterani. Cavadenti, in qualit di serragente della squadra, gli aveva affibbiato Semola come addestratore: il biondo era entrato a ruolo alla stessa et che aveva Niccol, quasi dieci anni prima, era il pi giovane della squadra e pareva trovare le parole giuste per spiegargli l'indispensabile senza batterlo ogni due passi. Gli altri veterani stronfiavano insofferenti, del resto non avevano avuto reclute da anni e nessuno di loro era pi avvezzo a far da balia a un novellino, tanto meno pazientare nelle esercitazioni per dargli il tempo di prenderci la mano.
L'entusiasmo di Niccol trov il primo scoglio avvilente proprio mentre toccava l'asta della picca per la prima volta: Semola lo tenne estenuanti minuti a spiegargli, con esasperata pazienza, tutte le cautele per afferrare, sollevare, reggere e mettersi in spalla quell'enorme strumento senza causare un disastro tutto attorno. In effetti, sei metri d'asta di buon frassino coronata da una robusta punta d'acciaio rischiavano di cavare denti e occhi, abbattere pennoni e imbrogliar tiranti prima ancora di uscire dagli attendamenti, se non maneggiata con un minimo di cura.
Il peso dell'affare, poi, si faceva interessante passando dall'immaginazione alla pratica. Vedere di lontano quelle formazioni ordinate muoversi all'unisono e far volteggiare le aste come le penne di un istrice forniva tutta un'illusione di leggerezza che all'avere la picca in mano scompariva.
L'arma era enorme; nonostante non avesse altro ferro
che una punta dritta e un calzo pesava pi di sedici libbre per via del legno compatto, stagionato finch non fosse pi fermo del sasso. Finch stava ferma in spalla, sorretta dal corpo e da entrambe le mani, si trattava di un carico banale; gi camminare portandola in quel modo esigeva di gestirne il bilanciamento. Niccol, nonostante fosse un ragazzone alto e robusto, si trov pi volte a malpartito, rischiando di rovinare a terra incespicando sotto il peso sbilanciato di quell'affare, prima di acquisire la misura per trovare il passo cauto necessario a conviverci.
Siete pronti, voi due laggi? la voce del serragente li chiam a raggiungere la formazione, Terza fila, secondo e terzo ordine. Cavadenti ordin la loro posizione che era gi lasciata libera dagli altri soldati, immobili in attesa.
Iniziarono a muoversi al tempo del tamburo, il serragente che scandiva gli ordini con il fischietto di legno. Erano giorni che Niccol studiava i comandi e le posizioni osservando da un canto gli altri esercitarsi. Cavadenti gli aveva dedicato un poca di attenzione per sincerarsi che avesse compreso l'essenziale e mostrargli alcuni dettagli invisibili all'occhio non addestrato, ma in quel frangente il ragazzo doveva cavarsela per conto proprio, senza nessuno che si prendesse la briga di fermare il tamburo per potergli spiegare nulla.
Cos si trov a marciare all'unisono con gli altri, voltarsi, calare e tornare la lunga picca, voltarsi e calare ancora, e tutto sempre stando accorto di non causare scompiglio nella formazione, mantenendo la propria distanza dagli altri in tutte le direzioni.
Sudato fradicio sotto il sole di settembre, Niccol iniziava a sentire le braccia tremare per lo sforzo continuo di reggere e spostare l'asta, tenendo la punta ferma quando calava contro un nemico immaginario e gagliarda quando la drizzava al cielo. Benediceva tra s quei momenti in cui la formazione era voltata al punto che lui si trovava tra gli ultimi ordini, che stavano sempre con le picche drizzate mentre i primi ingaggiavano battaglia, di modo da poter riposare le braccia e i pugni.
Nonostante non potesse ricevere la voce dagli altri, tutti silenziosi nella concentrazione di ricevere ed eseguire al tempo i comandi, aveva scoperto il trucco di tener d'occhio l'uomo alla propria destra, chiunque egli fosse nonostante i cambi di fronte, in modo da imitarne i movimenti e sbagliare quel poco che gli toccava per l'inesperienza.
Quando l'orologio ad acqua pos il sacco delle cinque del pomeriggio, il serragente ordin lo squarciabattaglia, segnando la fine dell'esercitazione. Gli uomini si diressero, ancora abbastanza silenziosi, in fila a riporre le armi prima di rilassarsi. Mentre tutti facevan gran mostra di sgranchirsi le spalle solo un poco irrigidite, Niccol si lasci cadere supino, a braccia aperte sull'erba tra due tende, ansimando pesantemente, ogni muscolo del corpo che protestava.
Risate eruppero dalla squadra.
Visto che ce l'ha fatta? Pagare! fece la voce roca di Grigio.
Maledetto te! Hai di sicuro pagato Cavadenti per esser tenero, oggi.
Potevate pagarlo anche voi! No? scherz Grigio mentre riscuoteva le sue vincite.
Non s' fatto quasi nulla, n un ripiegamento, n una mutazione.
E pure senza corazze e rotelle! Che  questa? Un'esercitazione?
Semola si accoccol vicino a Niccol, in modo da entrare nel suo campo visivo: Vivo? Meglio cos. Tra un po' si va a mensa e poi potrai dormirtela, stai tranquillo.
Mmmh... prov ad articolare Niccol, ...con-trapp'lo.
Cosa? Oh, s! Il contrappello. Hai un'ora di tempo per rimetterti in piedi e lucidare gli stivali; stai tranquillo. Ora respira e basta.
Stettero un po' l, senza far altro che riprendere fiato e bere acqua nella quale era stato stemperato dell'agresto fresco per farla pi grata e dissetante.
Davvero ci siamo andati piano, oggi? chiese Niccol quando ebbe di nuovo la capacit di parlare.
Non ti mentir: s. Ci siamo andati un po' piano. vedendo che il ragazzo sbiancava, si affrett ad aggiungere: Ma non ti preoccupare, dai! Le prime volte Marte ti mette alla prova, lo fa con tutti. Poi sentirai la sua forza sorreggere la picca assieme a te, entrarti nella schiena e nelle gambe.
Davvero? Niccol sperava con tutto se stesso di avvertire la presenza del Dio come gli altri.
Certo. Te abbi fiducia e devozione, compi ogni gesto consacrandolo a Lui e prima che tu pensi adesso sentirai la Sua benedizione.
Lo spero per davvero.  quello che ho voluto per tutta la mia vita.
Bravo, bravo. Semola avrebbe voluto arruffare i capelli sudati della recluta come Cavadenti faceva con lui dieci anni prima, ma non era tipo da prendersi quelle confidenze. Quando le tue spalle potranno reggerla, ti daremo una corazzetta per esercitarti al peso; poi lavoreremo anche con la rotella assieme alla picca, come dei veri soldati di Marte.
Gli occhi di Niccol erano lucidi di gloria: lancia e scudo erano i simboli del Dio della Guerra, i picchieri onoravano la sua Arte in ogni loro gesto. Essere del loro numero era un'iniziazione trionfale nella sua immaginazione, era come far parte dei compagni di Alessandro, delle schiere di Leonida, dei diecimila di Senofonte.
Come posso...
Cosa?
Come posso sacrificare a Marte? Cosa gli posso offrire?
Non avere fretta, non essere sacrilego.
Niccol si imbronci, ma tacque.
Pratica la pazienza e attendi di sentire il suo favore su di te. Solo allora il sacerdote ti istruir a comporre il tuo primo sacrificio.
Pazienza, va bene. annu la recluta, deluso ma determinato.
Ora alzati e datti una sistemata, altrimenti verrai punito al contrappello.
Ci sar il capitano, al contrappello? domand speranzoso il ragazzo.
Semola si blocc un attimo, lanci un'occhiata agli altri che avevano sentito la domanda e si erano parimenti interrotti in quello che stavano facendo. Non credo, ragazzo, non credo. Il capitano si mostrer quando sar il tempo di farlo.
Ma...
Pazienza. gli ricord Semola, La stessa pazienza. E devozione. Ricordatene.
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14 Settembre 1529. Sera, casa di Piero Altoviti.
Di chi abiura la fede per il mondo e di una conversazione sulla natura del divino.
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Il tramonto dorava il salotto ottomano fondendo in un sogno di perfezione i riflessi del rame e delle sete. Bertino si lasci cadere su un grande cuscino, urtando Piero che fu costretto ad aggrapparsi al soldato con un gridolino per non perdere l'equilibrio e cappottare sul tappeto.
Bruto! Sei sempre cos rude quando vuoi qualcosa?
Chi ti dice che voglio qualcosa? la voce di Bertino era esausta; invece che avviare a scherzare come suo solito, sciolse l'abbraccio e si adagi all'indietro, senza sottrarsi alla vicinanza dell'amico ma anche senza incoraggiarlo.
Piero lo guard un poco: il suo ospite aveva superato con la sua tempra vigorosa la febbre e il delirio con cui si era presentato alla porta; in due giorni aveva rimesso colore sulle guance e si era ben impadronito del guardaroba, aggirandosi per casa con le tuniche preziose e comode.
Sei cambiato, soldato. Non ti riconosco pi come prima.
Dici? Non mi sento mutato, affatto.
Che fesseria! Due settimane or sono hai bussato alla mia porta assieme a quell'omino che pare un airone...
Formica. Non celiare su di lui:  il segretario del capitano e possiede qualit impareggiabili, che non puoi nemmeno paventare!
...come dici te. Bussasti alla porta che eri lo stesso manigoldo che part anni addietro senza nemmeno salutare.
Ero preso da altro. la voce di Bertino era calata al tono del ricordo.
Scuse accettate. fece Piero pi brillante risvegliando l'altro prima che sprofondasse nei propri pensieri, Ma l'altra sera sei arrivato delirante, con un giovane monaco strappato al cenobio come amante: parevi uscito da una novella di quelle che si raccontano per eccitare gli animi e i lombi. Per non parlare dei segni!
Il favore di Arno. Te l'ho raccontato.
S. Ed  un grande portento. Ma hai riflettuto un poco su quello che ti  successo? O subisci la vita come una bestia: senza renderti conto delle conseguenze di ogni gesto?
Non so cosa tu voglia dire.
Piero si alz per versare del liquido caldo da una cuccuma in un paio di tazze di rame scelte da un vassoio. Tieni. Stai attento che brucia ancora.
Cos'? chiese diffidente Bertino che a bere senza
chiedere gi ci era rimasto male pi di una volta.
Erbe dell'oriente, menta, zenzero e altra roba. Scalda e sveglia i sensi.
La tisana corroborava il ventre e bruciava la bocca con il suo aroma persistente.
Stettero un poco in silenzio, lasciando che il tramonto morisse, restando nella luce delle lanterne moresche sospese nell'elaborato decoro aereo del piccolo locale.
Te credi ch'io sia dedito solo al piacere, forse; ma quest'uomo ti tiene in tenera amicizia da sempre e si cruccia per i tuoi malanni. Avendo guadagnato l'attenzione dell'altro, Piero continu: Dove hai messo il tuo monachello?
Bertino sorrise: L'ho sfiancato, alfine, e lasciato che dormiva esausto in camera. Ha una vitalit che non credevo potesse nascondere quando l'ho tratto controvoglia fuori dal convento.
Controvoglia? Non te lo sei scelto per gli occhioni da cerbiatto e il carattere remissivo?
Affatto!  stato pi un salvataggio, una cosa tipo "o lo porti fuori o l'ammazzano".
Un gesto di compassione, dunque.
Non pensavo per niente a tirarmelo nella branda. Quello  venuto dopo: oramai che era mio prigione, ne ho iniziato a trarre vantaggio.
E a lui non pare essere disgarbato.
Sorrisero entrambi condividendo la complicit di quella vicenda.
Pare quasi che non attendesse altro. Dice che anche nel cenobio fanno sesso, tra di loro o con donne che fanno
entrare di nascosto.
Ma la loro regola lo proibisce espressamente, per cui se ne debbono sentire macchiati, colpevoli di aver trasgredito al volere del loro dio.
Che cosa scema! Il loro dio di che si vuole occupare? Che senso ha proibire loro il piacere?
Piero fece un gesto con la mano come a scacciare l'argomento: Non ci perdiamo in queste fesserie! Non mi porterai a sparlare ancora di quello che succede oltre le mura dei conventi cristiani.
Credevo che fosse l'argomento della sera.
Per nulla. Rispondi a tono e non divagare: sei tu che hai irretito il monachello o  lui che ti ha sedotto?
Che dici? Era tanto timoroso anche della sua stessa ombra quando l'ho tratto, bagnato e tremante, da l dentro che non avrebbe potuto sedurre nemmeno una scrofa in calore.
Sicuro? Ch ci si illude, a volte... anzi, spesso, di essere cacciatori in queste vicende, quando invece si corre dietro all'esca di Amore che ci tende trappole per ingabbiarci con i suoi lacci.
Che vuoi dire?
Solo che ti vedo molto preso. Lo vizi, accondiscendi al suo umore, non lo tieni alla catena come ti ho visto fare con altri.
Le catene...
Non sto parlando di quei tuoi attrezzi! Non cercare di tergiversare. Hai solo quest'occasione per trovarmi cos disposto a darti ascolto: sfruttala a modo.
Bertino riflett un poco, bevve ancora dalla sua tazza,
poi guard l'altro negli occhi: Hai ragione e ti ringrazio.  raro invero avere un amico con cui parlare a s stessi. Adelmo... mi  caro.  divenuto in pochi giorni una presenza importante.
Dimmi di lui. lo incoraggi Piero.
Ha una forza dentro che da fuori non traspare. Sa sorridere e disquisire.  dotto nelle cose della sua religione, ma conosce anche Platone e Aristotele, Fidia ed Esopo. Conversate, dunque. Non  solo carne quello che vi lega.
Quando siamo abbastanza stanchi da poterlo fare, almeno. sorrise Bertino, Gli  stato negato tanto dalla vita: non ha avuto scelta per entrare in convento, altri hanno deciso per lui.
Una cosa purtroppo comune.
Mi pare quasi di averlo liberato da una prigione fatta di obblighi e ignoranza. Obblighi subiti per ignoranza di una possibilit diversa. Pensa che non parla pi del suo dio da giorni; non prega pi n ha mai cercato di avere uno dei loro amuleti. Credo che la sua fede si sia dissolta nel piacere, come neve nel fiume. Segno davvero che non era tanto salda, che quel suo dio  fumo e chiacchiere.
E ora ti senti responsabile per lui.
Pu essere, si.
Non  che lui  solo ci che sazia la tua fame? Che azzanni inventandoti inganni per te stesso, per ignorare la mancanza di Dante?
Bertino riflett un altro poco su questo, parl senza permettersi di scegliere le parole: Pu essere, non so. Non ti Posso dire che non pensi mai a Dante, n che non cerchi
l'abitudine che avevo con lui con Adelmo. Ma ti dico dicendolo a me stesso, che non credo che questo sia sbagliato. Magari debole, umanamente debole; forse necessario, certamente normale in questo frangente.
Abbine la consapevolezza, almeno, per non fare torto a lui, n a te.
Lui non  Dante. Questo lo so bene.
Ottimo. Allora veniamo all'altro cruccio: ho pensato bene al tuo racconto del favore di Arno e alla tua febbre. Credo ci sia una relazione tra le due cose.
Cosa? Credi che sia stato Arno a mandarmi il malanno? Ma siamo alleati.
Adelmo mi ha detto che hai vacillato a met del Rubaconte, mentre le acque si sconvolgevano improvvisamente. In molti hanno visto il portento, la voce ha girato per il quartiere.
Bertino pens un poco: La pelle mi bruciava come ortica.
Il segno del Dio.  il tramite per il quale siete legati e che lui pu usare per ammonirti.
Ora che la metti cos, ha un senso. Bertino abbass lo sguardo sulle sue braccia nude, percorse come il resto del suo corpo da una rete di segni rossastri, Ma perch dovrebbe ammonirmi? Perch dovrebbe privarmi del sonno mandando il Drago a cercarmi?
Pure? Questo non me lo avevi detto.
No. Ne ho parlato solo con Adelmo. Le mie notti sono inquiete e devo chiedere l'aiuto di Bacco e Amore per assopirmi nell'oblio e non scivolare in quell'incubo dove sono cacciato.
Mi pare un altro segno portentoso. Non puoi ignorarlo. Che puoi aver fatto mai, per tradire l'alleanza con il grande Arno? Pensaci attentamente. Ci deve pur essere qualcosa. Bertino riflett ancora a lungo. Torn a bere la tisana, desiderando di avere il veleno di Bacco al suo posto.
Forse...
Cosa?
Non sono sicuro. Ma non voglio crucciarti di una questione simile.
Sono qui per questo.
No, amico mio. Bertino allung una mano per carezzare il volto imberbe di Piero e gli si accost per dargli un casto bacio, Hai fatto tanto, tantissimo e molto farai ancora. Questioni con gli Di  bene affrontarle con chi di dovere. Mi occorre il parere di Anceste.
La sacerdotessa? negli occhi di Piero si accese una fiamma di ammirazione e timore assieme.
S.  stata lei a iniziarmi in quest'alleanza e sapr bene lei come risolverla.
Allora domattina, anzi, stanotte stessa andremo ai Balnea.
Non posso rischiare le strade di notte. Altrimenti non ti avrei chiesto di tenere il segreto della mia presenza. Se anche solo un passante mi riconoscesse, riconoscesse Adelmo, tutto sarebbe vano.
Piero si fece allarmato, realizzando cosa implicassero quelle parole: Mi stai chiedendo di far venire qui Anceste? Nella mia casa?
S.  l'unico modo per poterne avere consiglio.
Non potresti scriverle?
Non  la stessa cosa. La sua benedizione potrebbe sciogliere questo male in un tocco, le sue parole scritte non avrebbero la stessa forza.
Senti. Intanto le mandiamo una lettera e le chiediamo cosa ne pensa.
No. Non possiamo mettere questa faccenda per scritto, con il rischio che qualcuno fermi il latore e se ne impadronisca.
Siamo a questo punto?  cos tanto il tuo timore di essere spiato fuori dall'uscio di casa mia?
Non mi fraintendere. Casa tua  un porto sicuro, ma non posso permettermi alcuna imprudenza, per il bene tuo e di Adelmo.
E il tuo bene?
Io so difendere la mia vita con la spada, n mi preme perderla combattendo.  per voi che devo essere cauto. Piero si sentiva commosso da quell'attenzione. Sta bene. Scriver di mio pugno alla sacerdotessa chiedendole un consulto. Sapr alludere senza svelare e confido che lei capir. Vedremo cosa ci risponder e decideremo allora.
Grazie, amico mio.
Non lo dire nemmeno. Adesso torna dal tuo fraticello e cerca un poco di sonno. Far quanto nelle mie forze per tenere il Drago Lamone lontano dalla casa: anche io conosco qualche trucco, che ti credevi?
...
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...
14 Settembre 1529. Sera, osteria del Pennello.
Di come la cortese discrezione porti ad accender le micce.
...
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...
Braccio aveva dovuto tribolare non poco per convincere la sua fulva Artemisia a lasciarlo uscire qualche ora, quella sera; ancora di pi aveva dovuto penare, tirando la corda al limite della lite, per vestire il suo abito cremisi e cingere spada e pugnale sotto la cappa. Era stata una giornata di tenere coccole e focosi incontri nel grande soggiorno che era anche lo studio della pittrice, ma alla fine l'opera di persuasione era stata compiuta: Artemisia giaceva esausta tra le braccia di Morfeo, mentre il suo uomo si lavava al bacile per togliersi di dosso l'odore della passione e poter vestire i panni del bravo.
Salvestro tent una debole resistenza, cerc di comunicare la propria preoccupazione, ma non aveva le risorse
per trattenere le membra di Braccio nel dischiudere i catenacci del portone di casa e, letteralmente, evadere per la strada.
I passi portarono l'alfiere dapprima per l'usato percorso fino alle scuderie, dove si attard a prendersi cura del proprio corsiero, facendolo persino sgambare nel grande cortile finch ci fu luce abbastanza da non inciampare; Vanir sgroppava e saltava gustandosi la libert dello spazio che cos tanto gli mancava nel lussuoso stallo. Braccio non pot fare a meno di provare il morso doloroso della tentazione, vedendo quei quarti poderosi anelare di correre per valli e crinali, rammentargli le cariche e le lunghe cavalcate assieme alle Bande Nere: la tentazione di mettere sella e finimenti, montare in groppa e andare via, lontano, senza voltarsi addietro.
Tuttavia, troppe pastoie lo tenevano in quelle vie: per primo l'amore per Artemisia, che sarebbe morta di dolore se lui non fosse rincasato prima che lei si destasse, poi l'amicizia di Dante, anch'esso un poco fuori dal suo mondo in citt, che gli chiedeva una spalla per le sue cortesi erranze;, inoltre da qualche parte c'erano i suoi parenti, i suoi propri consanguinei cui tornare, adesso che aveva rimesso la propria vita tra le mura cittadine.
Cos, infine, si risolse di rimettere il corsiero nel proprio stallo e a riprendere la via per il Pennello. Le strade di Firenze erano animate, nonostante fosse gi passata l'ora del desinare e toccasse portarsi un lume; l'aria ancora dolce sapeva di vendemmia, dietro le quinte austere delle case, i giardini mandavano i loro effluvi dove il biancospino e l'edera fiorivano in quell'illusione di primavera che era settembre.
Trotterellando, Braccio scorse le vie del quartiere, dove la gente ormai lo conosceva e lo salutava con un sorriso, entr nella grande piazza dietro il sacrario di Marte, dove in un'altra vita era stato armato cavaliere ardendo lo scudo e la lancia rituali. Ancora un'eco di quella vita gli fece incespicare i piedi e la ragione: l'uomo che era stato doveva dare forza alla persona che voleva essere, non essere uno spettro lamentoso che tormentasse i suoi pensieri.
Le calli antiche si chiusero attorno a lui, distogliendolo da quei pensieri; continu a camminare con la postura arrogante del bravaccio, constatando come le persone, in quelle strade lontane da casa, si tenessero ben distanti dai suoi passi. Infine giunse alla torre della Castagna, dirimpetto alla quale si aprivano invitanti gli sporti del Pennello.
Capitano Bandini, bentrovato. apostrof Braccio appena entrato nell'osteria.
O te? Braccio! Non credevo di vederti ormai pi a queste mense. Vieni, vieni qua e bevi con noi. Il Bandini gli fece subito cenno di sedere al suo tavolo, dove gi la testa di messer Niccol esplorava le irregolarit del legno vecchio.
Non dovreste essere sorpreso di vedermi. Non vi ha detto nulla Dante?
Dante? Dante chi? fece l'altro sinceramente stupito.
Dante da Castiglione, l'amico di Bertino. Ci siamo visti qua assieme non molto tempo fa.
Ci siamo visti qua assieme, s. Me lo rammento bene, amico mio. Ma mica con il Castiglione.
No, no. Con Bertino. Quella notte mi faceste prendere uno spavento! Ma pensavo che aveste affari anche con Dante, del resto sono amici, lui e Bertino.
A parte che non vedo Bertino gi da tempo, n si fa trovare o risponde se mando per lui; non sai che ha rotto con il giovane Castiglione? Che non se lo pestano pi nel culo?
Braccio sorrise rigido alla volgarit dell'altro: Non mi sono posto il pensiero. Parlando con Dante e conoscendo la sua erranza, ho pensato senza rifletterci che avessero fatto pace e che fossero ambedue vostri compagni in quest'opera di cornificazione. concluse accennando alla testa canuta del becco, il quale non aveva mai smesso di russare sommessamente.
Giovanni Bandini scoppi in una risata fragorosa, invitando a gesti Braccio a brindare con lui: Alla scemenza delle genti! Qualunque risultato essa porti. E io che mi credevo tu fossi venuto a prenderti la testa di Mariotto. accenn all'oste che se ne stava al suo tavolo misurando il livello del vino nei caratelli aperti. Lo chiam: Messer Mariotto! Conosci questo gentiluomo?
Certo capitano, rispose senza muoversi dal suo posto:  l'alfiere delle Bande Nere con cui gi siete venuto a onorare la mia osteria. Buonasera messere, benvenuto.
Impedendo a Braccio di rispondere, il Bandini riprese subito, vociando sopra il chiacchiericcio degli altri avventori: Ma sai, amico mio, di quali dolci affari si intende da qualche tempo il nostro messer alfiere?
Credo che stiate morendo dalla voglia di dirmelo e che tal favellare possa esser burla ai vostri occhi. Illuminatemi,
dunque, prima che Bacco vi confonda l'ordine dei verbi.
Grasso insolente! scherz il Bandini levando il calice, Orbene: il nostro Braccio, qui presente, si  accompagnato ormai da tempo con una fanciulla bellissima e talentuosa, che te dovresti aver la ventura di conoscere.
Ne conosco parecchie di fanciulle graziose, alcune belle, ma poche davvero splendenti; riguardo a grazia e talento non vi saprei dire, ch son cose da conoscere nell'intimit. Non celiate, suvvia!
Vedi qual fierezza di portamento? Quale forza di membra possiede il nostro amico qui? Ti garantisco che queste mani sanno svaginare una lama e porla alla gola di chicchessia in un lampo. Ebbene, queste membra e queste mani si sono prese carico di difendere la vita e l'onore della madonna talentuosa nell'Arte della luce, che un tempo era tua protetta e che mi hai cos accoratamente dimandato come fare a riavere alle tue dipendenze.
Mariotto era sbiancato, il volto fatto rigido, gli occhi che non potevano distogliersi dal viso di Braccio. Quest'ultimo aveva seguito le battute del Bandini e aveva, buona spalla comica, messo su un ghigno crudele.
Messere, io non so che dire. L'oste restava paralizzato, le mani ferme nel gesto che stava compiendo quasi non osasse compiere un gesto che potesse allarmare la belva vestita da uomo che aveva dinnanzi, Se avessi saputo chi foste, non mi sarei dato pena di eccepire, n di turbare il nobile capitano Bandini per avere suo ausilio in questo.
Braccio si prese ancora qualche secondo, godendo dei farfugliamenti dell'oste, poi lo interruppe: Non ho capito una parola di quello che ti stai cavando di bocca, oste, ma
il senso dei tuoi pensieri sta rimbombando fastidioso come un'arnia per tutta l'osteria. Stai al tuo posto e non rimetter bocca attorno al mio nome o a quello della mia donna. Solo per incidente ho dato convegno qui agli amici e solo da banda mi  passata per la mente l'idea di darti una strigliata come ti meriti. Servici bene, ch quando andremo via ti sapr dire se ne avr ancora voglia.
Completamente intimidito, Mariotto si profuse ancora in parole di scusa mentre preparava un grande piatto di salsicce fumanti da offrir loro.
Quando il Bandini riusc a smettere di ridere crudelmente, si riscosse all'attenzione di quanto Braccio gli aveva detto prima: Hai dato convegno a Dante, qui, stasera? E credevi che fosse in lega con me per starnare la Marietta?
Certamente.  stato lui stesso a dirmi che stava aiutandovi a corteggiarla, tanto che giorni fa lo aiutai con quello che potevo nella sua erranza.
Ti ha detto che sta in lega con me? Davvero? Braccio riflett un poco: del resto se il Bandini negava di avere Dante tra i suoi amici, forse il giovane Castiglione gli aveva raccontato una balla; ma non era nella sua natura cortese farsi burla degli amici con simili bugie, n ce ne sarebbe stato motivo. Inoltre l'affanno di sorvegliare come una spia per giorni la casa della Marietta non poteva esser frutto di un abbaglio. Pensandoci bene, capitano, azzard prudentemente Braccio mentre qualche tessera di quel mosaico andava a posto, mi disse di aiutare un suo nobile amico nell'impresa amorosa, non che foste voi.
Questo mi pare gi molto diverso, amico mio. Ma credo che glielo potremmo chiedere di persona! rispose il Bandini facendo un cenno verso l'entrata dell'osteria.
Braccio si volt seguendo la mano: Dante stava entrando assieme a un gentiluomo che l'alfiere riconobbe essere Lodovico de' Martelli, anche lui veterano delle Bande Nere; si alz rapido e and loro incontro per accoglierli, ma mentre copriva i pochi passi che li separavano, altre tessere di quel mosaico mentale andarono a posto, sospinte soprattutto dagli sguardi, dalle espressioni e dalle spade che i due stavano sguainando.
L'osteria divenne in un batter di ciglia un bailamme di gente che si lanciava fuori dal cammino dei gentiluomini e, per buona misura, fuori dall'osteria tutta; i pi non si davano nemmeno la cura di raggiungere una porta, ma scavalcavano le soglie delle basse finestre tuffandosi sul selciato della via pur di non rischiare di interferire con quattro spade sguainate.
Noncuranti del caos che avevano causato, tutti e quattro si trovarono ad affrontarsi spade in mano, nello spazio ingombro di tavoli e sgabelli. Anche Braccio si trov le proprie lame sguainate: l'istinto e l'antica abitudine non gli avevano permesso di restare disarmato in un potenziale pericolo.
Giovanni Bandini si era rizzato di botto, le armi in pugno ma Bacco che gli si aggrappava alle braccia come un'amante ebbro e insaziabile; lasci che il tavolo dell'osteria, corredato dal peso di messer Niccol, gli facesse da vallo sebbene lo costringesse nell'angolo e attacc a parlare per guadagnare fiato e lucidit: Che  mai questo? Messeri, mi aggredite come un bifolco? Non sapete, forse,
chi sono io? Da che schiatta discendo? Di che genti sono capitano?
Per giorni Lodovico Martelli aveva tenuto sopite quelle braci nel camino del suo animo, la porta chiusa al gelo del mondo; d'improvviso quell'uscio si era spalancato chiamando il vento freddo a soffiare riaccendendo d'un colpo la fiamma del suo sentimento di fronte all'odioso avversario. Non trovando con gli occhi una via rapida per incrociar le lame, che la sala era sparsa di ostacoli e Braccio si frapponeva tra loro, fu costretto ad ascoltare quelle parole arroganti e non trattenne la propria favella: Un bifolco, vi chiamo! Bestia che non siete altro! So bene chi siete, di quali genti infami vi portate amico e di quanti sgherri conti la vostra banda di tagliagole. Siete voi che insidiate la virt della donna mia, inzozzandone la reputazione con i vostri negozi, traviandone lo spirito nobile con i vostri appetiti. guard in viso Braccio, non capendo pi che ruolo avesse in quella storia: Dante lo aveva menato l dicendogli che l'alfiere li avrebbe aiutati a trovare il Bandini, cosa che si era prontamente realizzata; tuttavia, in quel mentre Braccio non si stava portando da alleato, ma pareva ostacolare la resa dei conti, se non schierarsi dalla parte dell'usurpatore.
La voce del Bandini rimbomb soffocando quei pensieri: Ma di che diamine state parlando, messer Vico? Siamo uomini d'arme e di guerra, fratelli in Marte! Quale farneticante zefiro vi ha sussurrato queste parole sconce che non si addicono alla vostra proverbiale cortesia? State forse insinuando ch'io venga in casa vostra a fare i comodi miei?
Non fingete di non capire. Sapete bene quale casa frequentate nella notte, insinuando la vostra libido nella virt di una dama angelica!
Giovanni Bandini rimase un attimo a fissare l'altro. Ormai la concitazione iniziale era diventata uno stallo a causa dell'impossibilit di giungersi senza scavalcare tavoli e sgabelli rovesciati. Non  della vostra donna che mi curo, state pur certo, sollev la testa di messer Niccol afferrandola per i capelli con la mano del pugnale: ma della sposa di questo galantuomo. Conoscete messer Niccol de' Benintendi? Ora non  molto presentabile, ma domani sar un fiore. lasci ricadere il capo sul tavolo con un tonfo sordo, Magari di cardo.
Lodovico fece un tentativo di guadagnare terreno, mandando ribaltata una tavola e complicando ancora di pi la situazione. Non negate, dunque, di insidiare la virt della Marietta!?
Mi trovo sorpreso da questa rivelazione.  quindi vostra mira cornificare il presente Niccol? Non ne avevo lume, n madonna Marietta mi aveva mai parlato di un altro cavaliere. sfoderando il suo sorriso ferino prosegu: Non vedo alcun problema, amico mio. Tra noi c' solo un fraintendimento dato dall'ignoranza.
Lodovico abbass un poco le lame Volete dire che non ne sapevate nulla? Che cesserete di insidiare madonna Marietta in virt della mia presenza?
Cessare? Che necessit ve ne  mai? Le carni della Marietta sono ampie e procaci abbastanza per entrambi, pure per il terzo incomodo disse accennando al becco, se avesse mai la gagliardezza di usarle. Se non gradite di ritrovarvi meco a condividere il pasto, cosa che a me non disturberebbe per nulla, sar bastante essere in accordo sulle ore in cui ne frequenteremo il letto. Tuttavia, sappiate che sarebbe cortese da parte vostra condividere, oltre che il piacere delle carni, anche l'onere di tenere occupato il qui presente becco. Onere che assolveva l'amichetto del vostro paggio, prima che sparisse senza lasciarsi dietro nemmeno l'ombra di un congedo.
Quelle parole accesero l'ardore sia di Vico che di Dante; entrambi, offesi, si scagliarono innanzi, le lame guizzanti ma i piedi incerti tra mobilio e pozze di vino. Braccio si scopr a fare da involontario bastione: sebbene l'ira degli assalitori non fosse destinata a lui, si trovava nel mezzo della lite, impossibilitato a spostarsi.
Buoni, buoni! Non fate cos! si trov a dire futilmente, mentre teneva la guardia spianata per chiamare spazio, Non mi pare il caso di fare a coltellate proprio qua dentro e adesso.
Con chi stai, Braccio? Con noi o con quella bestia? profer il Martelli indeciso se combattere anche l'alfiere o no, Se sei dei nostri, volta le lame verso quel buzzurro, se stai con lui, non farfugliare oltre e combatti da uomo.
No! Non combatter n voi n lui, stasera. Braccio era confuso, ma sapeva bene cosa non voleva da quella situazione, Non vi  ragione di spillare il nostro sangue per questa faccenda. Non qui e adesso. Ci sono modi consoni per farlo, degni di cavalieri pari nostro. Non che io abbia n desideri avere cagione alcuna per farlo, benintesi.
Ascoltate la voce dell'alfiere, messer Vico. fece il Bandini senza un'ombra di timore nella voce, Solo i bravacci si prendono a coltellate nella via, senza una degna ragione n la forma che un fatto s importante richiede. Intuisco che non vogliate spartire le carni della Marietta; comprendo e rispetto questo vostro sentimento, anche se sono di tutt'altro avviso. Sappiate che dovrete sopportare questa consapevolezza solo per poche altre notti, ch a breve andr nella mia residenza del Bagno di Ripoli ad ospitare l'amico mio cortese, il Principe d'Orange, per mettermi al suo fianco nella battaglia per la libert di Firenze. Vedendo l'altro bollire di rabbia impotente, rincar: Ch suppongo la vostra galanteria vi costringer a mettervi al fianco di queste milizie male in arnese che la Signoria sta illudendo d'esser soldati: poveri straccioni che non valgono l'usura del cencio per cavare il sangue loro dalle nostre armi.
Cane infame! Traditore! messer Vico inveiva pazzo di sdegno, Oltre che fedifrago siete pure traditore della vostra stessa citt! Come osate parlare s poveramente del coraggio di Firenze? N portate vergogna per le vostre colpe. Avr il vostro sangue sulla mia lama. Quando volete, messer Vico, potrete tentare. Ma non qui e non stasera. Sono certo che alcuni di questi galantuomini che ci scrutano dalla strada fece un gesto vago ai visi che si affacciavano dalle finestre in attesa dello spettacolo, abbiano gi mandato voce per i birri e che quindi a breve verranno a questionarci.
Ha ragione, Lodovico. intervenne Braccio che si sentiva sempre nel mezzo, Stanno di certo arrivando i birri e non saranno clementi se spilleremo il nostro sangue.
Dante intervenne per la prima volta, prendendo cautamente il braccio dell'amico: Messer Vico, amico mio,  la furia che anima le nostre mani adesso. Rammentati cosa si era convenuto di fare. Stasera abbiamo udito parole gravi, che devono essere ritrattate pubblicamente o lavate con il sangue.
Lodovico comprese ci che l'altro intendeva: stavano cercando una buona ragione per screditare il Bandini e costringerlo ad un duello una volta che avesse perso il consenso dei suoi sostenitori; con quelle dichiarazioni di campo, nessuno pi a Firenze sarebbe stato dalla sua parte, anzi, tutti avrebbero parteggiato per chi avesse avuto il fegato di sfidarlo lealmente a combattere.
Sta bene, capitano Bandini. disse abbassando le lame, Non stasera e non certo qui. Ma avrete presto nostre notizie, n osate tornare nella via dell'Amore, ch la guarderemo con il nostro petto e il nostro acciaio.
Detto questo, arretr un paio di passi e si volt per uscire. Dante lo segu solo dopo aver scoccato un'occhiata strana a Braccio. L'alfiere rimase come folgorato da quella stoccata: sentiva di aver perduto per l'imperizia della propria mente un amico e un alleato.
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Fine Parte 1.